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Fondi pensione: raccolta sfiora i 200 miliardi, il 12% del Pil

Crescono le forme di previdenza complementare in Italia: un lavoratore su tre aderisce, anche se secondo la Relazione annuale di Covip circa un milione di persone non versa contributi da almeno 5 anni

Fondi pensione: raccolta sfiora i 200 miliardi, il 12% del Pil

Ormai un lavoratore italiano su tre è iscritto alla previdenza complementare, cioè fondi pensione e casse di previdenza. Il dato emerge dalla Relazione annuale sull’attività svolta dalla COVIP, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, presentata lunedì 14 giugno alla Camera dei deputati. A fine 2020, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è di 8,4 milioni, in crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 33% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,3 milioni (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto). I fondi pensione in Italia sono 372 (la metà rispetto al 1999) e ad aderirvi sono soprattutto gli uomini del Nord, di età non particolarmente giovane: anzi, quasi uno su tre ha più di 55 anni.

In particolare crescita è la raccolta di risorse destinate appunto forme pensionistiche complementari, che nel 2020 si attestano a 198 miliardi di euro, in aumento del 6,7% rispetto all’anno precedente: un ammontare pari al 12% del PIL e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nell’anno sono pari a circa 16,5 miliardi di euro, cioè circa 2.740 euro per iscritto nell’arco dei 12 mesi, anche se Covip rileva pure che il 27,4% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (circa 2,3 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2020. Circa un milione di individui non versa contributi da almeno cinque anni.

Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 8,6 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 3,4 miliardi di euro e in rendita per circa 600 milioni di euro. I riscatti sono pari a 1,7 miliardi di euro e le anticipazioni a 1,8 miliardi di euro), in gran parte riferite a causali diverse dalle spese sanitarie o dall’acquisto o ristrutturazione della prima casa.

Per quanto riguarda l’allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni), Covip registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, per il 56,1% del patrimonio: il 17,5% sono titoli di debito pubblico italiano. In aumento al 19,6% i titoli di capitale (rispetto il 18,9% del 2019) e anche le quote di OICR, passate dal 14,8 al 15,5%. I depositi si attestano al 6,6%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano circa il 2% del patrimonio, sostanzialmente stabili rispetto al 2019.

Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 38,6 miliardi di euro, il 23,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 28,4 miliardi di euro. C’è anche una piccola ma crescente quota destinata direttamente all’economia reale, cioè ad investimenti destinati al tessuto imprenditoriale nazionale: si arriva a 4,6 miliardi, meno del 3% del patrimonio investito complessivo, ma il motivo è “la peculiare struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato azionario nazionale”.

Quanto ai rendimenti, anche i fondi pensione hanno beneficiato del sostegno delle banche centrali sui tassi: al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 3,1 e il 2,9 per cento. “Per il sistema italiano della previdenza complementare – sostiene Covip nella sua Relazione -, le ripercussioni della pandemia sono state nel complesso abbastanza contenute. Dal punto di vista organizzativo il settore ha reagito con tempestività ricorrendo al lavoro a distanza e rafforzando i canali telematici di scambio di informazioni con le imprese, con i gestori finanziari e i fornitori di servizi, con gli stessi iscritti. La raccolta dei contributi è continuata con regolarità, mantenendo la sua tendenza alla crescita“.

“L’accrescimento del grado di fiducia – ha detto nel suo intervento il presidente di Covip Mario Padula – si ottiene perseverando nella promozione della qualità dei rapporti con iscritti e beneficiari e innalzando la qualità dei processi decisionali, secondo la prospettiva chiaramente delineata dalla recente normativa europea di settore. Fattori cruciali per il successo di tale processo sono il coinvolgimento delle rappresentanze sociali e il primato degli obiettivi previdenziali di trasformazione dei contributi in prestazioni nelle scelte di investimento dei fondi pensione”.

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