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Fuga da Bot e Btp: fra maggio e agosto -66 miliardi

Secondo Bankitalia, ad agosto gli investitori stranieri, fra acquisti e vendite, hanno prodotto un saldo negativo nel mercato delle obbligazioni italiane pari a 17,9 miliardi, di cui 17,4 erano titoli di Stato – “L’efficacia delle politiche dipende anche dalla fiducia degli investitori”

Fra maggio e agosto sono volati via dall’Italia circa 81 miliardi di investimenti, di cui 66,5 erano in titoli di Stato. Una fuga di capitali notevole, certificata dall’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia.

Nel dettaglio, secondo gli esperti di Via Nazionale, ad agosto gli investitori stranieri, fra acquisti e vendite, hanno prodotto un saldo negativo nel mercato delle obbligazioni italiane pari a 17,9 miliardi. Di questi 17,4 miliardi erano Bot e Btp, il resto erano bond societari. Positivo invece il saldo delle azioni: +139 milioni.

Già lo scorso giugno – quindi prima che il governo decidesse di aumentare il debito con la manovra – l’’Ufficio parlamentare di bilancio aveva stimato che per il prossimo anno “il rifinanziamento dei titoli a medio e lungo termine presso privati passerà dai 165 miliardi del 2017 ai 201 del 2019”. Rispetto al 2018, ci saranno oltre 30 miliardi di debito in più da collocare sul mercato: e non sembra che al momento gli investitori siano molto propensi a dare fiducia all’Italia.

Non è una questione da poco: nel bollettino, Bankitalia sottolinea che l’efficacia delle politiche di bilancio messe in campo dal Governo per sostenere l’economia “dipenderà anche dal mantenimento della fiducia dei risparmiatori e degli investitori nei confronti del percorso di risanamento delle finanze pubbliche”.

I tecnici di Palazzo Koch aggiungono poi che la manovra può determinare nelle valutazioni ufficiali un “significativo stimolo all’economia”, ma “l’effettiva intensità di questi effetti dipenderà dal disegno, dalla tempistica e dalle modalità di attuazione delle misure”.

Al momento, le forti tensioni che hanno attraversato i mercati finanziari italiani sono certamente “connesse all’incertezza degli investitori sull’orientamento delle politiche economiche e finanziarie”.

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