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Champions: l’Atalanta stende il Chelsea e fa la storia, l’Inter perde su rigore con il Liverpool. Stasera Napoli e Juve devono vincere

L’Atalanta di Palladino fa l’impresa battendo il titolatissimo Chelsea di Maresca mentre l’Inter perde ancora una volta con una grande: il Liverpool prevale su rigore. Stasera la Juve affronta il Pafos e il Napoli va in Portogallo a vedersela con il Benfica di Mourinho: vincere è un obbligo per andare avanti

Champions: l’Atalanta stende il Chelsea e fa la storia, l’Inter perde su rigore con il Liverpool. Stasera Napoli e Juve devono vincere

L’Atalanta fa la storia, l’Inter perde l’ennesimo big match della stagione. Il martedì di Champions si rivela a due volti per le nerazzurre coinvolte: sorridente per Palladino, capace di battere il Chelsea (2-1) e salire a quota 13 punti, decisamente amaro per Chivu, sconfitto dal Liverpool (0-1) con un discutibilissimo rigore nel finale e costretto a fare i conti con lo spettro dei playoff. Emozioni in vista anche stasera, con Juventus e Napoli chiamate a vincere contro Pafos e Benfica (ore 21): sia Spalletti che Conte devono fare punti, altrimenti il futuro europeo resterebbe davvero appeso a un filo.

Inter – Liverpool 0-1: decide un “rigorino” di Szoboszlai, gli ottavi si complicano

L’Inter cade a San Siro contro il Liverpool e incassa la seconda sconfitta consecutiva in Champions, venendo agganciata a quota 12 proprio dai Reds. Decisivo un rigore trasformato da Szoboszlai nel finale, uno di quei fischi “moderni” che fanno storcere il naso a molti, ma tant’è: i Reds, giunti a Milano in pieno stato di crisi, si sono presi i 3 punti, condannando i nerazzurri a doverne fare almeno 4 tra Arsenal e Borussia Dortmund, pena ritrovarsi a fare i playoff. Una serata nata male e finita peggio: dopo un avvio di marca inglese, i nerazzurri perdono Calhanoglu dopo 11’ e Acerbi alla mezz’ora, entrambi fermati da guai muscolari. Il Liverpool cresce, crea e al 32’ trova anche il gol con Konaté, ma il Var cancella tutto per il tocco di mano di Ekitiké sul colpo di testa di Van Dijk. Lo scampato pericolo sveglia l’Inter, che prima con Bisseck, poi con una punizione di Barella e infine con il colpo di testa di Lautaro nel recupero mette paura ad Alisson, bravissimo a mantenere lo 0-0. Nella ripresa la squadra di Chivu torna in campo con buone intenzioni e grande volume di gioco, ma senza la giusta lucidità. L’Inter costruisce, arriva spesso al limite, però sbaglia scelte, tempi e rifiniture, tenendo sempre in vita un Liverpool che si affida soprattutto alle ripartenze. I Reds, infatti, vanno vicini al gol prima con Ekitiké (anticipato da un Sommer tempestivo al 77’), poi con Bradley, che all’80’ si vede negare la rete da un intervento prodigioso del portiere svizzero. La svolta arriva all’88’: su un pallone messo in area, Bastoni trattiene Wirtz e il Var richiama Zwayer, inducendolo a fischiare un rigore davvero fiscale: Szoboszlai non sbaglia e firma l’1-0 che decide la partita. L’ultimo assalto nerazzurro non produce nulla e il Liverpool porta via tre punti pesantissimi, agganciando l’Inter al quinto posto. Una sconfitta che brucia per come è maturata, tra infortuni, occasioni sprecate e un finale amaro che pesa sia sulla classifica che sull’umore di chi, evidentemente, non riesce proprio a vincere uno scontro diretto.

