Condividi

Canone Rai nel caos, dal 2023 non potrà più essere riscosso in bolletta elettrica ma allora come si farà?

Una delle tasse molto odiate dagli italiani dal 2023 non potrà più essere integrata nelle bollette – Ma con la caduta del Governo Draghi la questione è rimasta più aperta che mai – Ecco le alternative per la riscossione della tassa

Canone Rai nel caos, dal 2023 non potrà più essere riscosso in bolletta elettrica ma allora come si farà?

C’era una volta la favola della “tassa più odiata degli italiani” pagata con il vecchio conto corrente postale. Poi è arrivato il Principe Azzurro che ha imposto la sua riscossione in bolletta elettrica e sembrava che il problema dei tanti evasori (circa il 25%) fosse risolto. Ora siamo entrati nel pieno del bosco dell’incertezza e della confusione dal quale è difficile immaginare come uscirne. Parliamo del canone Rai che circa 22 milioni di italiani pagano ogni anno e che, a partire dal 2023, secondo quanto disposto da Bruxelles, si dovrà riscuotere in modo diverso da quello attuale.

Un “onere improprio” all’interno della bolletta

A maggio dello scorso anno trapela la notizia di un documento della Commissione Europea dove, a proposito delle misure di mercato che interessano i fornitori di energia elettrica, si legge che “Barriers by Market: “Burden (-sharing): Obligation to collect tariffs unrelated to Energy on behalf of others”. In poche parole: i fornitori di energia elettrica non potranno più riscuotere il canone Rai attraverso la bolletta. A rinforzare questo indirizzo, lo scorso anno, è arrivato un emendamento al Decreto Energia, proposto dalla Sottosegretaria per la transizione ecologica Laura Paxia, dove si propone di adottare senza esitazioni le direttive comunitarie.

Con la caduta del Governo Draghi il canone Rai resta in stand-by

Il problema, semplicemente, è che ci troviamo a pochi mesi da quando si dovrebbe attivare la nuova modalità di riscossione del canone Rai e nessuno è in grado di sapere come questa potrà e dovrà avvenire. L’argomento è politicamente molto complesso e delicato e proprio durante la campagna elettorale in vista del 25 settembre, ben pochi partiti si azzardano a toccarlo consapevoli della sua elevata “sensibilità” presso l’opinione pubblica.

Al momento, per quanto abbiamo potuto verificare, non sono note ipotesi condivise. La sola possibilità che sembra sia stata esplorata a Palazzo Chigi è quella di un possibile rinvio all’anno successivo proprio perché ancora non è stato adeguatamente studiato un metodo alternativo. La sopravvenuta crisi del Governo Draghi ha poi rallentato tutto.

Abolizione canone Rai: le (tante) promesse dei partiti

Queste le altre possibilità sul tappeto. La prima, politicamente ricorrente da diversi anni e ben distribuita tra diversi schieramenti, è quella della sua totale abolizione. Il leader della Lega Matteo Salvini ne ha fatto da tempo un suo cavallo di battaglia: nel 2014 scriveva “Il canone Rai da pagare con la bolletta della luce??? Un furto, contro cui la Lega si batterà con ogni mezzo” e nell’attuale programma elettorale della Lega si prevede la “progressiva riduzione del canone Rai fino alla sua definitiva abolizione nell’anno 2030″.

Dal fronte opposto, in casa PD le idee non sembrano molto chiare: ha fatto storia nel gennaio 2018 un botta e risposta tra Matteo Orfini (allora presidente del partito) e Carlo Calenda (allora ministro dello Sviluppo Economico del Governo Renzi), dove il primo ha sostenuto che “la fiscalizzazione del canone Rai è una nostra proposta storica” e il secondo gli ha risposto che “… se si vuole affrontare la questione del canone allora si ragioni su privatizzazione Rai altrimenti è presa in giro”.

