Gli investitori retail italiani sono diventati molto più esperti: hanno dato prova di saper cavalcare le onde della volatilità dei mercati, senza farsi prendere dal panico e adottando un comportamento molto più disciplinato rispetto al passato. Hanno imparato inoltre dagli investitori istituzionali a utilizzare l’Intelligenza Artificiale nella gestione dei loro portafogli, nei quali spicca la presenza dei settori tecnologico, con Oracle in vetta, e finanziario, con un grande interesse per il Monte dei Paschi. Lo dice in questa intervista Massimo Citoni, Country Head Italia di eToro, la rete di investimento con più di 40 milioni di utenti in 75 diversi Paesi nel mondo.
Quest’anno, in particolare dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca a gennaio, i mercati hanno visto molto spesso le montagne russe, con crolli e riprese da brivido. Come si sono comportati gli investitori italiani retail di fronte alla volatilità dei mercatI?
“Negli ultimi trimestri abbiamo visto un comportamento molto più disciplinato. Nonostante la volatilità, due terzi degli investitori italiani hanno mantenuto invariati i propri contributi, trimestre dopo trimestre. È un segnale chiaro di maturità: non reagiscono più di pancia ai movimenti di mercato, ma restano coerenti con la loro strategia di lungo periodo”.
Gli investitori istituzionali solitamente approfittano dei cali di mercato per entrarvi. Come si sono comportati i retailers italiani?
“Una parte degli investitori italiani, intorno al 28-29% del totale, non solo ha scelto di non fuggire di fronte al rischio, ma ha anche optato per approfittare dei cali per aumentare i loro investimenti, vedendo quindi le correzioni come opportunità”.
Una volta stabilito il proprio portafoglio, l’investitore retail resta alla finestra o interviene?
“Anche il ribilanciamento è cresciuto nel tempo: sempre più persone mettono mano al portafoglio per aggiustarlo, segno che la pianificazione è diventata parte del comportamento ordinario. L’investitore italiano oggi è più consapevole: affronta la stagione delle trimestrali con prudenza, ma anche con una buona dose di fiducia nei propri mezzi”.
Ha notato un cambiamento in questi mesi riguardo il ribilanciamento dei portafogli?
“In un’ottica di ribilanciamento dei portafogli, all’inizio dell’anno la priorità era difensiva: i titoli di Stato e le obbligazioni domestiche erano in cima alle preferenze, un riflesso naturale del contesto di tassi elevati.
Ma nel corso del 2025 è riemersa la voglia di crescita: le crypto sono tornate al primo posto nel terzo trimestre, mentre le azioni (soprattutto quelle estere) hanno guadagnato spazio. In pratica gli italiani stanno costruendo portafogli “a bilanciere”: una parte più prudente, per proteggersi, e una più dinamica, per cercare rendimento”.
Verso quali mercati si sono orientati gli investitori?
“Nel corso dell’anno, pur continuando a vedere le opportunità del mercato statunitense, gli investitori hanno riscoperto il mercato Europeo. Nel terzo trimestre, per la prima volta, gli investitori retail hanno indicato l’Europa come mercato con maggiore potenziale di rendimento. La perdita di preferenze degli Stati Uniti è stata graduale, sulla scia delle performance già significative dei listini e del crescere delle valutazioni. Al contrario, i titoli europei non avevano messo a segno gli stessi rendimenti e anche le valutazioni sono rimaste su livelli più bassi. Nel corso dell’anno è salita anche la fiducia sulla Cina, in recupero dopo il calo del sentiment che aveva visto protagonista la seconda economia globale”.
E per quanto riguarda i settori? Quali sono stati i preferiti dagli investiotri italiani?
“Il settore tecnologico rimane il grande protagonista. È rimasto in cima alle preferenze degli investitori italiani per tre trimestri consecutivi e circa il 18% di essi continua ad aumentare l’esposizione. Subito dietro troviamo il comparto finanziario, stabile intorno al 15%, e poi energia e healthcare, che stanno lentamente guadagnando terreno”.
