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Fioramonti come Toninelli, ministri o macchiette?

La collezione di sfondoni e scivoloni che il ministro dell’Istruzione Fioramonti sta raccogliendo giorno dopo giorno insidia seriamente la corona di gaffeur all’ex ministro Toninelli

Fioramonti come Toninelli, ministri o macchiette?

Chi pensava che l’esclusione dal Governo di Danilo Toninelli avesse fatto calare il sipario sui ministri che fanno le macchiette deve ricredersi. Il ministro grillino dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, sta facendo di tutto per emulare l’ex ministro delle Infrastrutture – quello che annunciò il fantomatico tunnel del Brennero – e colleziona gaffe dietro gaffe dopo giorno. E pensare che il suo mentore, Luigi Di Maio, lo magnificava tanto come brillante economista felicemente rimpatriato dal Sudafrica per mettersi al servizio del Paese. Fosse rimasto là, forse avrebbe fatto meno danni e meno figuracce.

L’ultima in ordine di tempo è l’iscrizione del figlio di otto anni a una scuola privata inglese che, come prova di fiducia nel sistema educativo che lui stesso deve guidare, non è esattamente il massimo, pur con tutte le attenuanti del caso. Ma la galleria di sfondoni e scivoloni con cui Fioramonti ci delizia ogni giorno non finisce qui.

Lasciamo pure perdere i volgari giudizi espressi su Facebook su suoi colleghi in Parlamento, ma che dire della idea di Fioramonti di tassare merendine e bibite gassate per punire chi mangia e beve male e favorire, con le nuove tasse, “stili di vita sani”? Perfino l’idea di mettere un mappamondo al posto del crocefisso nelle aule scolastiche “per permettere a tutte le culture di esprimersi”, pur muovendo da una apprezzabile logica laica, è stata espressa con l’eleganza di un elefante in una cristalleria e perciò frettolosamente ritirata.

Così come silenziosamente archiviato sembra l’iniziale proposito di Fioramonti di dimettersi se il Tesoro non avesse destinato alla scuola almeno tre miliardi. La manovra di bilancio arriverà nei prossimi giorni ma quei tre miliardi per la scuola non sembrano dietro l’angolo, anche se c’è da giurare che il ministro non si muoverà dalla sua poltrona di Viale Trastevere. In fondo, Roma è sempre meglio del Sudafrica.

Dunque, Fioramonti dopo Toninelli. Ma questi qui sono ministri o macchiette? Rispondere è fin troppo facile. Però che tristezza.

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