Chivu: “Il pari sarebbe stato più giusto! Il rigore? Dobbiamo combattere le ingiustizie”

“Era giusto un pareggio per come si era messa, abbiamo subito all’inizio la loro pressione ma poi abbiamo trovato la chiave e le giocate giuste – il commento amaro di Chivu -. Poi arriva un episodio a fine partita, il secondo nelle ultime due giornate di Champions e non portiamo a casa niente. Ci aspettavamo la loro pressione, la loro intensità, ma abbiamo cominciato un po’ intimoriti. Abbiamo trovato qualche trama di gioco, nel secondo tempo ci aspettavamo di continuare su quell’energia e abbiamo cercato di farlo, ma quando sono calate le energie ci siamo abbassati un po’ troppo. Il rigore? Commento poco le decisioni arbitrali, io parlo di educazione e di quello che dobbiamo insegnare. L’arbitro l’aveva interpretata bene sul campo, poi quando interviene il Var bisogna capire le dinamiche e accettare la decisione arbitrale, anche se dobbiamo combattere contro le ingiustizie e pensare a cosa vogliamo fare di buono”.

Atalanta – Chelsea 2-1: grande rimonta con Scamacca e De Ketelaere, ora gli ottavi sono possibili

Serata storica per l’Atalanta, che firma una rimonta pesantissima e batte 2-1 il Chelsea campione del mondo. A Bergamo la serata sembra complicarsi al 25’, quando Joao Pedro porta avanti i Blues su cross di Reece James, convalidato dal Var dopo l’annullamento iniziale. Ma la Dea di Palladino non crolla, resta dentro la partita e nella ripresa ribalta tutto: Scamacca firma l’1-1 al 55’ su assist di De Ketelaere e proprio il belga, all’83’, decide con un colpo che manda Bergamo in estasi: Atalanta a 13 punti e in piena corsa per gli ottavi diretti, Chelsea fermo a 10. La partita si accende subito: al 5’ De Ketelaere ha la palla per sbloccarla sull’ottima iniziativa di Lookman, poi al 19’ è lo stesso nigeriano a creare il caos, obbligando Acheampong a un intervento disperato dopo la chiusura di Chalobah su Scamacca. Il Chelsea soffre ma passa alla prima vera occasione, mentre l’Atalanta deve anche fare i conti con l’infortunio di Bellanova al 17’, da valutare nei prossimi giorni. Il copione cambia dopo l’intervallo: i Blues sfiorano il raddoppio, Lookman si vede annullare il pari al 53’, ma è solo questione di minuti. Al 55’ Scamacca colpisce e rimette in equilibrio la gara, andando poi a un passo dalla doppietta al 62’, quando Djimsiti non riesce a ribadire in rete la respinta di Sanchez. Ed è l’Atalanta, più convinta e più continua, a prendersi con merito il successo con De Ketelaere, che all’83’ sfrutta l’ennesima fiammata offensiva e firma il gol del sorpasso che fa esplodere la New Balance Arena. Nel finale serve un super Carnesecchi, decisivo su Garnacho al 90’ e di nuovo su Joao Pedro nel recupero, blindando tre punti dal peso specifico enorme.

Palladino: “Entrare nelle prime otto sarebbe straordinario, ma ora testa al Cagliari”

“Sono molto felice perché è stata una serata magica vissuta davanti ai nostri tifosi, siamo davvero al settimo cielo. Abbiamo affrontato una squadra fortissima: sono rimasto sinceramente impressionato dalla loro qualità tecnica e dalla gamba dei loro giocatori, davvero di altissimo livello. Ma proprio questo dà ancora più valore alla nostra prestazione. Come ho detto ai ragazzi nel cerchio di centrocampo a fine gara, non possiamo permetterci di essere così “alterni”. Voglio pensare che la sconfitta di Verona sia stata solo un episodio isolato. Dobbiamo mettere dentro ogni partita questo spirito, questo DNA atalantino. I ragazzi hanno interpretato la gara in maniera perfetta, pur avendo avuto un solo giorno effettivo per prepararla. Li ringrazio, perché giocare partite del genere ti fa crescere l’autostima. Ora godiamoci la serata, ma la testa deve andare subito a sabato: l’importante è il Cagliari, anche se qualificarsi tra le prime otto sarebbe qualcosa di straordinario, di unico”.

