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Borse in netto ribasso: pagano l’incertezza su Fed ed economia

Solo la Borsa spagnola dribbla il generale ribasso dei mercati azionari, dominati dal nervosismo per i segnali di stanchezza che arrivano dall’economia e per le incognite della politica monetaria – A Piazza Affari vendite soprattutto su Stm, Stellantis e Recordati ma rimbalzano Atlantia, Moncler e Tim

Borse in netto ribasso: pagano l’incertezza su Fed ed economia

Rimbalza il lusso e resta ben intonato il comparto turistico, mentre la Gran Bretagna valuta un allentamento delle restrizioni ai viaggi, ma l’apertura negativa di Wall Street raggela il clima dei mercati europei, complici “le quattro streghe”, l’inflazione nella zona euro più alta del previsto e l’incertezza sulle scelte della Fed, che si riunisce martedì e mercoledì della prossima settimana.

La chiusura è in rosso per i listini del Vecchio Continente, con l’eccezione di Madrid (+0,4%), sorretta da Grifols, in rally dopo aver acquistato la maggioranza della tedesca Biotest e aver lanciato un’Opa sulle restanti azioni della società farmaceutica specializzata in ematologia e immunologia clinica, in particolare nel settore del plasma.



Sono negative Francoforte (-1,05%), Amsterdam (-1,09%), Londra (-0,93%) e Parigi (-0,79%).

Perde quota anche Piazza Affari (-0,98%), che archivia una settimana in altalena fermandosi a 25.709 punti base. Tra le migliori del listino si afferma Moncler (+2,55%), allineata al buon andamento delle grandi firme a livello continentale, in prossimità della Fashion Week della prossima settimana. La regina dei piumini potrà sfoderare calde novità in un evento del 25 di settembre; il titolo ha perso però circa il 17% dopo il top toccato il 18 agosto scorso.

Tra i titoli positivi svettano Atlantia (+3,07%), Telecom (+1,41%), Campari (+1,35%), Inwit (+1,09%) e Diasorin (+1%). I maggiori ribassi partono invece da Stellantis (-3,45%), in panne con quasi tutti i titoli della galassia Agnelli, a partire da Exor (-1,68%) e Ferrari (-1,71%). A mercati chiusi avverrà il rebalance dell’indice Eurostoxx 50, che prevede l’ingresso delle azioni di Stellantis al posto di quelle di Amadeus It. Dopo l’esuberanza di ieri è incolore Cnh.

Fuori dal paniere principale la Juventus (+0,35%) riesce a restare a galla nonostante la chiusura del bilancio al 30 giugno 2021 con una perdita record di 209,9 milioni di euro, più che raddoppiata rispetto a un anno prima, e ricavi in calo del 16,2%. L’esercizio 2020-21 è stato significativamente penalizzato dal perdurare dell’emergenza sanitaria connessa alla pandemia da Covid-19 e dalle conseguenti misure restrittive imposte da parte delle autorità, spiega una nota, e gli effetti della pandemia influenzeranno anche l’esercizio ’21-’22.

Le prese di beneficio penalizzano Stm (-2,74%) e alcuni titoli oil come Tenaris (-3,21%).

L’attenzione resta alta su Generali (-1,03%), che ha comunicato il via libera dell’Ivass all’acquisizione di Cattolica, su cui il gruppo triestino lancerà una offerta pubblica d’acquisto volontaria totalitaria. Il Leone ha ricevuto inoltre l’autorizzazione preventiva da parte della Commissariat aux Assurances all’acquisizione del controllo indiretto di CATTRe S.A. e l’autorizzazione preventiva da parte della Central Bank of Ireland all’acquisto del controllo indiretto di Vera Financial Dac.

Per quanto riguarda l’asse Del Vecchio-Caltagirone la compagnia assicurativa ha segnalato di aver ricevuto una comunicazione da Delfin a integrazione del documento sul patto parasociale con Caltagirone. In particolare si parla di un maggior numero di azioni sindacate, per effetto di acquisti compiuti da alcuni soggetti appartenenti al patto di sindacato. Di conseguenza, il patto parasociale ha ad oggetto circa 175 milioni di azioni vale a dire l’11,068% del capitale avente diritto di voto.

La seduta è negativa per le banche, mentre risale leggermente lo spread che tocca 100 punti base, con un rialzo dei rendimenti. Il Btp decennale sale a +0,72% e quello del Bund di pari durata a -0,28%.

A preoccupare sono i numeri di Eurostat, che confermano la spinta dell’inflazione nell’area della moneta unica, con i prezzi in rialzo del 3% ad agosto dal precedente 2,2%. La notizia arriva dopo un report del Financial Times secondo il quale l’obiettivo della Bce dell’inflazione al 2% sarà raggiunto nel 2025, perciò Francoforte potrebbe alzare i tassi di interesse nel 2023, un anno prima del previsto. La Bce ha definito il report “non accurato”, secondo l’agenzia Bloomberg: “La conclusione dell’Ft sul fatto che un aumento dei tassi potrebbe esserci già nel 2023 non è in linea con la nostra guidance”.

Luis de Guindos, vicepresidente della Banca centrale europea, in un’intervista al quotidiano olandese Het Financieele Dagblad dice inoltre che “l’inflazione quest’anno potrebbe risultare anche superiore a quello che pensiamo adesso se persisteranno i problemi delle forniture”. E aggiunge: “finora abbiamo visto pochi aumenti dei salari sulla scia dell’incremento dei prezzi. Ciò potrebbe cambiare quest’autunno, quando ci saranno diverse trattative salariali, e saremo attenti a questi possibili sviluppi”.

Tensioni sull’obbligazionario si registrano anche negli Stati Uniti, dove i prezzi dei T-Bond sono in ribasso e i rendimenti in rialzo, probabilmente a seguito delle vendite al dettaglio ad agosto aumentate, come si è visto ieri, dello 0,7% (contro stime di -0,8%), nonostante le preoccupazioni per la diffusione della variante Delta e i problemi alle filiere.

A settembre, inoltre, gli statunitensi si stanno dimostrando più ottimisti sull’economia rispetto al mese precedente, anche se meno di quanto previsto dagli esperti. L’indice preliminare sulla fiducia redatto mensilmente dall’Università del Michigan è stata pari a 71 punti, superiore ai 70,3 della lettura finale e dei 70,2 della preliminare di agosto, contro attese per un dato a 72.

Gli investitori cercano di formulare previsioni le scelte della Fed della prossima settimana che comunicherà le nuove proiezioni economiche e una nuova lettura delle aspettative sui tassi di interesse dei membri del board. Un sondaggio di Reuters rivela che più del 60% degli economisti stima un primo cambiamento negli acquisti di obbligazioni (tapering) a dicembre.

La seduta è relativamente tranquilla per i mercati valutari in vista di una serie di importanti riunioni di banche centrali, oltre la Fed, la prossima settimana si riuniranno la Bank of Japan e la Bank of England. Nelle more il dollaro si mantiene ai massimi da circa tre settimane, mentre l’euro arretra ancora leggermente contro il biglietto verde e tratta intorno a 1,172.

Sono poco mosse le materie prime. L’oro spot si muove sui livelli della vigilia intorno a 1753,65 dollari l’oncia. Il Future Brent perde l’1% e scambia poco sotto 75 dollari al barile.

Ad alimentare la volatilità sui mercati Usa contribuisce “il giorno delle quattro streghe”, detto così perché oggi scadono contemporaneamente i future sugli indici, i future sulle azioni, le opzioni sugli indici e le opzioni sulle azioni.

Questo accade ogni terzo venerdì del mese conclusivo di ciascun trimestre.

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