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Car2go-Enjoy, ovvero Smart contro Fiat 500: la sfida del car sharing che piace anche ai tassisti

Il derby tra Car2go contro Enjoy, ovvero tra Smart e Fiat 500, scalda il mercato del car sharing in una sfida che si gioca principalmente a Roma e a Milano – In Italia gli iscritti sfiorano i 300mila per un totale di oltre 2 milioni di noleggi – L’abbandono dell’auto propria ha tra i suoi effetti anche il maggior uso dei taxi – Identikit degli utenti.

Car2go-Enjoy, ovvero Smart contro Fiat 500: la sfida del car sharing che piace anche ai tassisti

Tra i due litiganti, il terzo gode. Il derby Car2go-Enjoy, che significa anche Daimler contro Eni o, se si preferisce, Smart Mercedes contro Fiat 500, fa felice non solo le due società che hanno fatto dell’Italia un caso di successo mondiale del nuovo modello di car sharing, quello a flusso libero. “Sembrerà un paradosso – spiega Gianni Martino, country manager Italia della società del gruppo tedesco Daimler con più di 850.000 clienti (140mila in Italia) in 28 città tra Europa e Nord America – ma anche i tassisti hanno capito che conviene pure a loro: più opzioni ci sono per i clienti, più questi decidono di dismettere le loro automobili private. E a Vienna e Amburgo, dove c’è stato il boom del nostro car sharing, è aumentato anche il fatturato dei tassisti”. “Il car sharing – conferma Giuseppe Macchia, vicepresidente degli Smart Mobility Services di Eni – si aggiunge agli altri servizi di mobilità a disposizione del cittadino, aumentando in questo modo le possibilità di scelta che indurranno sempre più clienti a lasciare la propria automobile per muoversi in città con i servizi disponibili, tra questi ovviamente anche i taxi”.

Car2go-Enjoy, una sfida che si gioca tra Milano e Roma e per quanto riguarda i primi – da maggio – anche a Firenze (“Con risultati molto buoni”, anticipa Martino in attesa di poter svelare dati ufficiali), dove stanno per sbarcare anche i secondi, “nella prospettiva di estendere il servizio ad altre realtà, con uno sguardo attento anche all’estero”, come ammette il dirigente Eni. Car2go è stata fondata nel 2008 a Ulm, in Germania, e ha superato secondo gli ultimi dati i 26 milioni di noleggi in tutti i Paesi dove è presente, di cui più di 1 in Italia “equamente diviso tra Roma e Milano, dove si equivale anche la flotta, di 600 macchine per ciascuna città”. A Firenze le auto sono al momento 200, per un totale mondiale di 11.500, di cui 1.250 elettriche. Enjoy invece arriva sul mercato meno di un anno fa ma vanta già risultati analoghi: “A metà settembre – ricorda l’ingegner Macchia – Milano e Roma hanno festeggiato complessivamente 150 mila iscritti e oltre 1 milione di noleggi per ciascuna delle due società. Ad oggi Milano, città del debutto di Enjoy nel dicembre 2013, conta esattamente 112.000 iscrizioni mentre Roma, dallo scorso giugno, ne ha totalizzate 38.000”.  



“La nostra arma – spiega ancora Martino – è la qualità più che il prezzo: la tariffa giornaliera è conveniente (e a breve potrebbero esserci ulteriori novità, ndr), ma quella oraria resta meno competitiva di quella dei nostri concorrenti. Teniamo però a ribadire che le nostre auto consumano meno, inquinano meno e occupano meno spazi nei parcheggi e per strada”. “I nostri costi – conferma il responsabile di Enjoy – sono attualmente i più bassi sul mercato, sia  in movimento che in sosta: 0,25 euro al minuto e 0,10 euro”. La partita, al di là di quanti molti pensano, non si gioca solo sul risparmio quanto su un nuovo modo di muoversi in città. “I detrattori – argomenta il country manager Italia di Car2go – sostengono che il successo del car sharing sia dovuto esclusivamente alla crisi: il prodotto costa poco, dunque conviene. Questo è sicuramente vero ma è solo uno degli aspetti del successo: c’è anche la consapevolezza ambientale e soprattutto la tendenza sociale: muoversi nelle grandi città è sempre più complicato tra traffico e Ztl o Area C, dove invece le nostre vetture possono transitare”. Che il risparmio sia un argomento secondario lo dimostra anche una recente indagine condotta da Ipsos per Car2go: l’utente del car sharing, prevalentemente di sesso maschile, è di fascia alta per reddito, età e scolarizzazione e questo è il vero motivo del boom, che ha coinvolto tutte le classi sociali, anzi tendenzialmente quelle più benestanti e informate.

Un’utenza dunque ampia e trasversale, che cavalca la nuova tendenza della sharing economy, l’economia agile e concorrenziale delle app e del modello digitalizzato e partecipato con i clienti, con le reti e la condivisione che sostituiscono la vecchia struttura verticistica: quindi i vari Amazon, Alibaba, eBay, Spotify, Tripadvisor, Uber e via dicendo, che tanto fanno discutere ma ai quali adesso strizzano l’occhio anche le imprese tradizionali, come nel caso della mobilità i taxi. “Con Enjoy, Eni sta supportando la trasformazione in atto per la quale sempre più persone tendono a non possedere l’asset automobile, bensì a condividerlo”, illustra Macchia. Nuovi servizi che vengono definiti “customer centric”, avendo come obiettivo principale una prestazione immediata e sempre più facilmente fruibile per il cliente: “Attraverso l’App – prosegue Macchia – che funziona praticamente come un telecomando consentendo di individuare rapidamente l’auto più vicina, prenotarla e aprirla, abbiamo di fatto dematerializzato il processo degli attuali car sharing sul mercato che prevedono l’utilizzo obbligatorio di una card”. Card che resta obbligatoria per Car2go, che pure entro il 2014 adeguerà l’intero servizio tramite App.

Ma perchè il car sharing ha sfondato in Italia più che altrove? “Perché il pubblico si è dimostrato pronto al cambiamento culturale – spiega Martino – ma anche grazie alle ottime strategie di marketing e comunicazione messe nel nostro caso in campo da Daimler, che ci fanno ben sperare pure per il futuro. Se è infatti evidente che l’effetto emotivo del lancio sta svanendo, è anche vero che il trend continua ad essere positivo e abbiamo ottime previsioni per il 2014. E’ molto probabile per esempio che entro la fine dell’anno sfonderemo il muro del milione di clienti in tutto il mondo”. Una rivoluzione culturale, che piace anche ai tassisti e che vede l’Italia in prima fila.

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