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Cinema: Quasi nemici, il film francese sull’integrazione

Esce nelle sale italiane la pellicola diretta da Yvan Attal, con uno straordinario Daniel Auteuil – Il regista indaga sulle diversità culturali e religiose i tutti i grandi paesi europei.

Cinema: Quasi nemici, il film francese sull’integrazione

Giudizio dell’autore: Risultati immagini per 4 stelle su cinque

Non vi fate ingannare da una brutta locandina, come pure dalla classificazione nel genere commedia e tantomeno dal fatto che sia un film “made in France”. Quasi nemici, con la regia di Yvan Attal e un solito quanto eccellente Daniel Auteuil, protagonista come un’autorevole docente di retorica  nella seconda università di Parigi, e la nota e brava Camelia Jordana, nelle vesti di una giovane e promettente studentessa di legge, pendolare dalla banlieue della capitale francese. 

Il film propone una riflessione a tutto tondo su un tema caldo come quello dell’integrazione, delle diversità culturali e religiose i tutti i grandi paesi europei. Questo tema viene svolto con una chiave di lettura di grande interesse: il potere della parola, a fronte di un dilagante potere delle immagini proprio dell’era contemporanea. La vicenda racconta di una ragazza che intraprende un corso di laurea in giurisprudenza in una nota e prestigiosa sede universitaria di Parigi dove la maggior parte degli studenti sembrano appartenere a famiglie agiate, borghesi. La differenza tra lei e gli altri ragazzi si nota subito, nel linguaggio, nei comportamenti, nell’abbigliamento.

Il professore è titolare della cattedra di retorica, materia fondamentale per i futuri avvocati che saranno chiamati ad esporre nelle aule dei tribunali le tesi dei loro assistiti, in favore o in opposizione. Si da il caso che il professore manifesta chiaramente durante le lezioni le proprie convinzioni razziste, riferite al colore della pelle come pure alla religione professata. Viene duramente contestato dagli studenti, dal corpo docente e da tutta la comunità accademica che vorrebbe adottare dure sanzioni contro di lui. La sola possibilità che gli viene offerta per uscirne è partecipare e far vincere la facoltà alla consueta gara di retorica tra tutte le facoltà di diritto francesi. La protagonista, Neïla Salah, inizialmente titubante, successivamente accetta la sfida e vedremo come finisce, con un esito affatto scontato. 

Il cinema si è spesso cimentato con i temi del linguaggio, dell’uso della parola, dell’organizzazione linguistica del pensiero e ha fornito titoli di grande interesse. Ne ricordiamo alcuni: un capolavoro dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, realizzato con attori detenuti che rappresentano il Giulio Cesare di Shakespeare (tema ripreso in Quasi nemici, dove si ripropone la celebre orazione di Antonio al Foro romano), un poco noto The Great Debaters – Il potere della parola del 2007 con Denzel Washington e Il discorso del Re, con la regia di Tom Hooper del 2010. Innumerevoli altri titoli hanno utilizzato la retorica come parte rilevante della sceneggiatura. In questo film lo spunto, il luogo narrativo, è la gara di retorica che in Italia è stata introdotta  dall’Associazione PerLaRetorica, diretta da Flavia Trupia, con “La guerra delle parole”, iniziativa avvenuta realmente nelle carceri di Regina Coeli a Roma e Poggioreale di Napoli. Pubblicano inoltre un eccellente sito, Perlaretorica.it, ricchissimo di riferimenti, anche cinematografici sull’argomento.  

Il film è tecnicamente quasi perfetto: ottima la regia, recitazione impeccabile, sceneggiatura coerente e ben impostata, fotografia originale, colonna sonora gradevole. Non manca nulla per apprezzare un film non banale, che tratta argomenti importanti con apparente leggerezza ma con sostanziale rilevanza. La cosiddetta “civiltà delle immagini” non sembra possa prescindere, speriamo ancora per molto, dal peso delle parole. A proposito, per collocare questo film in un genere cinematografico ci viene in mente un aforisma di Eugène Ionesco: “O parole, quali crimini si commettono in vostro nome!”. Non ci sono dubbi, Quasi nemici appartiene al genere drammatico, merita la visione a quattro stelle. 

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