Per la prima volta dopo vent’anni, la Bolivia avrà un presidente non socialista. Nel ballottaggio delle elezioni presidenziali di domenica 19 ottobre si sfidano infatti due candidati entrambi dell’area di destra, dopo che nel primo turno dello scorso agosto il Movimiento al Socialismo, al potere ininterrottamente dal 2005, si è presentato diviso e ha finito col non portare nessun candidato al secondo e decisivo turno. Il flop del partito dell’ex presidente Evo Morales e del presidente uscente Luis Arce, entrambi non candidati in questa tornata (il primo perché ineleggibile e travolto da vicende giudiziarie tra cui una condanna per violenza sessuale su minori), ha così spianato la strada al liberista e filo-statunitense Jorge Tuto Quiroga, 65 anni e già a capo del governo dal 2001 al 2002, e al democristiano Rodrigo Paz Pereira, 58 anni, a sua volta liberista al punto di promettere il “capitalismo per tutti”, cioè credito più accessibile e meno tasse.
I sondaggi danno in vantaggio Quiroga ma c’è un 10% di indecisi
L’ultimo sondaggio pubblicato una settimana prima del voto da Ipsos per Unitel ha segnalato in netto vantaggio l’ex presidente Quiroga con il 44,9% delle preferenze, mentre Paz Pereira sarebbe fermo al 36,5%. Tuttavia la partita è ancora teoricamente aperta perché come si nota ad occhio nudo guardando le percentuali, c’è un ampio margine di indecisi, che sono quantificati da Ipsos in quasi il 10% (5,6% annullerebbero la scheda e 3,7% voterebbero scheda bianca). Quello che è certo è che in ogni caso la Bolivia volterà pagina, e questo avrà conseguenze pure sul piano geopolitico. Nel ventennio socialista infatti il Paese andino ha tenuto una posizione anti-imperialista e anti-occidentale, orientandosi più verso i rapporti con la cina e soprattutto con la Russia. Non è un caso che sotto il governo Arce la Bolivia sia entrata a far parte dei Brics e abbia consolidato soprattutto i rapporti con Mosca, non condannando l’invasione dell’Ucraina e mettendo a disposizione dell’alleato le sue imponenti riserve di litio, un metallo fondamentale per la transizione energetica.
Trump ha già “approvato” i due candidati ed è pronto ad inserirsi nella corsa al litio
La Bolivia infatti detiene 23 milioni di tonnellate stimate ma al momento contribuisce solo all’1% della produzione globale totale del prezioso minerale, avendo il governo uscente puntato piuttosto sull’export di gas naturale e altre materie prime. Ne è venuta fuori una economia che dopo una incontestabile fase di grande crescita negli ultimi anni si è pesantemente de-industrializzata, ha visto nel 2024 l’inflazione salire al 25% (il massimo da 17 anni) e il costo della vita diventare insostenibile per buona parte della popolazione. A La Paz e dintorni si fa sempre più fatica a reperire dollari e pompe di benzina rifornite e a prezzi accessibili. Adesso però “l’oro bianco” fa gola a tutti: la Russia di Putin si è avvantaggiata ma chiunque vinca tra Quiroga e Paz dovrebbe verosimilmente strizzare l’occhio agli Stati Uniti di Donald Trump. Entrambi lo hanno apertamente lasciato intendere e il tycoon ha apprezzato, indicando la Bolivia come nuovo potenziale alleato strategico, con focus proprio sul litio.
Le proposte dei due candidati: Quiroga vuole dollarizzare l’economia alla Milei, Paz punta sulla lotta alla corruzione
Il più filo-americano dei due candidati è comunque Quiroga, che punta a modernizzare il Paese con ingenti investimenti in tecnologia e soprattutto inondando il mercato interno di dollari, grazie al sostegno degli Stati Uniti e di organismi come il Fondo Monetario Internazionale, un po’ come sta facendo l’Argentina di Javier Milei, con successi alterni. Paz Pereira invece vorrebbe prima portare a termine una dura lotta contro la corruzione e de-burocratizzare il Paese e solo dopo ricorrere ad aiuti esterni. In particolare ha promesso di negoziare personalmente e rapidamente con i distributori di benzina per sbloccare una situazione che sta paralizzando l’economia boliviana e la vita delle persone. Anche lui però propone di uscire dall’ideologia anti-imperialista che ha contrassegnato il ventennio di Evo Morales, che ha sì portato la Bolivia ad un altro livello economico e sociale, ma a lungo termine ha innescato la più pesante crisi degli ultimi 40 anni. Ora si volta pagina, sotto lo sguardo interessato di Trump.