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BORSE CHIUSURA 7 MARZO – Powell minaccia più forti rialzi dei tassi Usa e manda i mercati azionari in rosso

Il Presidente della Fed parla da falco e i mercati si girono subito in negativo: secondo Powell l’economia e l’inflazione Usa corrono più del previsto e rendono necessaria una nuova stretta monetaria

BORSE CHIUSURA 7 MARZO – Powell minaccia più forti rialzi dei tassi Usa e manda i mercati azionari in rosso

L’attesa di Jerome Powell è finita con i listini in rosso, perché “il picco dei tassi d’interesse – ha annunciato il presidente della Fed – sarà probabilmente più alto di quanto previsto”. Una doccia fredda, se non proprio gelata per i mercati, che già temevano questa tendenza a causa di un quadro macroeconomico migliore di ogni previsione e un’inflazione ancora molto alta.

I listini europei chiudono così la seduta odierna con varie sfumature di ribassi, mentre Wall Street si sta muovendo in territorio negativo (Dj -1%, S&P 500 -1%, Nasdaq -0,72%) e sta continuando a soppesare le parole del banchiere centrale.

Piazza Affari perde lo 0,67% e si ferma a 27.761 punti base, con le banche contrastate dopo i guadagni della vigilia. 

Nel resto d’Europa Francoforte cede lo 0,61%, Parigi -0,46%, Amsterdam -1,09%, Madrid -1,08%, Londra -0,15%.

Il dollaro si rafforza e schizzano i rendimenti dei T-Bond biennali

Il dollaro si rafforza nella prospettiva di una Fed maggiormente aggressiva e l’euro perde quasi l’1%, scendendo sotto 1,06, per un cambio attorno a 1,0574.

Effetti anche sui T-Bond: il rendimento del titolo a due anni è arrivato a guadagnare più di 7 punti base, sfiorando il 5% (4,979%), ai massimi dal 2007, mentre il decennale è tornato sopra il 4% durante l’intervento di Powell, per poi scendere leggermente sui livelli di ieri (+3,97%).

Nell’energia è in ribasso il petrolio, già nervoso prima di Powell e i future di Brent e Wti cedono quasi il 3%.

Per il gas è stata una giornata di recupero e le quotazioni tornano oltre i 43 euro (43,475, +3,15%).

Il focus si sposta ora sui dati macro

La politica della Fed dipenderà dall’andamento dell’economia e dell’inflazione, per questo l’attenzione degli investitori si sposterà nei prossimi giorni sui dati sul lavoro (venerdì) e sull’inflazione (la prossima settimana).

La Fed “è pronta ad accelerare sul rialzo dei tassi d’interesse, se giustificata dai dati” ha detto Powell, presentando la relazione semestrale alla commissione bancaria del Senato Usa. Le decisioni saranno prese “riunione per riunione, in base ai dati e all’outlook”. Un processo di continui rialzi dei tassi è “appropriato” per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%, che rimane “molto lontano”. “Finora, a parte il settore immobiliare, non si vedono segni di deflazione nei servizi ‘core’”.

Secondo quanto riferisce Radiocor dopo le parole di Powell, il mercato punta ora su un rialzo dei tassi d’interesse, alla prossima riunione (del 21 e 22 marzo) di 50 punti base, e non più di 25.

I future sui Fed Funds (che indicano le possibilità che il mercato attribuisce a una mossa di politica monetaria) hanno rivisto il picco dei tassi al 5,61%.

Alla riunione dello scorso mese, i tassi sono stati aumentati di un quarto di punto percentuale al 4,5%-4,75%, il livello più alto dal 2007; a dicembre e novembre, i tassi erano stati alzati di 50 e 75 punti base.

Piazza Affari scendono Saipem, Nexi e Telecom 

L’aggravarsi dei ribassi anche sulla piazza milanese ha avuto un costo maggiore per Saipem, -3,38%, Nexi -3,07% e Telecom -2,29%.

Nexi sembrava destinata a festeggiare conti e previsioni, invece ha ben presto inserito la rotta per chiudere tra i peggiori. Secondo Barclays la guidance – confermata – di crescita dei ricavi di oltre il 7% nel 2023 non è facile nell’attuale scenario di consumi.

Telecom va giù dopo il balzo di ieri, mentre gli osservatori ancora s’interrogano su l’appetibilità delle offerte in campo. Venerdì dovrebbe riunirsi il comitato a parti correlate per valutare l’offerta di Cdp e Macquarie per la rete del gruppo. Il cda se ne dovrebbe occupare il 15 marzo.

In ribasso Inwit -3,03% e Stm -1,78%.

Le banche hanno invece recuperato nel corso degli scambi, per chiudere contrastate. Banco Bpm perde l’1,07%, mentre Bper si apprezza dello 0,11%.

È in rosso Azimut, -1,1%, che ha ingranato la retromarcia nel pomeriggio dopo i dati sulla raccolta di febbraio, con i numeri che hanno risentito dell’impatto dell’acquisizione di Kennedy Capital Management.

Tengono gli assicurativi: Unipol +0,91%; Generali +0,03%.

Si apprezza Moncler, +1,06%, migliore blue chip del giorno, nonostante una generale debolezza nel lusso a livello europeo (Lvmh -1,03% a Parigi), dopo che la Cina ha mostrato un calo delle esportazioni e delle importazioni nel periodo tra gennaio e febbraio, evidenziando una continua debolezza della domanda di beni cinesi.

Benino Tenaris +0,52%, Banca Mediolanum +0,11%, Terna +0,06%.

Obbligazionario stabile in Europa

L’obbligazionario europeo è rimasto relativamente stabile, anche se lo spread tra decennale italiano e tedesco si è leggermente allargato rispetto a ieri a 177 punti base (+1,53%). Poco mossi però i rendimenti, indicati rispettivamente a +4,44% e +2,67%.

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