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Elliott su Tim: piano anti-Vivendi in 4 mosse

Governance, rete, dividendo e conversione sono i quattro capisaldi della strategia del fondo Usa – Potrebbero essere due le contromosse di Vivendi: dimissioni del Cda e neutralizzazione della lista di candidati di Elliott – Sul fronte esuberi Telecom propone la cigs, ma i sindacati prendono tempo.

Elliott su Tim: piano anti-Vivendi in 4 mosse

Non poteva certo bastare l’incontro di Londra dell’ad di Tim, Amos Genish, con i rappresentanti di Elliott per neutralizzare il piano d’attacco del fondo attivista americano che ha messo nel mirino la compagnia telefonica e soprattutto il ruolo dell’azionista di maggioranza Vivendi allo scopo di trasformare Tim un una public company.

Ecco perchè, compresa a pieno la pericolosità del piano Elliott, Vivendi sta consultando il fior fiore dei studi legali per allestire velocemente la controffensiva che si basa essenzialmente su due punti e che ha l’obiettivo di guadagnare tempo per mettere in campo una strategia più articolata. L’idea dei francesi è quella di far dimettere il consiglio d’amministrazione di Tim per mandare deserta l’assemblea del 24 aprile e neutralizzare la lista alternativa di candidati al board che Elliott sta preparando per inserire al vertice del gruppo italiano professionisti in grado di contrastare le mosse di Vivendi nella compagnia telefonica.



Telecom anche oggi soffre in Borsa – in ribasso di oltre il 2% – dopo il boom della scorsa settimana e proprio nelle scorse ore ha comunicato ai sindacati l’intenzione di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per gli esuberi della ristrutturazione. Richiesta momentaneamente rifiutata dalle sigle che hanno chiesto (e ottenuto) qualche settimana di tempo per vagliare le alternative.

Al di là delle scaramucce procedurali, gli obiettivi di Elliott, che ha già investito 800 milioni di euro nella compagnia telefonica italiana, che medita di salire dal 4,9 al 9,9% e di trovare alleanze in altri fondi internazionali (da Norges a BlackRock), sono principalmente quattro:

GOVERNANCE – Il cardine della strategia di Elliott è quello di bilanciare progressivamente la presenza di Vivendi nel capitale (i francesi hanno in mano il 23,9%) e nel nuovo board in maniera da trasformare Tim da una compagnia diretta da un solo soggetto (Vivendi) a una vera e propria pubblic company contendibile.

RETE – Elliott non s’accontenta della sola separazione societaria della rete Telecom, avviata da Genish, ma punta a uno vero e proprio spin off della rete stessa al fine di creare una società del tutto indipendente ed eventualmente quotabile in Borsa, la cui maggioranza potrebbe essere affidata a Cdp e che rappresenterebbe il presupposto per andare all’unificazione delle reti con Open Fiber.

DIVIDENDO – Elliott caldeggia inoltre l’immediato ritorno alla distribuzione del dividendo da parte di Tim, che, a giudizio del fondo attivista, dovrebbe partire subito ed essere deliberato nell’assemblea di fine aprile (se realmente si terrà quel giorno).

CONVERSIONE – Altro punto cruciale del piano Elliott è la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, un’idea che in passato era già stata avanzata dalla stessa Vivendi che però non aveva trovato il necessario consenso nell’assemblea dello scorso anno. Oggi le parti potrebbero rovesciarsi, nel senso che Vivendi, se finisse in minoranza, potrebbe agire da minoranza di blocco per impedire la conversione voluta da Elliott.

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