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Dismissioni, il piano Invimit da 6 miliardi

Il piano prevede che entro il 2017 i fondi collegati alla Invimit arrivino a contenere immobili pubblici per un controvalore di 6,1 miliardi – Di queste risorse, quattro miliardi riguarderebbero i “fondi diretti”, in cui confluirebbero gli immobili di Inps (per 1,9 miliardi), Regione Lazio (800 milioni), Unioncamere e Inail (1,4 miliardi).

Dismissioni, il piano Invimit da 6 miliardi

Si chiama Invimit e ha messo a punto un piano che dieci giorni fa è stato approvato da Bankitalia. Si tratta di un Società di gestione del risparmio costituita nei mesi scorsi dal Tesoro e affidata all’ex direttrice dell’Agenzia del Demanio, Elisabetta Spitz. Il suo obiettivo è gestire direttamente o indirettamente (attraverso altre Sgr, magari private) una serie di fondi immobiliari nei quali lo Stato o gli enti locali facciano confluire parte del patrimonio pubblico da valorizzare o vendere. Non solo: Invimit potrà anche trovare sul mercato soggetti privati disponibili a investire, come  casse di previdenza, compagnie di assicurazioni e enti finanziari esteri. 

Come ricorda Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, il piano prevede che entro il 2017 i fondi collegati alla Invimit arrivino a contenere immobili pubblici per un controvalore di 6 miliardi e 100 milioni di euro. Di queste risorse, quattro miliardi riguarderebbero i “fondi diretti”, in cui confluirebbero gli immobili di Inps (per 1,9 miliardi), Regione Lazio (800 milioni), Unioncamere e Inail (1,4 miliardi). Quest’ultimo ente fornirà anche liquidità per un miliardo e 800 milioni. Immobili per altri 1,8 miliardi arriverebbero poi dai “fondi dei fondi”, come il Fondo scuole, il Fondo carceri, o il Fondo caserme, in cui si cercherà di far confluire una serie di strutture inutilizzate. 

Le risorse ottenute dalla vendita di questi beni potrebbero essere utilizzate per ridurre il debito pubblico. D’altra parte, avrebbero un impatto anche sul deficit, perché in alcuni casi consentirebbero allo Stato di risparmiare, ad esempio trasferendo un ufficio pubblico da un immobile privato preso in affitto a un palazzo che è già di proprietà pubblica. 

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