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Brexit, il Parlamento Uk esclude il No deal: le 3 opzioni rimaste

Il Parlamento Uk approva un emendamento che esclude il No deal, ma la decisione finale spetta al Consiglio Ue – A otto giorni dal fatidico 12 aprile ci sono solo tre opzioni sul tavolo – Tutto dipenderà da come Theresa May giocherà le sue carte

Brexit, il Parlamento Uk esclude il No deal: le 3 opzioni rimaste

Il No deal non ci sarà. Non si sa ancora come il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea né quando la Brexit diventerà realtà, ma la Camera dei Comuni sembra voler escludere l’ipotesi peggiore.

BREXIT: IL PARLAMENTO ESCLUDE IL NO DEAL

Nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 aprile, i Parlamentari britannici hanno approvato un emendamento che impone alla Premier Theresa May di chiedere un’ulteriore estensione dell’articolo 50 per evitare che il prossimo 12 aprile si realizzi l’ipotesi peggiore, quella di un’uscita senza accordo dall’Unione Europea, che avrebbe conseguenze pesantissime sull’economia nazionale (ma anche su quella dei Paesi Ue).

L’emendamento bipartisan, presentato dal conservatore Oliver Letwin e dalla laburista Yvette Cooper è stato approvato dopo una seduta al cardiopalma con un solo voto di scarto (313 i voti a favore, 312 quelli contrari). Decisiva è stata la decisione dello speaker della Camera, John Bercow (lo stesso che aveva proibito il terzo voto sull’accordo con l’Ue a causa di un precedente risalente al 1600) costretto a dire Sì o No, dato che la votazione tra i Parlamentari era finita in parità. L’emendamento dovrà passare ora al vaglio della Camera dei Lord, dove però non si prevedono sorprese.

Il No deal è dunque scongiurato? Probabilmente sì, ma non è detto. Dipende da cosa May chiederà al Consiglio Ue del 10 aprile e da cosa decideranno i 27 leader degli Stati Membri.

BREXIT: L’ULTIMA CHANCE PER IL REGNO UNITO

Partiamo dal “dipende cosa chiederà May”. L’Unione Europea ha più volte affermato di non essere disposta a concedere a cambiare l’accordo né a concedere l’ennesima proroga breve. Ricordiamo infatti che la Brexit sarebbe dovuta avvenire lo scorso 29 marzo e che nel corso dell’ultimo Consiglio Ue i leader degli Stati Membri, non senza polemiche, avevano stabilito che se May fosse riuscita a presentare una nuova proposta (o a far approvare l’intesa bocciata tre volte da Westminster) entro il 12 aprile, la Brexit sarebbe stata rinviata al 22 maggio. Senza proposte o accordo, tra 8 giorni arriverà il No deal.

Nonostante il voto del Parlamento britannico, l’ultima parola sulle modalità d’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea spetterà al Consiglio Ue che si riunirà mercoledì 10 aprile. Nulla è dunque scontato e May dovrà giocarsi bene le sue carte.

BREXIT: LE TRE OPZIONI SUL TAVOLO

A questo punto, data l’imminente scadenza, le opzioni rimaste sul tavolo sono solo tre:

  • No deal: sembra l’ipotesi meno probabile, ma comunque rimane valida. Se il Consiglio Ue rifiuterà le alternative proposte da May, il prossimo 12 aprile arriverà la Brexit senza accordo.
  • Proroga lunga: i leader degli Stati membri hanno fatto sapere che diranno sì a una proposta di rinvio solo nel caso in cui si preveda una proroga lunga. Quanto lunga? Almeno 9 mesi, con la conseguente partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee di fine maggio. May ha più volte affermato di essere contraria, ma potrebbe essere l’unica opzione rimasta per evitare la “catastrofe”.
  • Accordo Corbyn-May: pochi giorni fa, a sorpresa, la Premier si è detta disponibile a negoziare con il leader del partito laburista per provare a trovare un accordo che riesca ad ottenere il Sì congiunto di laburisti e conservatori. I due si sarebbero visti già due volte e i negoziati tra le due parti continuano in maniera abbastanza frenetica, secondo la stampa inglese. Trovare un punto d’incontro appare ancora molto difficile. Secondo i media Uk, le linee guida di un accordo tra Corbyn e May potrebbero prevedere la permanenza del Regno Unito nell’unione doganale e un allineamento al mercato unico, due delle richieste fondamentali per Corbyn. May riuscirebbe invece a spuntarla sulla fine della libera circolazione dei cittadini e sull’abbandono dell’ipotesi di indire un secondo referendum. Sempre che si arrivi a un compromesso entro il 12 aprile, anche in questo caso servirà il via libera dell’Unione Europea. Se i leader approveranno, la Brexit arriverà il 22 maggio.

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