Condividi

Cinema 2.0: marketing e tecnologie fondamentali e i generi cambiano

Cinema 2.0: marketing e tecnologie fondamentali e i generi cambiano

Distribuzione. Come abbiamo scritto, andare al cinema non è e non sarà più la stessa cosa rispetto a quando si assisteva alle proiezioni seduti in scomode sedie di legno, magari in una sala parrocchiale o nelle arene d’estate. La visione di un film oggi, e sempre più nell’immediato futuro, sarà immersivo (lo spettatore al centro della sala), coinvolgente nella realtà virtuale, interattivo, multimediale, con schermi giganteschi in altissima risoluzione, in tre dimensioni nella cosiddetta “realtà aumentata”, con sedili di nuova generazione che insieme alla comodità possono fornire ulteriori servizi. Insomma, in poche parole, sarà il cinema del futuro.

Un anello fondamentale di questo nuovo modo di andare o di fruire il cinema è composto dai complessi meccanismi della distribuzione. Un prodotto cinematografico, infatti, viene concepito e nasce già con un progetto di distribuzione. Per una buona parte della storia del cinema made in USA il processo di ideazione, produzione e distribuzione fino alla proprietà delle sale cinematografiche erano concentrati nello stesso soggetto. In questo modo sarebbe stato più facile avere il controllo pressoché completo del proprio segmento di mercato e permettere la massimizzazione dei profitti.



Oggi la realtà del mercato è molto complessa e intervengo molti soggetti e diversi ambiti di riferimento. Anzitutto il primo livello si riferisce alle dimensioni internazionali. In questo settore la fanno da padrone i cosiddetti “blockbuster” cioè prodotti cinematografici destinati a diversi continenti, buoni per tutti i gusti, dove vengono impiegati budget colossali e dai quali ci si attendono profitti proporzionati. In secondo luogo ci sono i diritti di sfruttamento nell’home video e nei passaggi televisivi. Infine, e proprio in questo campo stanno avvenendo trasformazioni importanti, la diffusione in streaming.

Già da tempo si intravvedevano segnali di conflitto tra la distribuzione “tradizionale” e quella via Internet e la miccia che ha fatto detonare il mercato è stata l’avvento di Netflix. Al recente Festival del cinema di Cannes ha avuto clamore l’esclusione alla competizione di prodotti cinematografici che prima non fossero passati per il normale circuito nelle sale, al contrario di quanto avvenuto alla rassegna di Venezia dove invece hanno partecipato regolarmente, secondo il principio “ogni film merita rispetto e attenzione in quanto tale, indipendentemente dei meccanismi della sua distribuzione”.

La transizione al modello di diffusione dei film attraverso la reteInternet sta ponendo seri problemi alla catena tradizionale di distribuzione. Nel recente passato, si prevedeva anzitutto l’uscita nelle sale e la permanenza quanto più a lungo possibile, in relazione al loro successo commerciale. Successivamente, si contrattualizzava la distribuzione sui canali televisivi e la commercializzazione in home video mentre ora, proprio come avviene ad esempio con Netflix, si “passa” in contemporanea o addirittura prima sulla rete e poi nel circuito tradizionale. Come ha affermato Antonio Morabito, il regista autore di Rimetti a noi i nostri debiti, “ho messo su un piatto della bilancia il fatto di essere distribuito in 190 paesi in 22 lingue insieme al loro entusiasmo di sostenere un film che ha una forte valenza politica e sull’altra il mancato passaggio in sala e non ho avuto dubbi”.

Su questo filone, inoltre, si innesta una significativa novità che interessa più i contenuti che i meccanismi di distribuzione. Non ci sono dubbi sul fatto che al prodotto cinematografico come finora lo abbiamo inteso, il film tradizionale con una storia che inizia e si conclude nella stessa dimensione temporale, si sta progressivamente affermando la visione di prodotti “seriali”, solitamente fruiti dal proprio apparato televisivo o dal computer connesso in rete. Ora si prospetta la possibilità che questo genere di prodotti, come pure ad esempio lo sport o i grandi eventi musicali, possano essere distribuiti direttamente nelle sale e fruiti con la comodità e la migliore qualità di visione.

Contenuti e generi cinematografici. Per quanto abbiamo scritto in precedenza, è lecito un interrogativo: quanto le nuove dimensioni delle tecnologie di ripresa, della proiezione e della distribuzione di un prodotto cinematografico sono in grado di interferire, di influenzare, la proposizione dei contenuti, dei soggetti? Quali generi  sono in declino e quali invece in ascesa? Cosa richiede maggiormente il pubblico? La possibilità di effettuare riprese con macchine digitali invece che in pellicola influisce certamente sulle prestazioni dei registi e degli attori. Utilizzare diverse telecamere, anche di basso costo, per la stessa scena invece di una sola cinepresa, amplifica e ottimizza il tempo e lo spazio disponibile oltre che ridurre i costi di produzione. Conpiccole telecamere, gli stessi attori posso essere inquadrati da diverse angolature e talvolta anche a loro insaputa, rendendo la recitazione più naturale. Anche per gli sceneggiatori si possono aprire soluzioni narrative più articolate, meno ingessate dall’obbligo di dover utilizzare punti di ripresa limitati.

Con il digitale, inoltre, vengono estesi a dismisura i confini delle possibilità visive. L’uso intensivo degli effetti speciali, infatti ha sostenuto e sostiene ancora lo sviluppo di generi che altrimenti potrebbero avere poca fortuna come, ad esempio, il fantasy o l’action. Per rimanere in questo campo, la prossima frontiera che si intravvede potrebbe riguardare l’utilizzo di attori virtuali, con sembianze e linguaggi talmente simili agli umani da rendere difficile il loro riconoscimento.

La riposta al primo interrogativo quindi è positiva: il cinema si sviluppa, si evolve anche in relazione a tutte le sue componenti, siano esse puramente tecnologiche quanto sociali e culturali. Il pubblico può accompagnare questi processi e rispondere in modo simmetrico e contestuale ai mutamenti proposti.

In questa chiave si può leggere il progressivo decadimento di alcuni generi cinematografici che hanno avuto tanta fortuna nel recente passato come, ad esempio, il Western oppure il giallo classico alla Agatha Christie. Nelle classificazioni tradizionali vengono comunemente individuati oltre 20 tra generi e sottogeneri: Animazione, Avventura, Biografico, Catastrofico, Commedia, Documentario, Drammatico, Epico, Erotico, Fantascienza, Fantasy/Fantastico, Giallo/poliziesco, Guerra, Horror, Mitologico, Musical, Sentimentale, Spionaggio, Storico, Thriller, Western. Le stagioni d’oro di alcuni di questi generi sembrano definitivamente tramontate mentre altre sono in forte ascesa. Nel nostro Paese da tempo non si vede più un film mitologico mentre invece resiste un modello aggiornato di commedia “all’italiana” che ha dato tanta fortuna al nostro cinema.

In questo senso, infine, si legge una delle fonti di crisi del cinema, non solo nazionale: sono gli spettatori che preferiscono altri generi e altre modalità di visione dei film oppure sono i produttori, gli sceneggiatori, i registi a non essere in grado di intercettare i nuovi interessi del pubblico? È il principale interrogativo sul quale ancora non si riesce a trovare una risposta convincente. Realizzare un buon film solitamente richiede un buon soggetto, un regista capace e attori preparati. Oggi questo non sembra essere più sufficiente: occorrono esperti di marketing, di tecnologie, di scienze cognitive. In altre parole, un nuovo cinema 2.0.

Commenta