Un blackout digitale in mattinata e la consapevolezza che “se scoppia la bolla dell’intelligenza artificiale nessuno sarà immune” – parola di Sundar Pichai, ceo di Alphabet – hanno fatto da contorno oggi a un’altra giornata negativa sui mercati azionari, scossi dai timori di aver troppo scommesso sui colossi dell’IA. L’avversione al rischio è un’onda che muove da New York, ma che da giorni tocca tutte le sponde finanziarie e sta colpendo duramente anche l’Asia (Tokyo -3,22%) e l’Europa.
Piazza Affari è tra le peggiori del Vecchio Continente e chiude con una perdita del 2,12%, riavvolgendo il nastro fino a 42.838 punti base, dopo aver toccato i 45mila punti base giovedì scorso, per poi cominciare a retrocedere. Il Ftse Mib registra solo una lunga catena di ribassi a partire da Telecom (-6,66%), anche se Hera (+0,79%), riesce a piantare una bandierina verde nel campo interamente rosso. Il bilancio di giornata è decisamente negativo ì a Parigi -1,86%, Francoforte -1,6%, Madrid -2,17%, Amsterdam -1,53% e Londra -1,32%.
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Wall Street quarta seduta in calo
Per Wall Street quella di oggi è la quarta seduta consecutiva in calo, dopo che ieri i tre indici di riferimento sono scesi sotto la media mobile a 50 giorni – spesso considerata un’importante soglia tecnica – per la prima volta dalla fine di aprile. L’avvio è stato negativo anche oggi, anche se le vendite al momento sembrano ridurre il ritmo: DJ -0,78%%, S&P 500 -0,58%, Nasdaq -0,89%.
La fine dello shutdown ha portato un’ondata di realizzi venerdì scorso, dopo i rialzi sulle voci di un accordo, ma da maggior tempo serpeggia tra gli investitori il nervosismo relativo ai maxi investimenti e alle ciclopiche valutazioni dei titoli legati all’intelligenza artificiale. A conferma oggi il FT scrive che “l’incredibile accordo” da 300 miliardi di dollari tra Oracle (-1%) e OpenAI è ora valutato a meno 74 miliardi di dollari.
Il ceo di Alphabet (+0,7%), intanto ha detto alla BBC che parte dell’attuale boom dell’IA presenta una certa “irrazionalità” e in sostanza se la bolla scoppierà si faranno male tutti. Inoltre sale l’attesa per la trimestrale di Nvidia (-1,82%), in uscita mercoledì a mercati chiusi, ritenuto il termometro per misurare la febbre al settore.
A maggior carico la giornata europea si è aperta con un blackout digitale che ha messo in difficoltà tantissimi siti e piattaforme di uso quotidiano. All’origine ci sarebbe un disservizio di Cloudflare, piattaforma che garantisce sicurezza, connessione e prestazioni a milioni di siti web e applicazioni online e che agisce come una sorta di intermediario tra il visitatore e il server del sito. Alla fine tutto bene, ma in uno stato di agitazione ogni disservizio è un campanello d’allarme.
A tenere alta l’asticella provvedono poi le aspettative sul comportamento della Fed a dicembre, con il mercato che vede le probabilità di un taglio inferiori al 50%, contro il 90% di un mese fa. Per poter guardare nella sfera di cristallo con maggior cognizione di causa infine si aspetta il rapporto sull’occupazione di settembre, oggi intanto le richieste settimanali per i sussidi di disoccupazione sono risultate sopra la media del periodo e pari a 232mila, contro un dato stimato di 223mila.
Bitcoin sotto quota 90 mila, poi risale
In giornate in cui gli investitori si orientano verso porti più sicuri (oggi i rendimenti dei T-Bond risultano in calo) il mercato delle criptovalute perde mille e duecento miliardi di dollari. In particolare continua a svalutarsi il bitcoin, che per pochi momenti, è sceso sotto quota 90mila. Attualmente la valuta digitale perde quasi il 2%, ma tratta vicino a 93 mila dollari.
Sul mercato dei cambi il dollaro appare poco mosso. L’euro è sui livelli della vigilia e vede un cross di 1,1582. Tra le materie prime l’oro non incrementa i suoi guadagni, ma tratta comunque oltre i 4050 dollari l’oncia (sia lo spot sia il future). Il petrolio resta debole, con il greggio texano sotto i 60 dollari e il Brent sui 64 dollari al barile.
Piazza Affari, banche in calo
Telecom e Stellantis (-4,44%) sono tra i titoli peggiori del Ftse Mib oggi, ma il peso specifico complessivo che più affossa il listino è quello delle banche.
Tra le dieci blue chip in maggior ribasso ci sono infatti Mps -3,69%, Popolare di Sondrio -3,53%, Bper -3,4%, Intesa -2,95%. Non si salva neppure Banco Bpm -2,67%, benché gli approcci di Credit Agricole tengano accesa la fiammella del risiko bancario. Secondo l’ad Olivier Gavalda infatti la banca vedrebbe favorevolmente la possibilità di essere avvicinata da Banco Bpm “per una combinazione in Italia”. In nessun caso invece i francesi prenderebbero in considerazione l’ipotesi di vendere la controllata Crédit Agricole Italia per una contropartita cash. “Una aggregazione” con Banco Bpm avrebbe “molto senso, molte sinergie, ma questo progetto non è ancora in fase avanzata”, ha notato ancora il manager.
Si confermano in ribasso inoltre Ferrari -3,25%, così come i titoli del lusso sempre penalizzati dalle tensioni tra Cina e Giappone. Fuori dal paniere principale resta in evidenza Cy4gate +5,53%.
Spread in rialzo
La seduta si chiude in rosso anche per i titoli di Stato italiani, che vedono allargarsi leggermente lo spread col Bund decennale a 75 punti base. Tassi in leggero progresso rispettivamente al 3,46% e 2,71%.