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Covid-19, per Pfizer una pioggia d’oro: 36 miliardi di dollari

La Big Pharma americana, con la collaborazione di BioNTech, incassa il risultato straordinario del vaccino più venduto nella storia della medicina. Logistica e scienza sono alla base del clamoroso successo. Via libera Usa alla vaccinazione per bambini di 5-11 anni

Covid-19, per Pfizer una pioggia d’oro: 36 miliardi di dollari

La guerra contro il Covid-19 ha fin d’ora un vincitore: Pfizer, il colosso pharma americano che, sotto la guida di un generale in arrivo dalla Grecia, il veterinario Albert Bourla, e la collaborazione di una quasi start up tedesca – BioNTech – creata da una coppia di medici turchi, ha creato la medicina più venduta e redditizia della storia della medicina: 36 miliardi di dollari di giro d’affari tanti quanti ne genera, per il solo 2021, la vendita di 2,3 miliardi di dosi. 

L’ultimo trionfo risale a poche ore fa. Le autorità americane hanno dato il via libera definitivo al vaccino anti-Covid della casa Usa per i bambini fra i 5 e gli 11 anni. “Oggi – recita la nota della Casa Bianca – abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra battaglia contro il Covid -19: l’autorizzazione di un vaccino sicuro ed efficace per i bambini consentirà ai genitori di porre fine a mesi di ansiosa preoccupazione per i propri figli e ridurre la misura in cui i bambini diffondono il virus ad altri”. Un successo scientifico che assolve, almeno per qualche ora, la Big Pharma dall’accusa di aver lucrato profitti sulle disgrazie umane garantendo vantaggi solo ai Paesi ricchi mentre l’epidemia infuria in giro per il globo: 5 milioni di vittime oppure, secondo gli analisti, almeno tre volte di più. L’85% dei vaccini finora è stato riservato ai Paesi ricchi. Senza dimenticare che Pfizer si oppone alla liberalizzazione del brevetto. 



Ma nei giorni delle vittoria, questi dati passano in secondo piano.  Wall Street ha potuto celebrare con un robusto rialzo, il 4 per cento abbondante, il prode e fortunato generale che ha sbaragliato, tappa dopo tappa, i concorrenti: a marzo si stimavano ricavi per 15 miliardi, saliti a 26 ad inizio estate. Oggi, però, sono diventati 36 mentre la quota di mercato di Pfizer e dell’alleata tedesca BioNTech è salita progressivamente dal 50 al 70%, oggi all’80% del mercato mondiale. Un trionfo commerciale che poggia su uno straordinario successo scientifico: 18 mesi fa ben pochi avrebbero scommesso sulla produzione in tempi così rapidi di una “pozione magica” in grado di contrastare il virus. Le previsioni, basate sulla storia dei vaccini, parlavano di dieci anni o giù di lì. Poi, grazie alla scelta di procedere con tecnologie innovative (basate sul messenger Rna) il quadro è cambiato. Merito delle intuizioni sviluppate da una start up tedesca di Magonza, guidata da una copia di scienziati turchi che collabora con Pfizer dall’agosto 2018 alla ricerca di vaccini anti-influenza che nel novembre del 2020 ha potuto annunciare al mondo che, nella fase di sperimentazione, il vaccino aveva mostrato un’efficacia del 90%.

Un successo scientifico che si è trasformato in una straordinaria operazione al servizio dell’umanità solo perché l’intuizione dei due geni biotech si è combinata ad una vera e propria macchina da guerra logistica e commerciale. E’ stata Pfizer, fino a ieri celebrata come l’azienda del Viagra, abilissima a sfruttare il passaporto fiscale garantito dall’Irlanda, la chiave del successo del vaccino. Laboratori della multinazionale hanno offerto la loro expertise per tagliare tempi e modalità dei vari test così come per accorciare i tempi degli esami delle autorità. Non meno importante, solo la formidabile struttura della big pharma ha garantito la logistica di una delle operazioni più complesse e delicate (basti pensare alla conservazione delle fiale) della storia. 

Certo, tanto impegno è ben remunerato. La quota di mercato in Europa, dopo la frana di Astra Zeneca, è salita all’80% in Europa, al 74% negli Usa. E i profitti, che a fine esercizio saliranno a 4,18 dollari per azione da 3,95, stanno lì a dimostrare che anche nel biotech, come a Silicon Valley, le grandi sfide hanno un solo vincitore che ai concorrenti lascia le briciole o poco più. Ma, per completare il quadro, va detto che le Big Pharma, almeno fino a ieri, si sono tenute alla larga dal mondo dei vaccini, rischioso e tutti sommato poco redditizio perché costretto a lavorare con gli Stati, per concentrarsi su altre malattie dalle terapie miliardarie. Anche di questo si deve tener conto nel valutare i profitti d’oro dell’azienda guidata da un veterinario con il bernoccolo degli affari, capace di intercettare, assieme all’alleato tedesco, i 440 milioni di aiuti pubblici ricevuti da BioNTtech in Germania assieme ad un centinaio di milioni di euro della Banca Europea degli Investimenti. Peanuts, a ben vedere, a fronte di un risultato storico.           

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