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Borse, la settimana comincia in rosso ma sui dazi si tratta

Le Borse asiatiche chiudono in ribasso ma sui dazi si annuncia una schiarita: gli Usa avviano trattative con la Cina – Facebook sempre nella tempesta – Per Morgan Stanley le Borse europee sono “sell” – Al via le aste di fine mese del Tesoro – Ubi smentisce accordi con Mps

Borse, la settimana comincia in rosso ma sui dazi si tratta

Si tingono di rosso i listini azionari all’avvio della settimana di Pasqua (venerdì quasi tutte la Borse, compresa Piazza Affari, resteranno chiuse). Dopo il crollo del fine settimana (-3,6%), la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo: l’indice Nikkei ha guadagnato lo 0,72% (+148,24 punti) a 20.766,10 e l’indice Topix ha chiuso in rialzo dello 0,38% (+6,38) 1.671,32 punti. Lo yen tocca nuovi massimi da 17 mesi, attorno a quota 105 sul dollaro (l’euro tratta a 1,23). Alla crisi contribuisce il calo della popolarità del premier Abe per i recenti scandali.

L’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen perde l’1,5%, dopo il -5,7% della scorsa settimana. Hong Kong perde lo 0,6%. Arretrano anche gli altri listini della regione, con l’eccezione della Corea del Sud (+0,2%): Seoul ha annunciato di aver raggiunto un accordo commerciale con Washington. Festeggiano i produttori di acciaio (Posco +2,5%), ma la notizia non è certo gradita da Tenaris (-3,8% nell’ultima seduta) che sperava in misure per contenere l’import asiatico.



MNUCHIN ANNUNCIA IL DIALOGO: FUTURES USA IN RIPRESA

Ma si profila una schiarita, testimoniata dalla ripresa dei futures sull’indice S&P (+0,6% in Asia). Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin in un’intervista a Fox tv ha fatto sapere che sono in corso trattative con Pechino per sistemare il problema entro i tempi previsti (30 giorni) per evitare l’entrata in vigore delle sanzioni. La conferma dei colloqui è arrivata stamane da un articolo del Wall Street Journal.

Intanto, una volta tanto, Trump ha taciuto: l’attenzione degli americani si è concentrata sulle rivelazioni tv di Stormy Daniels, la squillo che il Presidente ha cercato di far tacere con una donazione di 130 mila dollari. Ieri sera, in un’intervista tv, miss Stormy ha denunciato un tentativo di intimidazione da parte di sconosciuti.

Il tema dei dazi continua a essere la causa scatenante dei timori dei mercati finanziari assieme alle tensioni sui tassi ed agli sviluppi dello scandalo Facebook, una miscela all’origine delle perdite della scorsa settimana, la peggiore degli ultimi due anni a Wall Street: Dow Jones -5,6%, S&P 5,95%. Fanalino di coda il Nasdaq (- 6,54%). Un nervosismo diffuso che si è trasmesso all’Europa (indice Eurostoxx – 4%) e, in forma più attenuata, anche a Piazza Affari (sotto del 2,5%).

SHANGHAI: APRE OGGI LA BORSA DEL PETROLIO

Il petrolio si mantiene sopra i 70 dollari, superato la scorsa settimana dopo l’annuncio della nomina di John Bolton, favorevole alla cancellazione dell’accordo sul nucleare iraniano, nello staff della Casa Bianca.

Intanto stamane la Borsa di Shanghai ha lanciato il primo contratto future alternativo al Brent ed al Wti, nuova mossa sulla strada dell’affermazione della potenza finanziaria di Pechino. Tutti gli operatori, anche non cinesi, possono acquistare e vendere contratti sul greggio denominati in yuan. Primo prezzo: 416 yuan al barile, corrispondente a 65,70 dollari.