Molto spesso gli investitori istituzionali utilizzano anche l’Intelligenza Artificiale nel gestire i loro portafogli. Hanno imparto a farlo anche gli investitori retail italiani? Trova che ci sia un comportamento diverso rispetto a quello visto in altri Paesi?
“Le nuove generazioni, in quanto nate nell’era del digitale, comprendono meglio la tecnologia e la usano con naturalezza anche nel mondo degli investimenti. Essi crescono in un contesto in cui si parla più apertamente di finanza personale, quindi il passaggio all’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale è quasi spontaneo. Un investitore su due, in Italia come nel resto del mondo, considera l’AI la nuova frontiera dell’investimento: non un sostituto umano, ma una compagna di viaggio, un alleato che semplifica le decisioni”.
Quali ritiene siano i motivi per cui gli investitori italiani utilizzano l’AI?
“Tra le motivazioni principali c’è la convenienza, in termini di costi ma soprattutto di tempo. Il 22% degli italiani dice che l’AI fa risparmiare tempo nella ricerca e il 23% la ritiene più conveniente di un fund manager. E poi c’è la fiducia: circa un investitore su quattro pensa che l’AI possa scegliere gli investimenti meglio di quanto possa fare un gestore tradizionale”.
Intelligenza Artificiale come strumento ma anche come investimento?
“L’AI si riflette sia nella gestione che nella composizione del portafoglio. Intelligenza e infrastrutture cloud sono al centro degli investimenti dei grandi gruppi industriali e, di conseguenza, al centro dell’attenzione degli investitori. I dati relativi alle posizioni aperte dagli utenti italiani della piattaforma eToro mostrano come l’affezione per le società coinvolte nello sviluppo dell’AI rimanga salda”.
Quali sono i titoli che più sono stati più acquistati e seguiti dagli investitori retail?
“In testa alla classifica dei “top risers”, ovvero dei titoli che hanno guadagnato maggiore popolarità trimestre su trimestre, spicca Oracle (+119%, +70% tra gli utenti a livello globale), mentre Nvidia e Amazon consolidano la leadership delle azioni più detenute all’interno dei portafogli (confermandosi rispettivamente al primo e secondo posto).Il prezzo delle azioni Oracle è schizzato alle stelle a inizio settembre dopo aver riportato dati impressionanti sulla domanda di servizi cloud, che hanno sorpreso Wall Street. Parte di questa crescita è stata trainata dal ruolo centrale dell’azienda nel progetto Stargate AI, un centro da miliardi di dollari realizzato con OpenAI e SoftBank, oltre che dalla sua presenza sui titoli dei giornali per la partecipazione di primo piano in TikTok US, nell’ambito della nuova struttura proprietaria della piattaforma social. Gli investitori riconoscono sempre più il valore di sostenere i cosiddetti ‘picconi e pale’ dell’IA – cioè l’infrastruttura e gli strumenti che alimentano il settore – invece di concentrarsi esclusivamente sulle applicazioni finali”.
Quali titoli italiani sno più pesenti nei portafogli italiani?
“Nella classifica dei ‘Top Risers’, nel terzo trimestre spicca il ritorno di Monte dei Paschi di Siena, con un +27% delle posizioni aperte dagli utenti italiani di eToro trimestre su trimestre. Monte dei Paschi è stata una delle protagoniste del risiko finanziario che ha coinvolto il tessuto bancario italiano. In settembre si è conclusa con successo l’Opas su Mediobanca, evento che gli investitori hanno evidentemente valutato come positivo per il futuro dell’istituto senese. In generale, vediamo come le banche del Bel Paese rimangano un punto di riferimento importante per i portafogli degli investitori italiani, che continuano a mostrare una particolare affezione per i titoli domestici”.