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Borsa ultime notizie: petrolio giù dopo Cop 28 Dubai, colpa di tassi e recessione. Cina e India tagliano il carbone

È ancora incerto l’impatto della Cop 28 sui mercati. Il petrolio è in calo per l’ottava settimana consecutiva. E il Venezuela annuncia un aumento delle entrate del 27% della compagnia Pdvsa nel 2024

Borsa ultime notizie: petrolio giù dopo Cop 28 Dubai, colpa di tassi e recessione. Cina e India tagliano il carbone

No, non erano in molti a credere che la Cop 28 potesse chiudersi con un risultato positivo. Al più, si diceva, i Paesi produttori avrebbero accettato un compromesso utile a guadagnare tempo senza prendere impegni specifici. Ma, alla prova dei fatti, l’accordo sembra assai più robusto di quanto previsto dalle Cassandre.

Cop28: c’è l’impegno sull’uscita dalle energie fossili

Innanzitutto, lo sceicco El Jaber, presidente della Conferenza, ha stupito la platea pilotando i lavori in direzione di una transizione ordinata verso l’uscita dalle energie fossili. Certo, manca una data precisa, ma i Paesi si impegnano ad una transizione ordinata che consenta di ridurre della metà gli effetti del gas serra.

A sostegno del programma, gli Stati si impegnano a raddoppiare gli investimenti in fonti rinnovabili, in energia nucleare (grande novità) nonché nella cattura dell’idrogeno e nello stoccaggio del carbone. I termini del sostegno finanziario ai Paesi poveri saranno affrontati dalla prossima Cop, in programma a Baku. 

Troppo poco? In realtà chi vede il bicchiere mezzo pieno sottolinea che paesi come la Cina e l’India, abbandonando la politica precedente, si sono convertiti ad una politica di riduzione delle emissioni di carbone. Anche gli Stati Uniti, cosa non affatto scontata, hanno accettato un approccio più concreto e propositivo. E non finisce certo qui l’elenco delle buone intenzioni che, certo, non sempre si tradurranno in atti concreti. Ma fa sensazioni vedere  l’impegno congiunto di  produttori e consumatori.

Petrolio verso l’ottava settimana negativa consecutiva

Non è chiaro stabilire l’impatto della Cop 28 sui comportamenti dei mercati. Per ora il greggio, trattato poco sopra i 72 dollari, si avvia a chiudere in rosso per l’ottava settimana negativa di seguito, un evento che non si era verificato nemmeno in occasione dello scoppio della pandemia nel marzo 2020.

Ma più che le decisioni di Dubai pesa lo spettro di una frenata della domanda a livello globale è stato rafforzato dagli ultimi dati macro in Cina (in deflazione) ed è difficile che le novità della Fed, stasera, da sole possano invertire la tendenza negativa.

Hanno pesato anche le prospettive deludenti sui prezzi del petrolio fornite dall’Energy Information Administration (EIA), che ha tagliato le previsioni sul prezzo del Brent per il 2024 di 10 dollari al barile, portandole a 83 dollari al barile.

Infine, a complicare il quadro ci pensa il Venezuela che prevede un aumento del +27% delle sue entrate dalla compagnia petrolifera statale PDVSA l’anno prossimo, secondo un documento visto da Reuters, dopo l’allentamento delle sanzioni statunitensi, che durerà fino ad aprile a meno che Washington non faccia marcia indietro. Di questi tempi il petrolio perde colpi, ma resta una materia prima strategica. 

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