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Borse oggi verso una settimana densa di trimestrali tech e la riunione Fed. Occhi sul balzo dello yen sul dollaro. Oro varca i 5.100 dollari

La borsa di Tokyo è appesantita dal balzo dello yen, mentre gli operatori vedono possibile un intervento congiunto Stati Uniti-Giappone sul mercato valutario, il primo in 15 anni. Dopo la Groenlandia, ora la scure di Trump punta sul Canada. Borse europee viste aprire poco variate. A Piazza Affari occhi a Intesa Sanpaolo, Generali, Mps, Banco Bpm, Stellantis, Tim, Pirelli

Borse oggi verso una settimana densa di trimestrali tech e la riunione Fed. Occhi sul balzo dello yen sul dollaro. Oro varca i 5.100 dollari

Gli investitori, che hanno iniziato l’anno con il turbolento clima geopolitico, in questa settimana potrebbero spostare l’attenzione sulle prospettive delle aziende legate all’intelligenza artificiale visto che in agenda c’è un’enorme quantità di resoconti trimestrali tech, e sull’andamento dei tassi di interesse con una riunione della Federal Reserve in programma. Ma è anche il mercato valutario destinato a monopolizzare la scena mentre incombe lo spettro del primo intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone sullo yen in 15 anni, in netto rialzo sul dollaro. Il movimento sullo yen ha affossato la borsa di Tokyo, mentre dalla debolezza del dollaro hanno tratto vantaggio i metalli preziosi, sostenuti anche dai flussi verso i beni rifugio, con l’oro che ha superato per la prima volta i 5.100 dollari l’oncia e l’argento che è balzato di oltre il 4%, raggiungendo un altro massimo storico a 109,45 dollari l’oncia.

Sullo sfondo restano le fratture geopolitiche. Dopo il dossier Groenlandia, Trump ha intensificato nel fine settimana le frizioni commerciali con il Canada, promettendo di imporre dazi del 100% sui beni canadesi se Ottawa dovesse procedere con un accordo commerciale con la Cina. Trump ha scritto sulla sua piattaforma social che il Canada potrebbe essere utilizzato come un “porto di smistamento” per l’ingresso di merci cinesi negli Stati Uniti e ha avvertito che Pechino “si mangerà il Canada vivo” se tale accordo dovesse andare avanti.

Yen ai massimi di 4 mesi sul dollaro: possibile un intervento congiunto Stati Uniti e Giappone

I picchi volatili di venerdì sono stati seguiti da una galoppata molto più ordinata lunedì, portando lo yen al massimo degli ultimi quattro mesi di 153,81 per dollaro Usa, dal minimo di 159,23 di venerdì.
Venerdì, fonti hanno riferito a Reuters che la Federal Reserve di New York ha contattato i trader per verificare i tassi, il chè spesso è stato un segnale di un imminente intervento vero e proprio sul mercato valutario. Un movimento così forte dello yen senza un intervento effettivo è indice di nervosismo da parte degli investitori, dicono gli analisti, con i trader che potrebbero liquidare le posizioni corte sullo yen per timore di ostacolare l’intervento delle autorità sul mercato. Stamane le massime autorità giapponesi hanno dichiarato di aver lavorato in stretto coordinamento con gli Stati Uniti sui cambi valutari.

Il movimento dello yen ha gettato un’ombra sui mercati globali, trascinando il dollaro Usa al ribasso e spingendo al rialzo alcune delle valute asiatiche, tra cui il won sudcoreano. Il rafforzamento dello yen ha pesato sullla borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che è scivolato di circa il 2%. Per il resto, i mercati azionari indiani sono rimasti chiusi per una festività, l’indice Kospi della Corea del Sud ha ceduto lo 0,81% dopo aver toccato un record intraday di 5.023,76 punti, mentre lo Shanghai Composite cinese è piatto e l’indice australiano Asx 200 è salito dello 0,13%, Viceversa lo Straits Times Index di Singapore è sceso dello 0,63%.
Il dollaro di Singapore ha toccato il massimo da oltre 11 anni contro il dollaro Usa.

I futures Usa stamane sono in calo (-0,13% quello sull’S&P500), mentre l’oro e l’argento hanno aggiornato nuovi massimi storici, a 5.111 dollari l’oncia e a 109,45 dollari l’oncia, rispettivamente, di fronte alle incertezze geopolitiche e al calo del dollaro. Il platino ha segnato un nuovo picco di 2.798,46 dollari l’oncia. L’euro balza dello 0,60% a 1,1857 dollari

In settimana dati trimestrali di 4 delle “Magnifiche 7”

L’attenzione degli investitori sarà concentrata questa settimana sui dati trimestrali, soprattutto per quanto riguarda il settore dell’intelligenza artificiale, con gli analisti che prevedono complessivamente un aumento degli utili anche quest’anno.

Circa un quinto dell’indice S&P 500 di Wall Street pubblicherà i risultati trimestrali, tra cui Apple, Microsoft, Meta Piattaforme e Tesla, quattro delle “Magnifiche 7” società a grande capitalizzazione. Dopo il terzo anno consecutivo di rendimenti a due cifre per l’S&P 500, l’indice di riferimento è in rialzo di circa l’1% dall’inizio dell’anno. La valutazione dell’indice è inoltre superiore di 22 volte agli utili previsti per le società dell’S&P 500, ben al di sopra della sua media a lungo termine di 15,9, quindi è meglio che l’asticella degli utili venga rispettata. Delle 59 aziende Usa che hanno pubblicato i risultati la scorsa settimana, l’81% ha superato le stime degli analisti. Secondo Tajinder Dhillon, responsabile della ricerca sugli utili di LSEG, si prevede che gli utili dell’indice S&P 500 siano aumentati del 9,1% nel quarto trimestre dello scorso anno rispetto all’anno precedente. Nel 2026, si prevede che gli utili dell’indice S&P 500 aumenteranno di oltre il 15%.

