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Eni scommette sulla fusione nucleare: accordo da oltre 1 miliardo per energia dalla prima centrale Usa

Eni acquisterà energia dalla futura centrale a fusione Arc di Commonwealth Fusion Systems, di cui è già azionista strategico. L’impianto potrebbe diventare la prima centrale a fusione al mondo

Eni scommette sulla fusione nucleare: accordo da oltre 1 miliardo per energia dalla prima centrale Usa

Anche Eni entra nel club della fusione nucleare: il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha firmato un accordo commerciale (un Power Purchase Agreement ) con la startup statunistense Commonwealth Fusion Systems (Cfs), di cui è azionista strategico dal 2018, per acquistare energia decarbonizzata dalla prima centrale a fusione su scala industriale negli Stati Uniti.

Arc: energia pulita su scala industriale

L’impianto, denominato Arc, sorgerà nella contea di Chesterfield, vicino a Richmond, Virginia, e avrà una potenza nominale di 400 Megawatt. Basato sul confinamento magnetico, Arc rappresenta la nuova frontiera del nucleare pulito e dovrebbe entrare in rete nei primi anni 2030. Si tratta di una previsione ottimistica, poiché né Cfs né altre società di fusione hanno ancora raggiunto un bilancio energetico positivo né stabilizzato la reazione per periodi prolungati. Nonostante ciò, la promessa di un’energia pulita, abbondante e stabile genera grande entusiasmo tra investitori e operatori del settore.

Già a giugno 2025, Google aveva firmato un contratto per acquistare parte dell’elettricità di Arc, mentre a fine agosto 2025 Cfs ha raccolto ulteriori 863 milioni di dollari in un nuovo round di finanziamenti.

Da azionista a partner commerciale

Eni è stata tra i primi investitori di Cfs nel 2018, diventandone un’azionista strategica e, dal 2023, anche partner tecnologica e ingegneristica. Con il nuovo accordo, il gruppo guidato da Claudio Descalzi compie il passo successivo, consolidando la collaborazione in ambito commerciale e rafforzando la propria presenza nel settore della fusione nucleare.

Per Claudio Descalzi “questa collaborazione strategica segna un momento di svolta in cui la fusione diventa una prospettiva industriale effettiva. Eni è impegnata a consolidare la collaborazione con Cfs tramite il proprio know-how tecnologico, sin da quando ha investito in Cfs nel 2018. Per Bob Mumgaard, co-fondatore e ceo di Cfs, l’accordo “dimostra l’importanza dell’impiego dell’energia da fusione sulla rete elettrica e la capacità di attrarre clienti, dai data center ai leader tradizionali dell’energia”.

La fusione nucleare e lo sviluppo tecnologico

La fusione riproduce la reazione che alimenta il Sole, generando energia da combustibili abbondanti come idrogeno e isotopi di litio, ricavabili dall’acqua di mare, senza emissioni nocivescorie tossiche. La sfida principale consiste nel produrre più energia di quanta ne serva per avviare e mantenere la reazione, grazie a sistemi avanzati di confinamento del plasma a temperature estremamente elevate.

Parallelamente ad Arc, Cfs porta avanti il reattore dimostrativo Sparc, a Devens, Massachusetts, completato al 65% e previsto in funzione entro il 2026. Sparc fungerà da banco di prova per la scalabilità tecnologica di Arc, utilizzando un tokamak con magneti superconduttori ad alta temperatura per confinare il plasma.

Cfs è oggi tra le aziende leader nella fusione nucleare e ha raccolto quasi 3 miliardi di dollari di investimenti complessivi, inclusi i recenti 863 milioni del round Series B2.

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