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Edison, Edf taglia corto: “Niente Opa”

Via alla fase finale della trattativa tra Edf e i partner italiani, in particolare A2A ed Iren, raccolti attorno a Delmi – La proposta in discussione prevede l’acquisto delle azioni del gruppo con una put in tre anni a un prezzo calcolato sulla base dei multipli del settore più lo swap delle rispettive quote.

Edison, Edf taglia corto: “Niente Opa”

Niente Opa. Edf non ha infatti “l’obiettivo di arrivare al 100%” del capitale di Edison. Parola del direttore finanziario del colosso francese, Thomas Piquemal, che ha assicurato che “noi vogliamo un azionariato italiano forte e una quotazione alla Borsa di Milano”. La notizia, lungi dall’inorgoglire Piazza Affari, ha gelato gli umori della Borsa milanese che aveva scommesso in mattinata su un’offerta attorno a 1,3 euro per i titoli di Edison da estendere ai soci di minoranza.

Forse andrà così, se la Consob di Giuseppe Vegas, come già successo per Fondiaria (offerta Groupama) e Parmalat (offerta Lactalis) imporrà al socio che arriva dalla Francia la dura regola dell’Opa bocciando la tesi transalpina che poggia sul fatto che per Foro Buonaparte, già governata da un uomo Edf (Bruno Lecoeur) non è in verità oggetto di passaggio di controllo. Per ora, però, la richiesta parigina è stata fatale per le sorti del titolo che fino alle 13 si muoveva in deciso rialzo: Edison ha registrato uno scivolone dell’8,5% prima di andare in asta di volatilità per eccessivo ribasso trascinando all’ingiù anche A2a (-2,39%) e Iren (-1,57%).



Poi la pressione su Edison è parzialmente rientrata: il titolo -4,10% è tornata ad un prezzo di 0,9 euro tra scambi sostenuti. Sempre molto deboli anche A2A (-3,09%) e Iren (-3,04%). La cronaca di Piazza Affari ha fatto da cornice all’avvio della fase finale della trattativa tra Edf e i partner italiani, in particolare A2A ed Iren, raccolti attorno a Delmi che detiene il 30% di Edison. “Abbiamo fiducia nella possibilità di trovare un accordo – ha aggiunto Piquemal a proposito della scadenza del 31 ottobre – C’è una terza opzione, che è scritta negli accordi: la vendita all’asta. Ma la nostra volontà è continuare a fare proposte per evitarla”.

La proposta in discussione prevede l’acquisto delle azioni del gruppo con una put in tre anni a un prezzo calcolato sulla base dei multipli del settore più lo swap delle rispettive quote in Edipower (il 20% di A2A, il 10% di Iren) con un’altra controllata del gruppo di Foro Buonaparte, Edison Energie Rinnovabili (Edens), valutata 750 milioni. Dietro quest’offerta, ha concluso Piquemal, c’è un preciso obiettivo industriale: “Rafforzare Edison nella seconda posizione di produttore di energia in Italia tramite il pieno controllo su Edipower” e ”posizionare Edison come piattaforma di sviluppo per il gruppo Edf nel settore del gas”.

Ma anche ”preservare l’identità italiana” della società, mantenendo la sede e la quotazione a Milano, e “un forte azionariato italiano”. Ovvero: niente Opa, Vegas permettendo. Si attende ora la risposta degli azionisti italiani e del ministro Paolo Romani. Per ora, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, si limita a dire che “il momento è troppo delicato per parlare di questo”.

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