Sarà questa una delle settimane più dense per le politiche monetarie delle banche centrali: annuncieranno le loro decisioni la Federal Reserve, mercoledì, mentre Banca centrale europea e Banca del Giappone sono attese per giovedì.
Per ognuna di essere c’è una storia diversa, anche se i pronostici al momento sono per un taglio dei tassi di 25 punti base da parte della Fed e di un nulla di fatto per le altre due.
Intanto le valute stanno per lo più alla finestra e aspettano: l’indice del dollaro, che misura il biglietto verde rispetto ad alcune delle principali valute, è rimasto pressoché invariato a 98,90, l’euro è stabile a 1,1628 dollari, mentre la moneta unica si è rafforzata fino a raggiungere quota 178,13 yen, un massimo storico. Lo yen ha continuato a scendere nei confronti del dollaro per la settima sessione consecutiva.
Fed tranquillizzata da un’inflazione contenuta taglierà di 25 punti base. Occhi al QT
Mentre il governo staunitense continua lo shutdown da quasi un mese, tenendo al buio analisti e la stessa Fed sullo stati dell’economia Usa per via della mancata pubblicazione dei dati, una luce è apparsa venerdì: eccezionalmente l’amministrazione di Trump ha pubblicato i dati dell’inflazione, in ritardo dal 15 ottobre, mostrando prezzi al consumo inferiori alle attese, quietando i timori di un impatto negativo sull’inflazione proveniente dai dazi di Trump.
Il dato ha corroborato ancor più l‘attesa di un taglio dei tassi, non solo in questa tornata, ma anche in quella di dicembre. Attualmente il tasso di riferimento per gli Stati Uniti è del 4%-4,25%. A settembre, il Fomc aveva interrotto una pausa di nove mesi, tagliando i tassi di un quarto di punto, in seguito all’emergere di segnali di indebolimento del mercato del lavoro.
Gli investitori analizzeranno attentamente anche le dichiarazioni del presidente della Fed Jerome Powell per individuare segnali su quando la banca centrale potrebbe concludere il suo programma di riduzione del bilancio, noto come quantitative tightening (QT). Powell ha recentemente segnalato che la fine del QT si sta avvicinando, alimentando le speculazioni secondo cui la Fed potrebbe annunciarne la conclusione nella riunione di questa settimana o delineare una tabella di marcia per ridurlo. Gli strategist di Barclays dicono che il risultato più influente sul mercato sarebbe “una fine immediata del QT insieme a un segnale per imminenti acquisti diretti di titoli per rafforzare le riserve bancarie”.
Questo dovrebbe essere rialzista per i titoli del Tesoro, perché ne riduce l’offerta sul mercato, spingendo i prezzi al rialzo e i rendimenti al ribasso. Un’uscita dal QT significherebbe anche che il fabbisogno finanziario del Tesoro diminuirebbe, poiché non avrebbe più bisogno di indebitarsi così tanto per coprire i rimborsi della Fed. “Si tratta di un ulteriore fattore positivo per i titoli a reddito fisso come i titoli del Tesoro”, ha affermato Neil Sutherland, gestore di portafoglio presso Schroders. “Al limite, vale la pena di andare long sui titoli obbligazionari, ma poiché i rendimenti sono scesi, le valutazioni non sono più così interessanti come lo erano tre o quattro mesi fa. Ciò suggerisce che il reddito fisso rimane ben sostenuto.”
Intanto gli investitori obbligazionari stanno riesaminando i loro titoli del Tesoro a lunga scadenza, con alcuni che riducono le posizioni e altri addirittura vanno short rispetto al loro benchmark, riporta Reuters. I gestori di portafoglio di solito tendono a privilegiare la duration, che comporta l’acquisto di titoli di debito a più lunga scadenza quando la Fed allenta i tassi, come copertura contro un’ulteriore debolezza economica. Invece, alcuni investitori stanno abbandonando questa strategia, ritenendo che un atterraggio morbido per l’economia Usa sia ancora a portata di mano.
Bce: i dati in agenda questa settimana dovrebbero sostenere la scelta di tassi fermi
Questa settimana l’Europa sarà sottoposta a un rigoroso controllo economico, che aiuterà a valutare l’impatto dei dazi statunitensi sulla crescita e sull’inflazione, mentre i funzionari della Bce, in meeting eccezionalmente a Firenze invece che a Francoforte, decideranno sui tassi.
Il dato più importante sarà la lettura iniziale del prodotto interno lordo per la zona euro nel terzo trimestre, prevista per giovedì, poche ore prima dell’annuncio della Bce. Gli analisti prevedono che una crescita del Pil limitata allo 0,1%, come nei tre mesi fino a giugno. I report nazionali di alcune delle maggiori economie della regione aggiungeranno ulteriori dettagli. Quasi altrettanto importante sarà il dato sull’inflazione di ottobre, pubblicato il giorno dopo. Si prevede un calo al 2,1% dal 2,2% del mese scorso. La Bce pubblicherà anche la sua indagine sul credito bancario, che aiuta a valutare l’efficacia della politica monetaria nell’economia reale.
La stagnazione dell’economia nella zona euro non allarma necessariamente la Bce, che dovrebbe mantenere i costi di indebitamento al 2%. Con un’inflazione che si aggira intorno al 2% e previsioni che indicano una ripresa economica più consistente verso fine anno, la maggior parte degli investitori si accontenta di lasciare il tasso di interesse sui depositi invariato e potrebbe farlo per i prossimi due anni , secondo un sondaggio di analisti condotto da Bloomberg.
I sondaggi aziendali pubblicati venerdì hanno fatto sperare che una ripresa dell’eurozona si materializzerà effettivamente, poiché l’attività del settore privato ha inaspettatamente raggiunto il livello più alto da maggio 2024. La Germania, che sta per stanziare miliardi di euro di spesa in infrastrutture e difesa, è la forza trainante, mentre la Francia, nuovamente scossa dalle turbolenze politiche, arranca.
Boj: alzerà i tassi o seguirà i consigli della neo premier e starà ferma?
E’ probabile che la mossa monetaria meno scontata sarà quella della Banca del Giappone giovedì, dibattuta tra il perseguire la sua passata rotta di stretta monetaria per tenere sotto controllo l’inflazione alzando i tassi, oppure se seguire i consigli e della neopremier giapponese Sanae Takaichi che invece, in perfetto Trump Style vorrebbe tassi bassi e forti stimoli con la spesa pubblica.
È probabile che la BoJ si dibatterà se ci siano le condizioni giuste per riprendere gli aumenti dei tassi, visto che si stanno attenuando i timori di una recessione indotta dai dazi, anche se per ora le complicazioni politiche potrebbero tenere la questione in sospeso. Trump nel suo tour in Asia, ha lasciato la Malesia dove ha anticipato la possibilità di un accordo con la Cina, ed è in volo verso il Giappone, seconda tappa del suo tour asiatico. A Tokyo incontrerà sia l’imperatore Naruhito, sia Takaichi.
“C’è il rischio che la Banca del Giappone aumenti i tassi e qualsiasi orientamento aggressivo potrebbe far muovere significativamente lo yen”, ha affermato Bob Savage, responsabile della strategia macroeconomica dei mercati presso BNY.
Ora il Giappone si trova ad affrontare l’inflazione e un problema di valuta debole, due fattori molto impopolari tra il popolo giapponese. Se Takaichi esercitasse pressioni politiche sulla Banca del Giappone e lo yen si deprezzasse ulteriormente, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente. Sarebbe un gioco molto, molto rischioso per lei.