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Fujifilm: il cielo entra nella stanza d’ospedale con il progetto Breath

Il colosso internazionale insieme all’architetto Filippo Tainelli faranno vivere a pazienti e professionisti esperienze che coinvolgono tutti i sensi. Per ridare umanità al genere umano

Fujifilm: il cielo entra nella stanza d’ospedale con il progetto Breath

Alzi la mano chi non ha mai sofferto l’angustia di una sala d’attesa, l’asetticità degli ambienti ospedalieri, la snaturalizzazione dell’essere umano che diventa un numero in solitudine. Il Covid ha amplificato e portato a galla questo tipo di condizione. Ma dal male spesso nasce un un’idea di miglioramento.

È quella che Fujifilm e l’architetto Filippo Taidelli hanno messo a punto con il progetto Breath (respiro, non a caso) che porta l’esterno della natura all’interno delle strutture ospedaliere per far vivere ai pazienti e ai professionisti sanitari esperienze immersive che coinvolgono tutti i sensi. Gino Paoli lo chiamerebbe “Il cielo in una stanza”.

“La pandemia, ed i suoi effetti dirompenti sull’organizzazione sanitaria hanno accelerato la metamorfosi verso l’ospedale del futuro, e verso un modello di cura e accoglienza più empatici” dice un comunicato del colosso internazionale Fuji che negli ultimi 20 anni in Europa si è concentrato sulla sanità, dalla diagnosi alla prevenzione e al trattamento. “L’ambiente della cura diventa la sintesi che unisce innovazione tecnologica e natura”.

Come si attiva il progetto Breath?

Attraverso un kit multifunzionale da utilizzare in spazi già esistenti ed operativi oppure di nuova costruzione il progetto Breath sarà in grado di riattivare la memoria sensoriale e consentirà al paziente di riscoprire un mondo interiore in grado di far esplodere i limiti fisici della stanza. Come in una favola, la fantasia e la finzione consentono di leggere la realtà da un altro punto di vista, come dei bambini di vedere un mondo nuovo pieno di sensazioni profonde ed inesplorate.

Il progetto Breath è la chiave per la creazione di un paesaggio che è artificiale, irreale ma in grado di attivare sensazioni reali, tattili fisicamente presenti.

Filippo Taidelli, da sempre impegnato in progetti sanitari e regista di un un think tank progettuale che coinvolge aziende designer e artisti con specifiche competenze nell’ umanizzazione dello spazio, ha un preciso obbiettivo con Breath: “portare l’esterno dentro gli spazi della cura, l’ambiente naturale e la vita dentro di noi riattivando la memoria sensoriale”.

Gli stimoli provenienti dall’ambiente naturale, portati all’interno delle strutture sanitarie, generano un rapporto dinamico, attivo ed intimo con l’utente. Un mix tra realtà e finzione in grado di prendere per mano il paziente e trasportarlo in una “nuova dimensione”, un paesaggio astratto.

Come ti rompo i confini fisici di una sala radiologica

La sala d’attesa diventa un’oasi grazie al patio vegetale, il corridoio, un loggiato aperto sull’orizzonte e la sala radiologica si trasforma in un light box per contemplare il cielo attraverso un oblò skylight. Una sintesi evocativa che rompe i confini fisici e fa guardare dentro sé stessi.

“Ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale. L’approccio alla progettazione degli ambienti sanitari non va più inteso soltanto in funzione della cura delle malattie, ma deve essere contraddistinto dall’interesse per il miglioramento delle condizioni dei pazienti e del personale attraverso il design degli ambienti di cura” dice Davide Campari, general manager della divisione Medical Systems Fujifilm Italia. “Nelle strutture sanitarie, infatti, le caratteristiche degli spazi possono avere effetti positivi tanto sui pazienti quanto sul personale e si riflettono anche sull’efficacia e qualità della cura”.

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