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Borsa, rimbalzino per Atlantia. JP Morgan spinge Wall Street

Attesa in Borsa per il verdetto Cdm su Autostrade – A Wall street bene anche Citigroup dopo i conti trimestrali – I tech frenano il Nasdaq – Petrolio in lieve ripresa su prospettive Opec –

Borsa, rimbalzino per Atlantia. JP Morgan spinge Wall Street

Recupero finale, ma chiusura in rosso per i listini europei, scossi dai cambi di umore di Wall Street. Piazza Affari circoscrive le perdite allo 0,62%, scendendo a 19.865 punti. I ribassi mordono Stm, -4,22%, in un contesto pesante per i produttori di semiconduttori, all’indomani dei dati di Nordic Semiconductor (-3,3% ad Oslo). Vendite su Prysmian -2,31%, Interpump -2,2%, Nexi -2,1%, Ferrari -2,05%. Prosegue d’altra parte il rally di Telecom, +1,78% e risultano ben comprate alcune banche. In primis Mediobanca +1,73% e Banco Bpm +0,96%. Bene Eni +1,42%, mentre Atlantia fa un rimbalzino, +0,75%, in attesa di una soluzione del rebus sulle concessioni. Fuori dal listino principale si apprezza Cattolica, +0,76%, che ha deciso di aderire all’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo (-0,02%) su Ubi (-1,26%). 

Nel resto d’Europa soffrono Francoforte -0,87%, Parigi -0,97% e Madrid -1,02%, mentre Londra è praticamente invariata. Dopo i progressi della vigilia le piazze del Vecchio Continente guardano con apprensione al rischio che la diffusione del Covid negli Usa possa frenare la prima economia del mondo più a lungo del previsto. Ieri la borsa americana ha infatti cambiato passo dopo la notizia che la California ha deciso di fermare bar, ristoranti e altre attività al chiuso, mentre i distretti scolastici di Los Angeles e di San Diego hanno scelto di iniziare l’anno scolastico online. Segnali preoccupanti in uno Stato che vale circa il 15% del pil totale statunitense. 

Oggi i listini newyorkesi sembrano seguire però un copione inverso: dopo l’opening bell stonata il Dow Jones è in rialzo (+1,3%) insieme allo S&P 500 (+0,46%), mentre il Nasdaq ha azzerato le perdite. D’altra parte alcune importanti trimestrali non stanno deludendo le attese. In particolare JP Morgan e Citigorup hanno presentato conti in calo, ma migliori del consensus. Solo la prima però è premiata dagli acquisti in Borsa. Male Wells Fargo, che ha registrato una perdita netta di 2,4 miliardi di dollari e ha annunciato un taglio dei dividendi da 51 a 10 centesimi per azione. Dopo gli alti e bassi di ieri, Tesla appare più calma e al momento si muove in rialzo dell’1,5%. 

In un contesto ancora volatile, con il coronavirus che continua a seminare morte e povertà nel mondo, mentre l’Oms avverte che “troppi Paesi stanno andando nella direzione sbagliata”, l’oro mantiene saldo il suo appeal e si muove sui valori della viglia a 1.813 dollari l’oncia. Il petrolio guarda all’appuntamento Opec+ ed è in moderato progresso, con il Brent a 43 dollari al barile.

Sul mercato valutario l’euro si mantiene in rialzo sul dollaro e porta il cambio a 1,14.

Con gli investitori in cerca di rendimenti prosegue anche la fase positiva della carta italiana. Lo spread con il decennale tedesco scende a 164 punti base (-1,77%) e il tasso del Btp chiude a 1,21%.

In calo i rendimenti nell’asta odierna, in cui il Tesoro ha collocato complessivamente 10 miliardi di euro in tre titoli. Sono stati assegnati 4,5 miliardi nel nuovo 7 anni settembre 2027 con tasso pari a 0,95%, minimo da marzo; 3,5 miliardi nella terza riapertura del 3 anni e 2 miliardi nella decima tranche del 20 anni, con rendimenti rispettivamente a 0,30% e 1,91%, minimo dallo scorso febbraio per la scadenza più breve e da ottobre 2019 per il ventennale. L’attenzione si rivolge ora al vertice Ue di venerdì e sabato, che potrebbe produrre una certa volatilità sul mercato specie se slittasse l’accordo sul ‘Recovery fund’, e sui meeting di Bce, che nelle attese dovrebbe mantenere un approccio ‘dovish’, e BoJ. Sul fronte macroeconomico le notizie sono in chiaroscuro: la produzione industriale della zona euro a maggio ha recuperato meno delle attese, e il sentiment degli investitori  tedeschi peggiora leggermente a luglio. Notizie confortanti arrivano invece dalla Cina, che a giugno ha registrato la prima crescita tendenziale delle importazioni dall’inizio dell’epidemia e una crescita dell’export dello 0,5% decisamente al di sopra del consensus.

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