Per arrivare a tempi recenti, si può ricordare lo scambio di battute durante un’Audizione in Vigilanza Rai tra la senatrice PD Valeria fedeli e l’AD Rai Carlo Fuortes dove la prima chiedeva al secondo quali fossero i suoi intendimenti sul futuro del canone Rai e lui ha riposto sostenendo che è la politica che deve esprimere quali sono i suoi intendimenti. Per quanto riguarda gli altri partiti merita un cenno quanto dichiarato da Giorgia Meloni ad ottobre dello scorso anno: “…è inaccettabile, soprattutto in questo momento di crisi economica, mettere ancora le mani nelle tasche degli italiani” quando venne ventilata l’ipotesi di far pagare una quota di canone anche ai possessori di device diversi dalla televisione tradizionale.

Chi deve pagare il canone televisivo in Italia?

Ecco uno degli aspetti delicati del problema: chi deve pagare il canone? La Legge parla chiaro: “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento” principio ribadito sia dalla Corte Costituzionale quanto dalla Cassazione. Nel 2016 l’Ufficio Legislativo del Mise rese noto un chiarimento su cosa si debba intendere per “apparecchio televisivo” e si legge che questo è tale quando “è in grado di ricevere, decodificare o visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare…tramite decoder o sintonizzatore esterno”. Un quesito minaccioso e spinosissimo grava sui conti di Viale Mazzini: chi vede i programmi Rai solo attraverso un tablet o una Smart Tv senza sintonizzatore è tenuto a pagare il canone?

Ipotesi per nuove modalità di pagamento: bollettino postale o 730

Ora le strade percorribili per affrontare subito il tema della prossima riscossione del canone sono ben poche. La prima ipotesi, per paradossale che possa apparire, potrebbe consistere nel tornare al vecchio metodo del “bollettino postale” con i dovuti adeguamenti e aggiustamenti in grado di fronteggiare una minaccia di evasione consistente. La seconda ipotesi, la più radicale, della quale alcuni sostengono la percorribilità, è quella dell’inserimento del canone Rai nella fiscalità generale, ovvero a totale carico dello Stato che dovrebbe poi provvedere con risorse proprie al sostentamento dell’Azienda pubblica. Si tratta di una strada molto complessa politicamente ed onerosa economicamente (è stato anche ipotizzato un versamento ad hoc nel 730) che potrebbe incontrare non pochi ostacoli.

Difficile immaginare che se ne possa parlare in tempi brevi. Una strada simile si sta perseguendo in Francia dove Macron ha mantenuto la promessa di abolire la tassa per la televisione pubblica (ora è pendente un ricorso ed è verosimile che il provvedimento possa slittare). Stessa musica in Gran Bretagna dove, lo scorso gennaio, Nadine Dorries, segretaria di Stato alla Cultura del Governo di Boris Johnson, ha sostenuto che il canone dovuto alla BBC sarà prima congelato per il prossimo biennio per poi essere abolito completamente nei prossimi anni.

Alternative alla riscossione del canone Rai in bolletta 

Altre strade percorribili sono grosso modo quella del suo inserimento in una “tassazione congiunta” come quella attualmente in vigore in Israele dove si paga con la tassa automobilistica. Oppure attraverso la riscossione di una tassa sull’abitazione, sia in affitto che in proprietà come avviene ad esempio in Norvegia e Finlandia. È emersa poi una proposta da parte del deputato di Italia Viva Michele Anzaldi dove si prevede “il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, aventi scadenza il primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre. Le rate scadute sono addebitate bimestralmente dall’impresa elettrica con avvisi di riscossione emessi in mesi distinti da quelli di emissione delle fatture relative alla fornitura di energia elettrica” e infine da registrare una proposta dei Corecom Veneto e Emilia-Romagna di “regionalizzare” la Rai e il relativo canone.

Le altre sfide del servizio pubblico

Ma il canone è solo una parte delle sfide strategiche che il servizio pubblico dovrà sostenere nei prossimi anni, in ballo ci sono ancora temi di assoluto rilievo tutti ancora da definire: anzitutto il nuovo Contratto di Servizio e il suo correlato Piano Industriale mentre siamo in vista del rinnovo della Concessione governativa prevista per il 2027. Intanto però il 31 dicembre si avvicina e nella prossima Legge di Bilancio qualcosa in merito si dovrà pur scrivere.

Commenta