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Borse, l’Asia inizia bene la settimana

A dare fiducia ai mercati, la promozione di molte banche europee che hanno superato lo stress test, chiaro segnale di recupero.

Borse, l’Asia inizia bene la settimana

Dopo aver chiuso la settimana scorsa realizzando il primo guadagno settimanale in sette settimane, le borse asiatiche hanno inaugurato una nuova settimana sotto il segno positivo. A dare fiducia ai mercati, la promozione di molte banche europee che hanno superato lo stress test, chiaro segnale di recupero per la regione.

L’indice MSCI Asia Pacific cresceva dllo 0,5%  a 138.22 alle 9:01 del mattino a Tokio, il più alto livello intraday dal 10 ottobre, prima dell’apertura dei mercati cinese e di Hong Kong.  La scorsa settimana l’indice era salito del 2,9% grazie ad utili migliori delle aspettative negli Usa e al dato sulla manifattura europea che ha mostrato inaspettati segni di recupero a ottobre. 



Nessuna delle grandi banche europee è stata bocciata dal recente studio della Banca centrale europea. Gli operatori più piccoli che hanno mostrato di non essere sufficientemente efficienti hanno nove mesi di tempo per riempire le lacune identificate dalla Bce, che è intenzionata a mettere la parola fine a cinque anni di caos finanziario nell’area euro. 

“La maggior parte degli investitori si attende ulteriori guadagni dal mercato” commenta Donald Williams, chief investment officer di Platypus Asset Management da Sydney. “Le autorità europee continueranno a versare liquidità sul mercato. I maggiori problemi dell’Europa degli ultimi anni sono ormai dietro le spalle”. Il giapponese Topix cresceva dello 0,6% e l’australiano S&P/ASX 200 dello 0,5 per cento. Il sudcoreano Kospi avanzava pure dello 0,5 per cento. I mercati in Nuova Zelanda eranbo chiusi per vacanza.  

Sul fronte macro, ci si aspetta che l’economia cinese rallenti al 7,3% nel 2015, secondo quanto affermato da Song Guoqing, membro accademico del monetary policy advisory committee della People’s Bank of China, durante un forum a Pechino. Ciò contrasta con quanto predetto da Fan Jianping, chief economist di un istituto di ricerca governativo cinese, che parlava di un aumento del 7% a meno che Pechino non imponesse stimoli superiori alle attese. 


Allegati: Bloomberg

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