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La fusión de Paramount y Warner se congela mientras Ellison amenaza con abandonar California: este es el plan para dejar Hollywood.

La battaglia antitrust guidata dalla California congela l’acquisizione da 110 miliardi di dollari e fa lievitare i costi per Paramount. David Ellison prepara un piano per spostare le attività in Tennessee o Texas. Intanto il gruppo apre anche alla vendita di Cnn pur di trovare un accordo

La fusión de Paramount y Warner se congela mientras Ellison amenaza con abandonar California: este es el plan para dejar Hollywood.

La conquista di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount si arricchisce di un nuovo capitolo. Ora per David Ellison rischia di trasformarsi in una lunga e costosissima guerra di logoramento. La maxi acquisizione de aproximadamente 110 millones è congelata dalla battaglia antitrust avviata dalla California insieme ad altri undici Stati americani e Paramount prepara una contromossa destinata a scuotere Hollywood: spostare fuori dalla California una parte significativa delle proprie attività.

Il piano, già approvato dal consiglio di amministrazione secondo la stampa americana, potrebbe iniziare già in autunno e svilupparsi nell’arco di cinque anni. Tennessee e Texas sono tra le destinazioni valutate, mentre sullo sfondo compare anche la Georgia. Ellison continua a sostenere di preferire la permanenza in California, ma il messaggio rivolto alle autorità dello Stato è sempre più netto. A confermare pubblicamente per la prima volta che l’ipotesi è reale è stato anche il responsabile legale di Paramount, makan delrahim. Alla domanda sulla possibilità di lasciare lo Stato ha spiegato che arriva un momento in cui gli amministratori devono considerare il loro “dovere fiduciario verso gli azionisti”. E mentre il tempo passa, il conto della fusione continua a salire.

La causa della California congela il maxi accordo con Warner

Il principale ostacolo sulla strada di Ellison è diventato il procuratore generale della California Rob Bonta, che insieme agli attorney general di altri undici Stati ha fatto causa per impedire l’operazione. Secondo gli Stati, l’unione tra Paramount e Warner Bros. Discovery creerebbe un colosso dei media con una forza sufficiente a ridurre la concorrenza e aumentare i prezzi nel cinema e nella televisione. Paramount respinge questa interpretazione e sostiene che il mercato dell’intrattenimento sia ormai profondamente cambiato dalla crescita di Netflix e dei grandi gruppi tecnologici. Ellison considera proprio l’aumento delle dimensioni uno degli strumenti necessari per competere con rivali dotati di risorse finanziarie molto superiori rispetto agli studios tradizionali.

La società aveva inizialmente puntato su un percorso regolatorio rapido. A giugno era arrivato il via libera del Departamento de Justicia de los Estados Unidos, mentre decine di autorità straniere hanno autorizzato l’operazione. Anche il Regno Unito ha recentemente dato il proprio assenso, accompagnandolo con impegni quinquennali sulla programmazione e sull’indipendenza editoriale.

La causa degli Stati americani ha però cambiato completamente il calendario. Paramount ha accettato di non completare l’acquisizione mentre il procedimento giudiziario è in corso, fino alla decisione del tribunale o, al più tardi, alla prossima estate. La giudice federale Araceli Martínez-Olguín ha inoltre fissato l’inizio del processo al Marzo 2 2027, respingendo la richiesta del gruppo di arrivare in aula già a novembre. Uno slittamento che Delrahim ha definito "devastador", sostenendo che l’incertezza stia pesando sui dipendenti delle due società e sull’intera industria.

Il piano Ellison per portare Paramount fuori da Hollywood

È in questo scenario che prende forma la mossa più clamorosa. Secondo le ricostruzioni dei media americani, il board di Paramount ha dato il via libera a un piano di trasferimento fuori dalla California, illustrato da Ellison al gruppo dirigente della società. La prima fase potrebbe partire già dal 1 ° octubre e riguardare alcune funzioni centrali. Il progetto sarebbe però molto più ampio e potrebbe svilupparsi nell’arco di cinque anni, trasferendo altrove una parte consistente dei posti di lavoro legati alle attività cinematografiche e televisive. Tra le alternative prese in considerazione figurano soprattutto Tennessee e Texas, due Stati che negli ultimi anni hanno cercato di attrarre aziende con una combinazione di incentivi, fiscalità più favorevole e costi inferiori. Anche la Georgia sarebbe tra le possibilità valutate.