RIFLETTORI SUI CONSUMI E SUL PIL USA

Il rischio di una guerra commerciale è destinato a condizionare la lettura delle statistiche economiche Usa in arrivo nella settimana. A partire dai dati sulla fiducia e sull’andamento dei consumi minacciati dall’aumento dei prezzi dell’import dalla Cina. Mercoledì verrà annunciato il dato definitivo del prodotto interno lordo del 2017, ma gli osservatori sono già concentrati sui numeri de 2018: secondo la Fed di Atlanta la crescita è rallentata all’1,8%. Il dato contrasta con l’ottimismo del presidente della Fed, Jerom Powell. In settimana parleranno William Dudley (Fed di New York), Loretta Mester (Cleveland) e il vicepresidente Randy Quarles.

FACEBOOK ANCORA NELLA TEMPESTA: SI CANCELLA ELON MUSK

Tempi duri per i titoli tech: venerdì Facebook ha lasciato sul terreno un altro 3% mentre non si placano le critiche nonostante le tardive scuse di Mark Zuckerberg, che sarà probabilmente chiamato a testimoniare davanti al Congresso Usa ed alla Camera dei Comuni britannica. Dai sondaggi emerge che le scuse del fondatore non hanno frenato la disaffezione degli utenti e dei pubblicitari. Tra i nomi di chi ha cancellato per protesta la propria pagina Facebook spicca quello di Elon Musk, il fondatore di Tesla.

ESORDIO OK PER DROPBOX, ORA TOCCA A SPOTIFY

Ma la new economy non dispera: venerdì c’è stato l’ottimo esordio di Dropbox (quotazione a 21 dollari per una valutazione complessiva di 11,2 miliardi di dollari) mentre entra oggi nel vivo l’operazione Spotify. Il gigante dello streaming musicale annuncerà oggi i dati di bilancio in attesa del debutto a Wall Street il prossimo 4 aprile che, caso unico, non sarà preceduto da un’Ipo.

Da seguire in settimana anche i conti di Monsanto (manca solo l’Ok dell’Antitrust Usa per completare la fusione con Bayer) e di Walgreens, la multinazionale delle farmacie controllata dalla famiglia Pessina.

PER MORGAN STANLEY L’EUROPA È “SELL”

Gli analisti azionari di Morgan Stanley prevedono un forte deflusso di capitali dai listini dell’Eurozona verso gli Stati Uniti. La previsione è motivata con gli effetti dei tagli fiscali ma di Trump ma anche dalla prospettiva della guerra dei dazi in cui l’Europa rischia di soccombere. Non ultima, la disaffezione dei francesi verso Emmanuel Macron, scivolato ai minimi dei nei sondaggi.

Sul fronte politico è riesplosa ieri la questione catalana dopo l’arresto in Germania dell’ex presidente della Generalitat Carles Puidgemont su mandato di cattura internazionale spiccato da Madrid.

Continuano intanto le trattative tra Unione Europea e Regno Unito per trovare una soluzione al problema dei confini tra Ulster e Irlanda.

Tra i dati macro della settimana molto rilevante anche l’inflazione preliminare di marzo in Germania, paese che vale poco meno di un terzo dell’intera Area Euro. Appuntamento giovedì, ore 14.

Sul fronte societario da seguire i conti di H&M, il colosso dell’abbigliamento cheap reduce da diversi trimestri deludenti.

OGGI L’OFFERTA DI CTZ E BTPEI. UBI SMENTISCE ACCORDI CON MPS

In parallelo alle prime mosse per la formazione del nuovo governo prendono il via stamane le aste del Tesoro di fine mese con l’offerta di Btpei e Ctz (5,5 miliardi complessivi). Si prosegue domani con l’asta Bot (6 miliardi) e mercoledì con le emissioni a medio-lungo (7,5 miliardi). Finora i mercati hanno ampiamente snobbato l’evoluzione della congiuntura politica post-voto.

In partenza stamane l’aumento di capitale di Anima Holding (7 nuove azioni ogni 30 titoli posseduti al prezzo unitario di 4,17 euro) e di Igd (5 nuove azioni ogni 14).

Ubi Banca ha smentito le indiscrezioni su un’eventuale aggregazione con il Monte Paschi: “Sono voci prive di qualsiasi fondamento” recita la nota.

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