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Giacomelli: “Sì al polo unico delle torri tv a controllo pubblico ma il modello lo sceglie il mercato”

INTERVISTA al Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli: “Il Governo è favorevole alla nascita di un forte soggetto italiano” nel campo delle torri tv purchè il controllo sia pubblico – Il modello non sceglie la politica ma i soggetti in campo -“La liberazione della banda 700 Mhz porterà alla ridefinizione della gestione delle frequenze. “Sul G5 l’Italia si candida a fare da battistrada”

Giacomelli: “Sì al polo unico delle torri tv a controllo pubblico ma il modello lo sceglie il mercato”

Il mercato, gli analisti finanziari, sembrano avere già fatto la scommessa: il polo unico delle torri in Italia è prossimo ad essere realizzato. Ciononostante, tutto è fermo, almeno apparentemente. I tempi potrebbero essere maturi ed anche il Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, fermo restando il ruolo determinante del pubblico, appare convinto ed anzi osserva, con rammarico, che siamo in ritardo. Ma, concretamente, in che termini, con quale forma societaria, con quali obiettivi e competenze questo polo debba realizzarsi le ipotesi di lavoro sono ancora poco esplicitate. I diversi soggetti direttamente interessati – Rai Way, Ei Towers, Inwit in primo luogo – convergono sulla razionalità industriale di un tale progetto e poco più. Nel frattempo, all’orizzonte si profila un “terremoto” tecnologico di vasta portata nel perimetro delle telecomunicazioni: l’applicazione delle direttive comunitarie sulla riallocazione delle frequenze di trasmissione intorno ai 700 Mhz. Quali conseguenze si possono immaginare per il futuro del mercato multimediale e audiovisivo nel nostro Paese? Ecco le risposte del Sottosegretario Giacomelli a FIRSTonline

On Giacomelli, Lei ha dichiarato nei giorni scorsi di vedere positivamente il processo di aggregazione delle società che gestiscono le torri di trasmissione dei segnali radiotelevisivi, Rai Way e Ei Towers in primo luogo, ed altri operatori eventualmente interessati. A condizione che questa iniziativa possa avvenire con il paletto del forte controllo pubblico. Come ritiene che possano essere superati gli attuali limiti legislativi ?



«Non auspico alcun superamento del contesto legislativo. Confermo unicamente che il governo vede con favore la nascita di un forte soggetto italiano nel settore e confermo altresì la condizione posta nel 2015 dal Consiglio dei ministri di un ruolo determinante del pubblico».

A quale modello si dovrebbe ispirare questo nuovo soggetto e con quali tempi ritiene che il polo unico delle torri possa concretizzarsi?

«Quanto ai tempi penso che il polo unico avrebbe già dovuto essere una realtà e mi rammarico che sia ancora un auspicio. Per quanto riguarda invece il modello, ritengo che entriamo in un territorio in cui  non spetta alla politica entrare, un confine che la politica non deve superare. Spetta semmai ai soggetti protagonisti dell’operazione fare una valutazione dei rischi e delle opportunità offerte dal mercato per scegliere l’impianto industriale migliore al netto di quelle che sono le potenzialità da sfruttare».

Nei prossimi anni si dovrebbe dare avvio alle disposizioni comunitarie in merito alla riallocazione delle cosiddette “frequenze pregiate” intorno ai 700 Mhz. Lei ritiene che questo processo, in qualche modo si possa intersecare con quello della nascita di un polo unico delle torri in Italia?

«A mio avviso si tratta di due percorsi distinti. Anche se è vero che la liberazione della banda 700 Mhz porterà anche alla ridefinizione complessiva delle modalità di gestione delle frequenze perché di fatto si ridurranno gli spazi. In un simile scenario un soggetto forte a controllo pubblico, e questo può essere il concetto unificante tra i due percorsi, può ragionevolmente proporsi come un interlocutore unico e privilegiato per favorire un uso più razione ed efficiente dello spettro».

A questo proposito, in conseguenza di possibili nuove modalità di distribuzione e fruizione dei contenuti audiovisivi, in che termini si può immaginare un diverso scenario per il broadcast DTT?

«Non abbiamo, come governo, mai espresso un’idea dirigista né in questo né in altri settori. Penso che il compito delle istituzioni sia quello di tracciare una strada che consenta di realizzare le precondizioni per cui poi i diversi soggetti possano liberamente esercitare i loro piani di sviluppo e la loro creatività».

Il prossimo futuro vede un forte sviluppo delle innovazioni tecnologiche in tutto il perimetro delle Tlc: banda larga e ultra larga, il 5G e quindi forte accelerazione verso Internet delle cose, domotica e robotica etc. In che misura ritiene che il nostro Paese sia attrezzato a fronteggiare queste sfide?

«Abbiamo recuperato molto del ritardo accumulato negli ultimi anni e gran parte della penalizzazione che il paese ha subito dalla privatizzazione dell’incumbent e della rete stessa. Il piano nazionale sulla banda larga è sicuramente una scelta che mette l’Italia nelle condizioni migliori di altri paesi per affrontare le sfide dell’innovazione. Ora occorre dimostrare la stessa visione strategica e la stessa determinazione nella realizzazione di una politica che consenta all’Italia un simile protagonismo nella costruzione di servizi. Nelle prossime settimane dimostreremo come sul 5G l’Italia si candida a fare da battistrada nello scenario internazionale con scelte concrete e non con discorsi».

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