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Casa: la direttiva Ue sull’efficienza energetica degli edifici non c’è ancora e la politica è già in agitazione

La direttiva europea sull’adeguamento energetico degli edifici divide la politica europea. Cosa fanno i Paesi in attesa della direttiva ?

Casa: la direttiva Ue sull’efficienza energetica degli edifici non c’è ancora e la politica è già in agitazione

La direttiva Ue sull’efficienza energetica degli edifici mette in subbuglio la politica italiana. Il provvedimento sulla casa non è stato ancora approvato è già si contano prese di posizione contrarie. La sola discussione del testo prevista in Commissione Industria dell’Europarlamento per la prima settimana di febbraio, ha fatto salire sulle barricate il maggiore partito del governo italiano e una parte del mondo delle costruzioni. “La casa è sacra e non si tocca” ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti. Il partito della premier di Giorgia Meloni sta per presentare anche una risoluzione con la quale chiede al governo di contrastare la norma di Bruxelles. L’attacco è che – qualora il testo fosse approvato nella sua formulazione originale – si danneggerebbero milioni di proprietari di immobili. Questa contrarietà è sostenuta in parte anche dai costruttori, per i quali in Italia sarebbero da ristrutturare due edifici su tre.

La direttiva Ue sulla casa arriva dopo la guerra in Ucraina.

Gli eurodeputati sono impegnati in un lungo braccio di ferro che attraversa le posizioni ambientaliste e quelle dei gruppi meno propensi alla riqualificazione verde del parco immobiliare. Il dibattito ruota intorno a circa 1600 emendamenti giacché – come riporta l’Ansa – il testo della Commissione, datato 2021, non tiene conto dello scenario energetico provocato dalla guerra in Ucraina e dagli effetti sulle economie dei vari Stati. Ricordiamo che il relatore del provvedimento è il deputato dei Verdi europei Ciarán Cuffe che sostiene la necessità di avviare un profondo processo di riqualificazione degli immobili. Per agevolare il progetto i lavori dovrebbero poter contare sulle risorse del Fondo sociale per il clima e sui finanziamenti del Recovery.

Si aprirebbe un mercato virtuoso, laddove, però, la libertà di mettere mano alle case o meno non è garantita. Per questo e per altre correlazioni la vicenda rischia di provocare nuove divisioni tra i governi. Infatti, se quello italiano si prepara a dare battaglia, quello svedese è sulla sponda opposta. “La priorità è rendere l’Europa più verde. Ci sono diversi dossier legislativi che sono ora in fase di negoziati al trilogo e il nostro obiettivo è arrivare a un accordo durante la presidenza”, ha detto premier svedese Ulf Kristersson durante la conferenza stampa insieme alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Cosa prevede la direttiva Ue sulla casa?

Il nuovo testo del provvedimento Ue, ancora in bozza, stabilisce che entro il primo gennaio 2030 tutti gli immobili residenziali dovranno rientrare nella classe energetica E. Tre anni più tardi sarà obbligatorio passare alla classe D. Una promozione che richiede un taglio dei consumi energetici di circa il 25%, con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari. Per arrivare alle emissioni zero al 2050. Esenzioni sono previste per centri storici e case d’epoca o di valore architettonico.Il voto del parlamento europeo era previsto per il 24 gennaio ma è slittato al 9 febbraio.

Casa efficiente: cosa hanno fatto gli altri Paesi europei ?

Dall’Inghilterra, arriva, intanto lo studio dell’Imperial College ” Decarbonising Buildings: Insights From Across Europe” con un focus sulla situazione energetica degli edifici nei principali Paesi europei. Premesso che il Regno Unito non è interessato alla direttiva, in quanto fuori dall’Ue e che ha un patrimonio edilizio tra i meno efficienti, l’attenzione dello studio si concentra su Svezia, Norvegia, Germania, Italia, Francia. Nei primi due Paesi la ristrutturazione energetica in qualche modo si è già avuta. I sistemi di riscaldamento sono ormai completamente senza carbone. In Svezia si fa molto uso di apparecchiature geotermiche, in Norvegia l’elettricità viene prodotta da centrali idroelettriche e da impianti eolici. La Germania ha uno standard nazionale di misurazione dell’efficienza energetica delle abitazioni. È volontario, ma in sei anni ha ridotto di 8,3 milioni di tonnellate le emissioni di CO2, con un risparmio di 3,3 miliardi di euro. L’Italia con il superbonus 110% del 2020 ha introdotto il credito d’imposta per i proprietari. La Francia, infine, ha un servizio gratuito di ristrutturazione degli alloggi pubblici – France Rénov – che offre supporto e consigli su colme rendere efficienti gli appartamenti. Il quadro è variegato ma la ristrutturazione energetica delle case terrà banco ancora a lungo.

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