Juventus – Pafos (ore 21, Sky e Now)

Neanche il tempo di metabolizzare il crollo del Maradona che la Juventus è già costretta a rimettersi in marcia, perché la sfida col Pafos vale un bel pezzo del suo futuro europeo. Sembra incredibile, ma bianconeri e ciprioti hanno gli stessi punti (6) e Spalletti non può permettersi altri inciampi: dopo ci sono Benfica e Monaco e arrivarci senza questa vittoria sarebbe pericolosissimo. Il problema è che la Juve vista contro il Napoli non ha soltanto perso, ma è sembrata tornare indietro, con limiti tattici e scelte discutibili che ricordano da vicino l’era Tudor. Anche perché, tra numeri e segnali, le somiglianze ci sono tutte. L’assenza di Vlahovic ha aperto un buco al centro dell’attacco e Spalletti, invece di affidarsi a David o Openda, ha optato per un “falso nove” improvvisato con Yildiz. Il gol del pareggio è arrivato appena il turco è tornato il trequartista, ma è inevitabile che questa scelta suoni come una bocciatura dei nuovi acquisti, proprio come accadeva con Tudor quando parlava di mercato “inadeguato”. C’è poi il capitolo numeri, che racconta una Juve diversa nello stile, ma simile nei risultati: 1,6 punti di media per Spalletti, 1,5 per Tudor; 1,5 gol fatti a gara contro 1,4; meno tiri concessi, ma sempre un gol subito di media. Contro il Pafos, però, la formula cambia: Spalletti torna al 3-4-2-1 con Di Gregorio in porta, Kalulu, Kelly e Koopmeiners in difesa, McKennie, Locatelli, Miretti e Cambiaso a centrocampo, Zhegrova e Yildiz alle spalle della punta centrale David. Dall’infermeria arriva qualche spiraglio di luce: Bremer è di nuovo tra i convocati e con lui potrebbe finalmente prendere forma la difesa a quattro, finora rimasta solo un’idea frenata dagli infortuni. Stasera però, a prescindere da tutto, servono tre punti, altrimenti la parola crisi, accantonata dopo l’esonero di Tudor, tornerà ad abbattersi sul mondo bianconero.

Spalletti: “A Napoli ho danneggiato la squadra, ora attenti al Pafos”

“Prima di tutto il Pafos è una squadra tosta – ha spiegato Spalletti -. Ha molti portoghesi e brasiliani nella sua squadra, ha fatto brutta figura solo contro il Bayern, poi ha preso pochissimi gol nonostante abbia avuto avversari top. Sono una squadra tignosa e vogliosa di metterla a livello fisico, nel reparto offensivo sono molto forti, dobbiamo essere bravi a non subire le loro ripartenze. È una cosa a cui dobbiamo fare attenzione, hanno qualità per ribaltare la situazione. La sconfitta di Napoli? Naturalmente ho delle responsabilità, non ho messo in condizione i ragazzi per fare il meglio, ho danneggiato la squadra. I numeri non sono quelli desiderati al momento, sia al livello di risultati che di individualità. Ora ho più conoscenza dei calciatori che ho a disposizione e per me è fondamentale, poi vedo che sono migliorate alcune cose. Non siamo bravi a ripeterle spesso dentro la partita queste cose che loro hanno, ma sono lì nelle condizioni di essere prese, le dobbiamo fare di più e riconoscere di più. Ho le stesse intenzioni e certezze di quando ho accettato di venire a fare l’allenatore della Juventus”.

