Le compagnie energetiche europee Eni e Repsol stanno cercando di recuperare circa 6 miliardi di dollari in pagamenti di gas dal Venezuela, ma si stanno scontrando con l’indifferenza dei funzionari statunitensi, riporta oggi il Financial Times.
L’italiana Eni produce gas dal giacimento offshore di Perla in Venezuela, una joint venture al 50% con la spagnola Repsol, gestita dalla società locale Cardón IV. Eni e Repsol hanno fornito al Venezuela grandi quantità di gas e nafta, utilizzati per diluire il petrolio pesante del Paese e facilitarne il trasporto, dice FT, citando fonti vicine alla questione, alcune delle quali hanno detto che la politica “America First” dell’amministrazione Trump sta avendo un impatto sulle aziende europee, che hanno percepito una mancanza di urgenza da parte della Casa Bianca nel risolvere i loro problemi di pagamento. Il titolo Eni stamane in borsa a Piazza Affari quota in rialzo dello 0,4% a 16,66 euro.
La pista privilegata delle major Usa in Venezuela. Il caso Chevron
Già nel marzo dello scorso anno, Eni ha dichiarato che le autorità statunitensi le avevano comunicato che non avrebbe più potuto essere rimborsata per il gas venezuelano tramite il petrolio fornito dalla società statale Pdvsa, dopo che Washington aveva avvisato i partner stranieri di Pdvsa, tra cui Eni, dei piani di annullare le autorizzazioni che consentivano l’esportazione di petrolio venezuelano. Da quando gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni petrolifere al Venezuela nel 2019, gli scambi di petrolio hanno offerto alle aziende la possibilità di ricevere il pagamento del debito delle joint venture, talvolta garantendo anche prodotti raffinati che Pdvsa può distribuire a livello nazionale.
Quindi già quasi un anno fa l’amministrazione Trump aveva aperto una corsia preferenziale per fare affari con le immense riserve di Caracas e le major Usa del petrolio si ritrovano agevolate. Ha iniziato Chevron, tornata operativa in Venezuela nel pieno dell’embargo imposto da Washington.
Ciò significa che il blocco imposto a marzo 2025 alle oil company che operano in Venezuela è rimasto in vigore solo per le compagnie europee, nonostante abbiano presentato richieste formali di autorizzazione, mentre Chevron ha ottenuto il salvacondotto per riprendere la produzione e l’esportazione di greggio. Ieri il titolo Chevron a Wall Street ha guadagnato il 5,7%, seguita da ExxonMobil con un +2,3%.
Invece Eni, Repsol, ma anche Maurel & Prom e le altre compagnie non possono ricevere i pagamenti in carichi di greggio per il gas che producono nei giacimenti venezuelani e rivendono alla compagnia statale Pdvsa secondo i cosiddetti accordi “oil for debt”, perchè non hanno il via libera del Dipartimento del Tesoro e del Dipartimento di Stato Usa. Eni fa sapere di “monitorare con attenzione l’evolvere della situazione” e che “al momento non si registrano impatti sulle operazioni, che procedono regolarmente”.