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Eni nella bufera, Buffagni (M5S): “C’è qualcosa da cambiare”

Nuova tegola giudiziaria sull’ad dell’Eni per gli affari della moglie in Congo e il sottosegretario Buffagni avverte: “Se ci sono tutte queste indagini giudiziarie, evidentemente non tutto è perfetto ai vertici dell’azienda”.

Eni nella bufera, Buffagni (M5S): “C’è qualcosa da cambiare”

Che la poltrona dell’amministrarore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, zavorrata dalla lunga collezione di vicissitudini giudiziarie, traballi non è una novità, ma ieri una nuova picconata è arrivata da un esponente di spicco del Governo, come il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni dei Cinque Stelle.

“Secondo me qualcosa va cambiato nell’Eni, ho sempre fatto alcune riflessioni sul cda. Ci saranno i tempi necessari nei quali si ragionerà su questo tema, ma se ci sono tutte queste indagini giudiziarie, non è va tutto perfetto, evidentemente”.

Il riferimento di Buffagni riguarda la nuova tegola giudiziaria che è caduta sull’ad di Eni, indagato dalla Procura di Milano per omessa dichiarazione di conflitto d’interesse per gli affari condotti da una società della moglie Maria Magdalena Ingobo, a sua volta indagata per corruzione internazionale per presunte tangenti su un giacimento petrolifero in Congo. Secondo la Procura di Milano, scrive stamattina La Repubblica, sarebbero circa 300 i milioni di dollari in commesse assegnate dall’Eni alla galassia delle società riferibili alla Ingobo senza informare gli organi societari.

Le ultime indagini fanno seguito a quelle per presunte tangenti sui giacimenti Eni in Algeria e Nigeria, su cui Descalzi ha sempre professato – come per il Congo – la sua piena estraneità.

Ma oltre alle indagini sulle operazioni in Africa c’è anche da ricordare che l’Eni è stata chiamata in causa per Moscopoli e che la sede del gruppo petrolifero è stata perquisita per chiarire i rapporti con società terze nell’ambito della trattativa con i russi che doveva garantire 65 milioni alla Lega.

Di fronte alla pioggia di indagini giudiziarie, che naturalmente di per sè non equivalgono ad alcuna prova di colpevolezza finchè i procedimenti non saranno conclusi, è stato chiesto al viceministro se non ritenga che Descalzi debba cautelativamente compiere un passo indietro dal vertice dell’Eni. Ecco la risposta del viceministro: “Non è compito mio giudicare cosa debba fare un manager che al momento è innocente fino a prova contraria. Non faccio il giudice. A noi interessa capire qual è il piano di sviluppo dell’Eni davanti a un cambiamento epocale del mondo”.

Ma in aprile il mandato di Descalzi alla testa dell’Eni scade e il Governo sembra preparare il repulisti.

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