L’Inter cade ancora, l’Atalanta si conferma squadra “da Champions”. Chivu sognava un successo di prestigio per archiviare il derby perso contro il Milan, invece deve arrendersi all’Atletico Madrid (2-1) e fare i conti con un’altra sconfitta, la quinta in appena tre mesi di stagione. Il risultato, anche stavolta, lascia l’amaro in bocca ai nerazzurri, perché le occasioni create sono state tante e il gol decisivo di Gimenez è arrivato in pieno recupero. Ma gli episodi, si sa, finiscono spesso dalla parte di chi cura i dettagli e l’Inter, evidentemente, non lo fa nella maniera giusta. Tutt’altra serata per l’Atalanta, uscita da Francoforte con un 3-0 che cancella il ko di Napoli, oltre che dare un grande spessore alla classifica europea. La squadra di Palladino, al debutto assoluto in Champions, è ormai a un passo dai playoff e guarda addirittura alla “top eight”, obiettivo ambizioso ma non impossibile da raggiungere.
Atletico Madrid – Inter 2-1: Chivu beffato nel recupero, resta il tabù degli scontri diretti
La quinta sconfitta stagionale dell’Inter arriva in pieno recupero e descrive perfettamente il momento nerazzurro. Quello di Madrid non sarà stato un derby, ma fa comunque male, perché il colpo di testa di Gimenez arriva sull’ultimo angolo della partita, dopo che Zielinski sembrava aver rimesso in piedi un match iniziato subito in salita. Chivu mischia le carte, sorprende con Bonny vicino a Lautaro e Carlos Augusto di nuovo a piede invertito a destra, mentre Simeone lancia Baena, Gallagher e il figlio Giuliano dietro Alvarez. L’Inter parte forte, pressa bene, costruisce, crea: Musso vola su Dimarco, Lautaro ci prova due volte, ma basta una palla sanguinosa persa da Calhanoglu (ci risiamo…) per far crollare tutto. Giuliano Simeone scappa, Carlos Augusto libera male colpendo Baena, il pallone arriva ad Alvarez in maniera sospetta, l’arbitro fischia fallo, il Var rivede tutto per interminabili minuti e alla fine convalida l’1-0.
L’Inter però resta viva e a inizio ripresa schiaccia l’Atletico nella propria area. Barella colpisce una traversa clamorosa, Dimarco spreca davanti a Musso, poi Zielinski firma un pareggio sacrosanto chiudendo uno splendido triangolo con Bonny. Simeone getta nella mischia Griezmann e il norvegese Sorloth e l’Atletico cresce, sfiorando il 2-1 con Giuliano Simeone, il neo-entrato francese e Pubill. La gara resta in bilico e proprio quando sembra destinata a finire in parità, ecco il gol di Gimenez sugli sviluppi di un corner, una delle specialità della casa (93’), a condannare l’Inter alla quinta sconfitta stagionale, la seconda consecutiva. Inutile sottolineare che si tratti dell’ennesimo scontro diretto perso, e se è vero che la classifica in Champions resta ottima, lo è anche che gli ottavi diretti non sono affatto sicuri. Soprattutto se la squadra, ogni volta che si alza l’asticella, finisce per cadere.
Chivu: “Sconfitta che brucia, dobbiamo essere più sporchi e cattivi”
“Riunione post-partita in spogliatoio? Ho fumato tre sigarette e ho detto alla squadra quello che dovevo dire – ha sospirato Chivu -. Questa sconfitta brucia molto, a tratti abbiamo fatto bene e dopo il primo gol abbiamo reagito, forse poi ci siamo un po’ abbassati, ma questo è anche merito loro. Abbiamo messo molte energie, ma purtroppo all’ultimo abbiamo preso gol su corner, nonostante avessimo in campo i migliori saltatori. Ci aspettavamo una contro reazione da parte loro, forse dopo il derby avevamo poche energie. Io non posso rimproverare nulla, ma è ovvio che tutti potevano fare di più, anche i nuovi entrati. Riguarderemo la gara e faremo un’analisi per imparare dai nostri errori. Questa squadra deve reagire ed essere consapevole della sua forza, a volte serve più cinismo e meno ricerca della bellezza. Non siamo stati in grado di vincerla quando abbiamo avuto la possibilità, ma neanche di difendere il risultato: la squadra è bella, a volte però serve anche essere sporchi e cattivi”.
Eintracht Francoforte-Atalanta 0-3: la Dea gode con Lookman, Ederson e De Ketelaere
Torna la Champions e l’Atalanta ritrova il sorriso. La Dea firma l’ennesima notte europea da tramandare ai posteri, travolgendo l’Eintracht 3-0 dopo un primo tempo di sofferenza, legni e fiato sospeso. Palladino debutta in Champions con un 3-4-2-1 verticale e offensivo, con il tridente Lookman-Scamacca-De Ketelaere in attacco, Toppmoller risponde con un Eintracht aggressivo, rapido e affamato. Ne viene fuori una partita tosta, fisica, senza un attimo di pausa, costruita sugli esterni e sulle corse a campo aperto. L’avvio è una battaglia vera: Chaibi spreca un rigore in movimento, Kossounou salva su Knauff, Scamacca non trova Lookman nel corridoio buono e Koch sfiora di testa. Poi, quando sembra che l’inerzia premi i tedeschi, la Dea si accende: prima Lookman, poi Scamacca, centrano due pali in due minuti, episodi che ribaltano l’aria del match. Zappacosta, dall’altra parte, evita lo svantaggio con una chiusura monumentale su Gotze. È l’ultimo brivido di un primo tempo equilibrato, ma la ripresa è una valanga nerazzurra. L’Atalanta sale di ritmo, palleggia più veloce, si riversa in avanti e in cinque minuti piazza la spallata che decide tutto. Lookman sblocca al volo di sinistro (60’), Ederson raddoppia su assist dello stesso nigeriano (62’) e De Ketelaere firma il tris che mette la partita in cassaforte (66’). L’Eintracht si spegne e il finale diventa semplice amministrazione. Palladino passa dalla sconfitta di Napoli alla serata perfetta, fatta di personalità, coraggio e tre gol pesantissimi. Perché la qualificazione diretta agli ottavi, dopo il colpaccio di Francoforte, è un obiettivo reale e concreto.
Palladino: “Notte magica e indimenticabile, sono sicuro che faremo grandi cose”
“È stata una notte magica – ha esclamato Palladino -. Voglio ringraziare la società per la fiducia e i ragazzi, è la vittoria di un grande gruppo, con enormi valori umani e tecnici, meritavano una soddisfazione del genere. In questi giorni i giocatori hanno lavorato con grande intensità e mi hanno regalato una serata indimenticabile, ma adesso dobbiamo restare umili. Ci serviva una scintilla che sbloccasse questa squadra mentalmente, ora però subito testa alla gara di domenica contro la Fiorentina. Quando sono entrato nello spogliatoio, ho chiesto ai giocatori di scrivere le caratteristiche del Dna che doveva ritrovare la squadra e sono arrivati spunti importanti. Ho cercato di dare coraggio e responsabilizzare la squadra, poi questo gruppo ha dei grandi valori e doveva solo ritrovare l’entusiasmo. Il Dna dell’Atalanta deve essere quello dei bergamaschi. Dobbiamo rimanere umili e lavorare sodo, sono sicuro che insieme potremo fare grandi cose, ma dobbiamo mantenere questo atteggiamento”.