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ChemChina in Pirelli ma sede, management e ricerca restano in Italia: a ore l’annuncio dell’accordo

A ore l’annuncio ufficiale dell’ingresso dei cinesi in Pirelli ma negli accordi c’è una norma che stabilisce che la sede, il management e la ricerca del gruppo resteranno in Italia e che per modificarla servirà il 90% del capitale – In caso di adesione totalitaria all’Opa (15 euro ad azione) ChemChina avrà il 65%, gli italiani il 22,6%, i russi il 12,4%

ChemChina in Pirelli ma sede, management e ricerca restano in Italia: a ore l’annuncio dell’accordo

La Pirelli parlerà cinese ma la sua sede, il suo management e la sua ricerca resteranno italiani. E’ atteso ad ore l’annuncio ufficiale dell’ingresso del gigante cinese ChemChina in Pirelli anche se i dettagli verranno diffusi domani poco prima della riapertura di Piazza Affari. Alla fine del quarto riassetto di Pirelli in pochi anni, nel gruppo di Marco Tronchetti Provera, che verrà confermato al vertice fino al 2012, ci saranno più cinesi e meno russi ma con un presidio italiano.

Secondo gli accordi i cinesi rileveranno il 26% di Pirelli in mano a Camfin pagando ai soci 15 euro ad azione e allo stesso prezzo lanceranno con un nuovo veicolo l’Opa per la quale sono già pronti 7 miliardi di euro.

Se l’adesione all’Opa, che sarà lanciata dai cinesi insieme ai soci italiani e russi, sarà totalitaria, ChemChina avrà da subito il 65%, gli italiani il 22,6% e i russi di Rosneft, spiazzati dal crollo del prezzo del petrolio e del rublo, il 12,4%. L’obiettivo successivo è quello di ritirare temporaneamente il titolo Pirelli dalla Borsa e avviare il riassetto industriale. Senza delisting i cinesi avrebbero invece il 51% della newco e l’asse italo-russo il 49%.

Se la Pirelli lascerà Piazza Affari per il nuovo riassetto il suo ritorno in Borsa avverrà solo per la sua parte più nobile e cioè gli pneumatici premium.

Negli accordi dell’ultima ora è spuntata una norma che lascia la sede, il management e la ricerca di Pirelli in Italia e che prevede che solo con il 90% del capitale si può cancellare del tutto l’italianità del gruppo. Ma con questo riassetto è evidente che per Pirelli e soprattutto per il capitalismo italiano si apre una nuova stagione: più capitali esteri, più internazionalizzazione e meno Italia

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