Benfica – Napoli (ore 21, Prime Video)

A Lisbona la posta in gioco va ben oltre i tre punti. Benfica-Napoli, infatti, vuol dire anche il primo confronto in Champions tra Antonio Conte e José Mourinho. Pur essendosi già affrontati sette volte tra Italia e Inghilterra, non si erano mai trovati l’uno di fronte all’altro nella massima competizione europea. Il bilancio parla chiaro: quattro vittorie per Conte, un pari e due successi per Mourinho. Un rapporto burrascoso, passato dalle pesantissime risse verbali dei tempi inglesi a un armistizio professionale costruito negli anni, fino al rispetto attuale. Lo Special One arriva all’appuntamento cercando risposte: il suo Benfica è terzo in campionato e in Champions ha appena ritrovato un successo dopo quattro ko. Conte, dal canto suo, ha ritrovato serenità e certezze dopo settimane complicate, nonostante la solita emergenza infortuni. E i sette punti raccolti finora non bastano: ne servono altri, soprattutto considerando la prossima trasferta di Copenaghen e l’ultima contro il Chelsea. Il Napoli, comunque, ha già dato segnali inequivocabili contro Atalanta, Roma e Juventus, raccogliendo il bottino pieno e dando risposte sia dal punto di vista del gioco che dell’atteggiamento. Avanti dunque con il 3-4-2-1 con Milinkovic-Savic in porta, Beukema, Rrahmani e Buongiorno nel reparto arretrato, Di Lorenzo, Elmas, McTominay e Olivera in mediana, Neres, Hojlund e Lang nel tridente offensivo. La difesa ha retto nelle ultime due gare europee, ma resta una macchia: in trasferta, il Napoli ha sempre perso. Al Da Luz c’è in palio un pezzo di futuro europeo e il Napoli non ha alcuna intenzione di frenare proprio ora.

Conte: “Mou è un vincente, non dobbiamo lasciare neanche un centimetro”

“Andiamo ad affrontare una squadra in salute, che viene dall’ottima partita con lo Sporting Lisbona, in uno stadio molto caldo – il pensiero di Conte -. Veniamo da buone prestazioni e buone energie. Ma nella testa della squadra c’è la vigilia di match con Roma, Atalanta, Juve, Qarabag, ogni partita è importante per noi, ci sarà voglia e concentrazione. Ho cercato di far recuperare i calciatori dopo domenica sera, mi auguro ce la facciano perché ci vorrà una gara bella intensa, tosta. Dovremo metterci tanta energia come stiamo facendo ultimamente e aver voglia di scendere in campo e non lasciare un centimetro, dovremo combattere. Ci vorrà sfrontatezza per uscire dal campo senza recriminazioni. Il Benfica ha solo 3 punti, noi 7 e da parte loro c’è la necessità di vincere a tutti i costi per sperare, ma noi abbiamo bisogno di fare punti. Finora in trasferta europea abbiamo perso contro il Manchester City rimanendo in 10 dopo 10’… Mourinho? Alla fine è sempre un piacere incontrare le sue squadre. È un allenatore vincente, c’è poco da dire, sarà bello ritrovarlo e salutarlo”.

Mourinho: “Il Napoli è molto forte. Le sue assenze? Non fatemi ridere…”

“Il Napoli è una squadra molto forte, ha vinto due scudetti in un brevissimo arco di tempo – ha sottolineato Mourinho -. In questo momento è una squadra che gioca in modo diverso rispetto all’inizio del campionato, purtroppo. A me piace molto di più come giocano adesso rispetto a come giocavano prima. Le squadre di Conte sono squadre complete, impossibile trovare qualcosa su cui poter dire che sono scarsi o non lo fanno bene. Antonio è molto esigente col mercato, costruisce rose fortissime con gente forte che gli dà tante opzioni, dal punto di vista della preparazione è uno dei più bravi. Le assenze nel Napoli? Non mi fate ridere: se non c’è De Bruyne, c’è McTominay… Vedi la squadra che gioca, chi è in panchina e ti dimentichi chi manca. Io ho delle assenze pesanti ma non voglio piangere. Fin quando la matematica non ci condannerà saremo lì a lottare, vincere ci metterebbe in una posizione buona, non farlo complicherebbe la vita, ma ci sarebbero altri 6 punti da conquistare”.

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