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Borse europee in rosso: il G20 non basta

Le conclusioni del G20 non sono sufficienti a rassicurare i mercati europei, che iniziano la settimana in rosso – Male anche le Borse asiatiche, dopo che la Cina ha fissato il tasso di cambio dello yuan al minimo da 4 settimane – A Piazza Affari le vendite colpiscono soprattutto i bancari.

Borse europee in rosso: il G20 non basta

Il G20 di Shanghai non ha rassicurato i mercati europei, che, dopo il recupero delle ultime sedute, iniziano la settimana con nuovi ribassi. A circa un’ora dall’apertura, Milano viaggia in rosso dell’1,3%, peggio di Londra (-0,7%), Francoforte (-1,1%) e Parigi (-0,9%).

A Piazza Affari soffrono in particolar modo i titoli bancari: Monte Paschi Siena -3,7%, Banca Pop Milano -2,7%, Ubi Banca -2,5%, Intesa Sanpaolo -2%, Unicredit -1,8%, Banco Popolare -1,8%, Mediobanca -2,1%. Spread Btp-Bund in lieve risalita, a 135 punti base.

Male anche le assicurazioni: Unipol -3,1%, Generali -1,8%.

Enel cede l’1,2% dopo che S&P ha peggiorato le prospettive del rating sul debito a lungo termine del colosso elettrico, portandole da positive a stabili. Eni arretra dello 0,2% dopo i conti del 2015 diffusi venerdì, giorno in cui le azioni sono state premiate.

In controtendenza Saipem (+3,03%), ancora in scia ai conti positivi della scorsa settimana, ma anche agli acquisti dell’ad Cao e del presidente Colombo sul mercato azionario e all’arrivo di un finanziamento bancario da 3,2 miliardi per estinguere il debito con Eni.

Fca +1,2% dopo i recenti ribassi e dopo il ritorno di speculazioni sul fronte M&A, alimentate dalle dichiarazioni di Carlos Tavares, ad di Psa, della scorsa settimana. Annunciato anche l’avvio della produzione del nuovo suv Maserati. Finmeccanica +0,8%, Yoox Net-A-Porter +0,35.

In calo anche le Borse asiatiche. A Tokyo l’indice Nikkei ha terminato gli scambi in flessione dell’1%, mentre la Borsa di Shanghai ha chiuso in calo del 2,86%, a 2.687 punti, tornando ai livelli di fine 2014. Ad alimentare le vendite è stata principalmente la debolezza dello yuan.

La Banca centrale della Cina, infatti, ha fissato il tasso di cambio dello yuan a 6,5452 per 1 dollaro, il più basso dal 3 febbraio scorso. Al momento lo yuan è scambiato a 6,5480 per un dollaro, contro i 6,5372 della chiusura di venerdì.

In precedenza, tuttavia, il governatore dell’istituto centrale, Zhou Xiaochuan, aveva rassicurato sulla stabilità del tasso di cambio dello yuan e in una conferenza a Shanghai, in occasione del vertice del G-20, aveva assicurato che la Cina “non utilizzerà la svalutazione per favorire la competitività delle esportazioni”.

Zhou aveva anche detto che, considerando i fondamentali cinesi, non c’è base per un deprezzamento continuo dello yuan. Il governatore aveva poi rassicurato sul fatto che la seconda economia mondiale resta fondamentalmente solida e che la Banca centrale ha spazio per sostenere l’economia, con un implicito riferimento a un possibile taglio dei tassi.

Gli operatori sono attenti anche al prezzo del petrolio, che comunque rimane prossimo alla barriera dei 33 dollari: il Wti, contratto con scadenza aprile, cede un frazionale 0,1%, a 32,74 dollari al barile. In live ribasso anche il Brent, a 35,33 dollari.

Sul fronte dei cambi, l’euro vale 1,0958 dollari (1,0933 dollari venerdì) e 123,68 yen, mentre il dollaro-yen si attesta a 112,86.

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