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Camera pianifica un’indagine conoscitiva sulle partecipate dallo Stato

La commissione Attività produttive della Camera inizierà un’indagine conoscitiva sulle oltre 5mila società italiane a partecipazione pubblica, che insieme producono un valore aggiunto di oltre il 12% del Pil nazionale. Ma dagli esperti arriva il monito: le partecipate hanno un rendimento minore a quello medio delle società private negli stessi settori.

Camera pianifica un’indagine conoscitiva sulle partecipate dallo Stato

Il ruolo delle imprese partecipate dallo Stato: è questo il cuore dell’indagine conoscitiva che la commissione Attività produttive della Camera ha deliberato e che prenderà il via a metà novembre. In Italia esistono più di cinquemila società a partecipazione pubblica. Le partecipazioni, dirette e indirette, detenute dallo Stato attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze riguardano, da dati risalenti al 2005, circa quattrocento società. Gli occupati sono mezzo milione, quindi quasi il 2 per cento del totale nazionale e il valore della produzione supera l’11 per cento del prodotto interno lordo. Le società partecipate dalle amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni e Comunità montane) iscritte al registro delle imprese, secondo i dati di Unioncamere, sono ben 4874. Di queste, hanno un bilancio depositato 3769 società, le quali occupano 255 mila addetti, ossia circa l’1 per cento del totale nazionale e producono un valore aggiunto pari all’1,2 per cento del prodotto interno lordo. Vi è poi una serie di società partecipate da altri soggetti pubblici (Camere di commercio, enti pubblici, Università).

Quanto alla partecipazione al capitale, le società controllate direttamente o indirettamente dal ministero dell’Economia possono essere raggruppate in tre categorie: alcune società quotate (quali ad esempio Eni, Enel, Finmeccanica, Snam Rete Gas, Terna, Alitalia); alcune società non quotate partecipate anche da altri soggetti (ad esempio, Cassa Depositi e Prestiti); società interamente possedute dallo Stato (tra cui Poste Italiane, Ferrovie dello Stato e Anas).

Da qui la decisione della commissione Attività produttive di “acquisire elementi utili per valutare come e se queste due grandi realtà dell’economia italiana (il vasto mondo delle piccole e medie imprese e la realtà di settori rilevanti e strategici in mano pubblica) riescano ad integrarsi tra loro e a fare sistema, o meno”

Nel motivare le ragioni dell’indagine conoscitiva, la commissione Attività produttive ricorda che da un’analisi compiuta dall’economista Edoardo Reviglio, sulle società partecipate dallo Stato, si rileva che il loro valore complessivo è di quasi 45 miliardi di euro, dei quali 17,34 miliardi relativo alle tre società quotate (Enel, Finmeccanica ed Eni), mentre il portafoglio complessivo rende soltanto l’1,8 per cento allo Stato. Le società in utile hanno un rendimento medio del 6,7 per cento: in altre parole le società partecipate hanno un rendimento minore rispetto a quello medio delle società private attive negli stessi settori.

Nell’ambito dell’indagine si procederà all’audizione di alcuni soggetti, fra i quali anzitutto quelli istituzionali (rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia, rappresentanti della Banca d’Italia); quindi le audizioni riguarderanno i rappresentanti dei vertici delle principali imprese partecipate nei settori di competenza della Commissione (quali Enel, Eni, GSE, Sogin, Finmeccanica, Fincantieri, IPZS, SACE, Cassa Depositi e Prestiti, SOGEI, STMicroelectronics Holding N.V.), di alcune organizzazioni di rappresentanza del mondo delle imprese (come Confindustria, RETE Imprese Italia) e delle principali rappresentanze sindacali (CGIL, CISL, UIL, UGL). La durata dell’indagine è stata stimata in 6 mesi

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