L’operazione avrebbe anche una forte componente immobiliare. Paramount potrebbe considerare la vendita dello storico lot di Hollywood, circa 65 acri lungo Melrose Avenue. Se la fusione con Warner dovesse andare in porto, sul tavolo potrebbe finire anche il grande complesso Warner Bros. di Burbank. Le eventuali cessioni fornirebbero nuove risorse per sostenere i costi dell’acquisizione. Trasferire davvero uno studio cinematografico è, però, molto più complicato che cambiare la sede di un’impresa tecnologica. Paramount dipende da un ecosistema costruito nell’arco di decenni attorno a Los Angeles, tra produttori, registi, sceneggiatori, attori, tecnici e decine di teatri di posa difficilmente replicabili nel breve periodo.

La strategia ricorda però quella adottata da el , il gigante del software co-fondato dal padre di David, Larry Ellison. Dopo decenni in California, Oracle ha trasferito la propria sede in Texas nel 2020 e successivamente indicato Nashville come nuova destinazione per il quartier generale.

Rob Bonta non sembra impressionato dalla prospettiva. Il procuratore generale ha definito il piano “un altro tentativo di ricattare lo Stato affinché lasci passare un accordo illegale“, assicurando che il suo ufficio continuerà a contrastare quella che considera una concentrazione eccessiva.

Acquisizione Warner: ogni giorno di ritardo costa 7 milioni di dollari

La vera pressione su Paramount arriva però dal calendario financiero. Per battere Netflix nella corsa a Warner Bros. Discovery, Ellison aveva costruito un’offerta che puntava molto sulla certezza e sulla rapidità del closing. Ora proprio quella struttura rischia di diventare uno dei problemi più costosi dell’operazione.

de 1 ° octubre, se l’acquisizione non sarà ancora conclusa, scatteranno le cosiddette ticking fees, una maggiorazione destinata agli azionisti Warner pari a circa 7 milioni di dollari per ogni giorno di ritardoequivalente a aprox. 650 milioni di dollari a trimestre.

Non si tratta di una multa versata giorno per giorno, ma di un incremento del corrispettivo che verrà riconosciuto agli azionisti qualora l’operazione arrivi infine al closing. Se la disputa dovesse protrarsi, il conto potrebbe raggiungere diversi miliardi. Le stime citate dalla stampa americana arrivano fino a circa 2,1 millones, ai quali Paramount prevede di dover aggiungere circa 190 milioni di maggiori costi per il finanziamento ponte.

Il rischio più pesante resta quello di un fallimento dell’intera operazione. Se il deal non riuscisse a chiudersi entro i termini previsti e nelle condizioni stabilite dal contratto, Paramount potrebbe trovarsi davanti a una termination fee da 7 miliardi di dollari. La società continua comunque a mostrarsi fiduciosa. Ellison ha assicurato che il finanziamento è pronto e che nulla sarebbe a rischio, mentre Paramount sostiene di poter vincere il confronto giudiziario oppure raggiungere prima un compromesso con gli Stati.

Dalla possibile vendita di Cnn alla pressione politica sulla California

La parola chiave è ormai negociación. Bonta non ha chiuso alla possibilità di un’intesa, ma chiede interventi più incisivi delle semplici promesse sulla futura gestione del gruppo. Paramount, per esempio, si è impegnata a distribuire almeno 30 film all’anno nelle sale, un’offerta che gli Stati considerano insufficiente e difficilmente vincolante.

Delrahim ha risposto facendo capire quanto ampio sia lo spazio di manovra: “Tutto è sul tavolo”, ha spiegato il responsabile legale del gruppo. E tra le possibilità per arrivare a un accordo con la California è comparsa perfino una cessione di Cnn, una delle proprietà più politicamente sensibili di Warner Bros. Discovery.

L’offensiva si muove così contemporaneamente sul terreno giudiziario, industriale e politico. Paramount ha cercato il sostegno delle grandi catene cinematografiche promettendo una robusta produzione per le sale, mentre il possibile trasferimento fuori dalla California aumenta la pressione sulle istituzioni di uno Stato già alle prese con la perdita di posti di lavoro nell’industria cinematografica.

Lo spostamento della società, in ogni caso, non farebbe decadere la causa antitrust. È per questo che diversi osservatori americani interpretano la prospettiva di lasciare Hollywood anche come uno strumento negoziale. Un ex procuratore citato dalla stampa statunitense ha definito le ultime mosse una vera e propria campagna di pubbliche relazioni, sottolineando come Paramount abbia perso parte della propria leva dopo la decisione di fissare il processo soltanto a marzo. Anche Ellison continua a dire di voler restare in California. Ma la distancia entre las partes è diventata tale che Paramount sta preparando un’alternativa concreta.

Per il manager il paradosso è evidente. Dopo essere riuscito a battere Netflix e convincere Warner Bros. Discovery ad accettare la propria offerta, la parte più difficile non è più conquistare Warner, ma riuscire davvero a comprarla. E dal 1° ottobre il tempo smetterà di essere soltanto un problema giudiziario: ogni nuovo giorno di attesa avrà anche un prezzo.

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