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Borse, giornata di vendite. A Milano pesa lo stacco cedole

Quasi tutti negativi i listini azionari ma Piazza Affari sconta l’effetto dividendi – In controtendenza parte del settore bancario e del risparmio gestito

Borse, giornata di vendite. A Milano pesa lo stacco cedole

I listini europei inaugurano in rosso la prima seduta della settimana, stretti tra le preoccupazioni per la deludente crescita cinese, i rincari delle materie prime e la retromarcia della produzione industriale Usa nel mese di settembre.

Piazza Affari è in maglia nera e perde lo 0,83%, chiudendo a 26.268 punti, appesantita dallo stacco cedola di alcune big cap che pesa sull’indice per lo 0,59%. 



Si tratta in particolare di Banca Mediolanum (-7,36%), Unipol (-4,71%), Intesa (-3,24%), Generali (-2,05%). Fuori dal paniere principale, Banca Ifis (-4,29%)

Al netto di questa zavorra la seduta del listino milanese risulterebbe migliore di quelle di Francoforte -0,75%, Parigi -0,81%, Madrid -0,66%, Londra -0,41%. In Europa soffrono in particolare i titoli del lusso, dopo che la Cina, nella notte, ha comunicato  che nel terzo trimestre il pil è salito del 4,9%, contro +5,3% atteso dagli esperti. Si tratta del ritmo di crescita più lento dell’ultimo anno, dovuto in gran parte alla carenza di energia, ai colli di bottiglia nelle catene di fornitura, alle incertezze del mercato immobiliare.

Oltreoceano Wall Street, dopo una falsa partenza, appare in recupero e il Nasdaq è in progresso dello 0,4%. Il dato sulla produzione industriale ha deluso gli investitori, che si aspettavano un rialzo dello 0,2% e invece devono fare i conti con un ribasso dell’1,3%. A compensare le preoccupazioni incalza però la bella stagione delle trimestrali, che prosegue a suon di guadagni dopo lo scintillante esordio delle grandi banche. Finora 41 componenti dello S&P 500 hanno comunicato i risultati e nell’80% dei casi sono migliori delle stime. In base a questi e alle previsioni per le altre società il terzo trimestre dell’anno dovrebbe chiudersi (secondo FactSet) con una crescita dei profitti del 30%, il meglio dal 2010 per le società dello S&P 500 dal 2010.

Se l’azionario zoppica, l’obbligazionario tentenna e sia negli Usa, sia nella zona euro salgono i rendimenti.

Sul secondario italiano lo spread tra Btp 10 anni e Bund di pari durata è in linea con la chiusura di venerdì, ma il tasso del titolo tricolore passa a +0,9% (da +0,87%) e quello del Bund a -0,15% (da -0,17%).

Sul mercato valutario l’euro-dollaro è stabile intorno a 1,16, mentre continua a correre il bitcoin, che tratta poco lontano da 62mila dollari alla vigilia di un’importante legittimazione istituzionale, che non permetterà agli investitori di comprare direttamente la criptovaluta, ma che offrirà in ogni caso una base per l’industria del settore. Domani infatti debutterà al Nyse il primo Etf (fondo di investimento a gestione passiva) sui future del bitcoin. Lo ha comunicato ProShares, società che ha ottenuto il via libera dell’autorità di Borsa statunitense, che negli ultimi quattro anni aveva bocciato il lancio di almeno 10 Etf.

Tra le materie prime prende fiato nel pomeriggio il petrolio, con i future di Brent e Wti che al momento trattano in lieve ribasso, dopo aver corso in mattinata trascinando anche il gas, visto che la Russia, a quanto pare, manterrà limitate le forniture all’Europa a novembre.

I titoli oil risultano oggi piuttosto trascurati in Piazza Affari, dove, in cima al listino, campeggiano invece i finanziari come Banco Bpm +2,11%; Bper +1,58%; Banca Generali +1,44%; Azimut +1,1%. Il focus è sui titoli bancari in attesa dei risultati trimestrali e di alcuni piani industriali, mentre si guarda alla prosecuzione del processo di consolidamento nel settore che potrebbe beneficiare della possibile estensione fino al primo semestre dell’anno prossimo degli incentivi alle fusioni aziendali varate dal governo.

Negli altri settori bene Prysmian +1,28%, mentre Stellantis perde l’1,82%. La società ha stretto con LG Energy Solution un memorandum of understanding per la creazione di una joint venture finalizzata alla produzione di batterie agli ioni di litio in Nord America.

Su Borsa Italiana ha infine debuttato uno nuovo indice: si tratta di MiB® ESG (Environmental, Social and Governance) (-0,83%) dedicato alle blue-chip italiane, pensato per individuare i grandi emittenti quotati che presentano le migliori pratiche ESG.

Come si legge sul sito “il MIB® ESG è il secondo indice nazionale ESG di Euronext, dopo il CAC40 ESG lanciato nel marzo 2021. L’indice combina la misurazione della performance economica con valutazioni ESG in linea con i principi del Global Compact delle Nazioni Unite2. La composizione si basa sull’analisi dei criteri ESG da parte di Vigeo Eiris (V.E.), società di Moody’s ESG Solutions, che valuta le performance ESG degli emittenti.

La metodologia prevede una graduatoria delle migliori 40 società sulla base di criteri ESG, selezionate tra le 60 italiane più liquide, escludendo quelle coinvolte in attività non compatibili con investimenti ESG. Le componenti sono ponderate in base alla capitalizzazione del flottante di mercato. La composizione verrà rivista con frequenza trimestrale. Le revisioni consentiranno di inserire le società le cui performance ESG siano migliorate in misura sufficiente”. Intesa Sanpaolo è il titolo che ha il peso maggiore con una percentuale di oltre il 10%.

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