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Fotovoltaico, gli ambientalisti : “Sì agli impianti a terra”

Greenpeace, Legambiente, Italia Solare e WWF scrivono al governo e chiedono di individuare sinergie tra fotovoltaico e agricoltura. Altrimenti gli obiettivi del Pniec resteranno un miraggio

Fotovoltaico, gli ambientalisti : “Sì agli impianti a terra”

Greenpeace, Italia Solare, Legambiente e WWF chiedono al governo di individuare sinergie tra fotovoltaico e agricoltura. In altre parole, chiedono al governo di non bloccare gli impianti fotovoltaici a terra mentre Palazzo Chigi ha impugnato 240 MW già autorizzati e le autorizzazioni, anche per le rinnovabili, rimangono un percorso pieno di ostacoli. Proprio giovedì, il presidente e Ceo di Shell Italia, in un’intervista a FIRSTonline, poneva il problema degli investimenti bloccati da burocrazia e veti, anche nel fotovoltaico dove il gruppo ha programmato massicci investimenti per installare 1 GigaWatt nei prossimi 5 anni. La sua proposta è di affidare ad un commissario – sul modello del Ponte di Genova – la realizzazione degli obiettivi del Pniec nel fotovoltaico.

“Inquinamento e cambiamenti climatici impongono un deciso cambio di passo e come previsto nel PNIEC servono come minimo 32 GWp di nuovi impianti fotovoltaici, che non troveranno sufficiente spazio sui soli tetti”, scrivono le quattro associazioni che non possono certo essere accusate di voler devastare il territorio. 

Secondo Greenpeace, Italia Solare, Legambiente e WWF per raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale Clima e Ambiente e tenere fede all’impegno preso con Bruxelles che lo ha approvato, “è necessario favorire in maniera decisa il revamping e repowering degli impianti esistenti come prima misura in grado da subito di aumentare la capacità installata, ma non è sufficiente. I 32 GW di nuovi impianti fotovoltaici non possono oggettivamente essere realizzati in 10 anni solo su tetti e aree contaminate. Occorre, infatti, creare le condizioni affinché gli impianti fotovoltaici possano essere installati anche su terreni agricoli che non presentano condizioni tali da consentire una redditizia attività agricola e non hanno caratteristiche di pregio sotto il profilo ambientale”, affermano in una nota congiunta.

“Il fotovoltaico – spiegano le associazioni –  può benissimo affiancare le coltivazioni con il vantaggio, per l’agricoltore, di beneficiare di una entrata integrativa in grado di aiutare la sua attività agricola”.

Le associazioni stimano che per raggiungere i 30 MegaWatt aggiuntivi di produzione elettrica da Fonti Rinnovabili (Fer) solo il 30-40% potrà essere installato sui tetti. Il resto dovrà necessariamente arrivare da impianti a terra che, affermano, “possono benissimo essere affiancati alle coltivazioni con il vantaggio, per l’agricoltore, di beneficiare di un’entrata integrativa in grado di aiutare la sua attività”. Secondo i loro calcoli, “serviranno 40-70 mila ettari circa di terreni agricoli, pari allo 0,2-0,4% dei terreni coltivabili disponibili. E’ un dato di fatto che attualmente sia vigente un assetto normativo che non favorisce la tutela dei terreni agricoli, da qui la proposta delle associazioni di dare un ordine e una programmazione all’installazione degli impianti in tali aree anche in ottica di salvaguardia e tutela dei terreni stessi.

È importante individuare dei parametri oggettivi, ragionevoli e subito disponibili – spiegano le associazioni -, per non rallentare lo sviluppo del fotovoltaico (di cui abbiamo urgente necessità) ma anche a sostegno delle stesse imprese agricole, che possono vedere nella produzione di energia rinnovabile uno sviluppo della propria attività ovvero generare dalla concessione dei siti alla generazione fotovoltaica somme preziose per investimenti nella propria attività, anche mantenendo l’attività agricola tra le file di moduli fotovoltaici.

In quest’ottica – scrivono le associazioni – è fondamentale che dalla legge di delegazione europea messa in consultazione dalla Presidenza del Consiglio siano introdotte modifiche che rendano possibile la combinazione di fotovoltaico e attività agricole: oggi la definizione è troppo vaga e si presta a interpretazioni che si traducono in un blocco totale dell’attività.

“Chiediamo quindi al legislatore – concludono le associazioni – di creare le condizioni perché si possa conciliare la necessaria crescita delle energie rinnovabili anche a terra con l’ambiente circostante, con una strategia questa volta di lungo periodo e grazie a un’analisi approfondita degli impatti del fotovoltaico sull’ambiente e sull’agricoltura senza pregiudizi. Nel contempo riteniamo assolutamente necessario evitare che, in attesa di tale definizione, lo sviluppo del fotovoltaico venga bloccato da norme estemporanee, che allontanerebbero ancor più l’Italia dagli obiettivi prefissati”.

Si può scaricare qui la lettera delle associazioni al governo. A firmarla sono i quattro presidenti di Greenpeace, Italia Solare, Legambiente e WWF in Italia.

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