Venerdì Wall Street ha chiuso contrastata una settimana turbolenta: il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,58%, S&P 500 stabile, Nasdaq in rialzo dello 0,28%. Tutti in calo nella settimana: Dow 0,53%, S&P 500 0,36%, Nasdaq 0,06%.

Un duro colpo per il sentiment del mercato è arrivato dal produttore di chip Intel con le sue azioni che venerdì sono crollate del 17% dopo che la società ha previsto ricavi e utili trimestrali inferiori alle stime di mercato, affermando di aver avuto difficoltà a soddisfare la domanda dei suoi chip per server utilizzati nei data center di intelligenza artificiale. Invece la maggior parte delle megacap è salita, con Microsoft, Meta e Amazon in aumento tra l’1,7% e il 3,3%. Nvidia ha guadagnato l’1,5% dopo che Bloomberg News ha riferito che i funzionari cinesi hanno detto ad Alibaba, Tencent e ByteDance possono preparare gli ordini per i chip AI H200 di Nvidia.

I mercati attendono anche una riunione della Federal Reserve prevista in settimana, in cui si prevede che la banca centrale manterrà fermi i tassi, ma la gran parte dell’attenzione sarà rivolta alle preoccupazioni per l’indipendenza della banca centrale. Trump ha ripetutamente criticato il presidente della Fed Jerome Powell per non aver abbassato i tassi in modo più aggressivo e il Dipartimento di Giustizia ha ora minacciato un’indagine penale contro Powell in relazione ai lavori di ristrutturazione dell’edificio della nuova sede centrale della Fed. Inoltre il tentativo di Trump di rimuovere la governatrice della Fed Lisa Cook è in attesa di un’udienza presso la Corte Suprema.

Nel fine settimana sono aumentate le preoccupazioni per un’altra chiusura del governo degli Stati Uniti, dopo che il leader democratico del Senato Chuck Schumer ha promesso di bloccare un massiccio pacchetto di spesa a meno che i repubblicani non riducano i fondi destinati al Dipartimento della Sicurezza Interna.

Borse europee viste aprire poco variate. A Piazza Affari occhi a Intesa Sanpaolo, Generali, Mps, Banco Bpm, Stellantis, Tim, Pirelli

Le Borse europee sono attese aprire poco mosse, in base al +0,08% del futures sull’Eurostoxx50.

Intesa Sanpaolo. Sia la banca italiana sia il gruppo del costruttore romano Caltagirone hanno smentito le indiscrezioni relative a colloqui sulla cessione a Ca’ de Sass della quota del gruppo in Generali. Il cda del 1° febbraio di Intesa ha all’esame solo il bilancio 2025 e il piano 2026-2029. Anche per il gruppo Caltagirone la notizia «è priva di ogni fondamento» dal momento che non c’è stato «alcun contatto con Intesa su questo tema».

Mps riunirà di nuovo il cda mercoledì 28 gennaio per sciogliere i nodi sulla stesura della lista del cda per il rinnovo dei vertici. Il Comitato nomine punta a escludere l’ad dal processo di selezione dei candidati e ha messo in discussione la stessa ricandidatura di Luigi Lovaglio perché indagato a Milano. Una decisione verrà presa mercoledì dal board, prima del voto dei soci il 4 febbraio sulle modifiche allo statuto.

Banco Bpm. Alcuni consiglieri hanno avviato una riflessione sulle possibili implicazioni concorrenziali della partecipazione del Credit Agricole. Sui rischi di concentrazione bancaria sta ragionando anche l’Agcm per capire quali effetti potrebbe avere un rafforzamento dei francesi a ridosso del 30%.

Tim e l’operatore di rete in fibra ottica Open Fiber sarebbero in trattative per attivare 200.000 nuove linee in fibra ottica, con l’obiettivo di raddoppiare la propria copertura a 400.000 linee entro la metà del 2028. Le trattative farebbero parte dei piani di espansione dell’attuale partnership commerciale tra le due società. Tra l’altro Barclays ha alzato il target price sull’azione ordinaria Tim da 0,6 a 0,65 euro da 0,6 e sulla risparmio da 0,72 a 0,77 euro.

Stellantis. L’India che taglierà i dazi sulle auto importate dall’Unione Europea al 40% da livelli che ora arrivano al 110%, nell’ambito di un accordo di libero scambio che potrebbe giungere già martedì 27 gennaio. L’India ridurrebbe immediatamente i dazi su un numero limitato di veicoli provenienti dall’Ue con un prezzo d’importazione superiore a 15.000 euro. Questa aliquota verrebbe ulteriormente abbassata fino al 10% nel tempo.

Pirelli. Camfin ha comunicato la volontà di non rinnovare il patto parasociale, in scadenza il 18 maggio, che la lega ai cinesi di Sinochem nel capitale del gruppo, e a Iveco che ha previsto per il 2025 un free cash flow delle attività industriali di 60 milioni di euro, ben al di sotto del target precedente compreso tra 250 e 350 milioni. Inoltre il gruppo ha avvertito che tutti gli altri obiettivi saranno raggiunti o resteranno lievemente al di sotto della guidance. Confermata la stima di un dividendo straordinario tra 5,5 e 6,0 euro per azione.

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