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Draghi suona di nuovo la sveglia all’Europa: “L’inazione minaccia sovranità e competitività, serve nuova velocità”

A un anno dalla presentazione del suo rapporto sulla competitività, l’ex premier italiano torna a Bruxelles per fare il punto insieme a von der Leyen. E chiede di rivedere alcune decisioni, dallo stop per i motori termici dal 2035 alla sospensione dell’Ai Act fino alla stretta sugli aiuti di Stati

Draghi suona di nuovo la sveglia all’Europa: “L’inazione minaccia sovranità e competitività, serve nuova velocità”

“A un anno di distanza, l’Europa si trova in una situazione più difficile. Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Ci è stato dolorosamente ricordato che l’inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità“.

Queste parole di Mario Draghi hanno segnato uno dei momenti centrali della conferenza “Un anno dopo il rapporto Draghi”, dove l’ex presidente della Bce e del Consiglio italiano ha tracciato con chiarezza le sfide che attendono l’Unione europea. L’evento, che ha fatto il punto sulle 170 proposte del piano Draghi per rafforzare la competitività europea, ha visto protagonisti anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

L’ex premier ha sottolineato la frustrazione dei cittadini e delle imprese: “Sono delusi dalla lentezza dell’Ue. Ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravità del momento”. Troppe scuse? “Questo è compiacimento”, ha ammonito, invitando a una “nuova velocità” e risultati “nel giro di mesi, non di anni”.

Tre priorità per l’Europa: tecnologie, regole, IA industriale

Draghi individua tre leve fondamentali per ridare slancio all’Europa. In primo luogo, la diffusione delle nuove tecnologie deve essere sbloccata, creando un vero “28° regime” in grado di consentire alle imprese innovative di operare senza frammentazioni tra i 27 Paesi membri. Accanto a questo, è necessario semplificare le regole, a partire dal Gdpr, eliminando le incertezze giuridiche che rallentano l’utilizzo dei dati per addestrare l’intelligenza artificiale. Infine, l’ex presidente della Bce sottolinea l’urgenza di favorire l’integrazione verticale dell’IA nell’industria europea, un settore dove il continente detiene un vantaggio grazie alla leadership mondiale nell’automazione, ancora poco sfruttato.

Intelligenza artificiale: progressi ma divario netto

Draghi ha sottolineato i risultati raggiunti, senza nascondere i limiti: “In alcuni settori l’Europa sta compiendo progressi. Sono in corso progetti per la realizzazione di almeno cinque gigafabbriche di IA, ciascuna con oltre 100.000 Gpu avanzate… Ma il divario è netto. Sul fronte dell’IA, lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli di base, la Cina 15 e l’Ue solo 3. Tra le Pmi, l’adozione resta bassa, tra il 13 e il 21%”.

Per Draghi, la sfida chiave è sviluppare un’IA basata sulla proprietà intellettuale europea, capace di rafforzare le industrie strategiche: “La strategia ‘Apply AI’ della Commissione sarà un test fondamentale”.

Auto e transizione energetica: serve pragmatismo

Sulla mobilità elettrica, Draghi è chiaro: “Regole 2035 per l’auto si basano su presupposti non più validi” e “la transizione deve essere flessibile e pragmatica”. I ritardi nelle infrastrutture e i costi energetici possono frenare la crescita: “I prezzi del gas naturale nell’Ue sono ancora quasi quattro volte superiori a quelli degli Stati Uniti… Se questo divario non si riduce, la transizione verso un’economia ad alta tecnologia si bloccherà”.

Anche i data center sentono la pressione: la domanda di elettricità crescerà del 70% entro il 2030 e già oggi l’energia pesa fino al 40% sui costi operativi.

Cooperazione europea e debito comune

Per accelerare l’azione, Draghi suggerisce un approccio pragmatico: “Ecco perché il progresso potrebbe dipendere da coalizioni di volenterosi… Il passo logico successivo sarà quello di considerare il debito comune per progetti comuni». Sulla politica commerciale, ricorda: «Intesa su dazi in gran parte alle condizioni Usa”.

Von der Leyen: “Competitività missione incompiuta”

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato il bilancio delle iniziative dell’Ue: “Fatto molto ma missione non compiuta”. Tra i risultati, patto per l’industria pulita, “gigafactory” per l’intelligenza artificiale, fondo per start-up/scale-up e quantum, piani d’azione per auto, siderurgia e chimica e sei pacchetti di semplificazione in arrivo.

Riguardo all’intelligenza artificiale: “Naturalmente, anche il resto del mondo sta correndo… Questa non è una “missione compiuta”. Questa è la missione del prossimo decennio: fare dell’Europa uno dei continenti leader nell’intelligenza artificiale”. Ha annunciato la creazione di fabbriche che diventeranno Gigafactory e ha sottolineato: “Grazie per tuo rigore e tua visione», rivolgendosi a Draghi.

Sul mercato unico e la difesa, von der Leyen ha ribadito l’urgenza di rimuovere le barriere interne: “Il nostro mercato unico è lungi dall’essere completo. Le barriere interne al mercato unico sono equivalenti a un dazio del 45% sulle merci. E a un dazio del 110% sui servizi, secondo il Fmi”. E sul fronte difesa: “L’Europa deve ora farsi carico della parte del leone della propria sicurezza”.

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