Mercati ancora nervosi a metà giornata, stretti tra segnali contraddittori sul fronte geopolitico e nuove pressioni su energia e inflazione. Il nuovo rinvio di Donald Trump sull’Iran, altri 10 giorni di stop agli attacchi contro le infrastrutture energetiche, non basta a rassicurare gli investitori. Anzi, alimenta la percezione che il conflitto sia destinato a protrarsi.
Il risultato è un clima di diffidenza con Asia che chiude in rosso e l’Europa debole. Il petrolio, pur in leggero tracciamento dai picchi notturni, resta sopra i 108 dollari, mentre il gas rimane sotto pressione con nuovi allarmi da Qatar e Arabia Saudita.
Sul fronte obbligazionario si accentua la tensione. Il rendimento del Btp decennale sale fino al 4,10%, con lo spread in area 98-100 punti base, mentre i mercati iniziano a scontare il rischio di una politica monetaria più restrittiva. L’Oro vale 4.429,27 dollari l’oncia (+1,68%).
Così le Borse europee si muovono in territorio negativo, appesantite da un mix di fattori macro e geopolitici. Francoforte arretra, Parigi resta debole e Londra è poco mossa, mentre l’euro/dollaro si mantiene stabile in area 1,15.
A condizionare il sentiment è anche il dato sull’inflazione in Spagna, salita al 3,3% a marzo, il livello più alto da giugno 2024, spinta soprattutto dai rincari energetici legati al conflitto. Il dato è sotto le attese ma segnala comunque una nuova accelerazione dei prezzi.
Dalla Francia arrivano segnali misti: il deficit 2025 migliora al 5,1% del PIL, ma il debito sale al 115,6%, confermando le fragilità strutturali dei conti pubblici.
A Milano il Ftse Mib perde intorno all’1% dopo un avvio volatile sopra la parità. L’indice resta sotto pressione in area 43.500 punti. Si difendono Amplifon, Nexi, Ferrari e Recordati (ancora positiva dopo l’opa totalitaria da Cvc a 52 euro per azione). Sul fronte oppostole le peggiori sono Stm, Leonardo e Saipem. Male Unipol dopo la conferma i risultati 2025, mentre Mps resta osservata speciale sul fronte governance.
Mosse internazionali. Novartis accelera nella strategia biotech con un accordo fino a 2 miliardi di dollari per acquisire Excellergy, rafforzando la pipeline nelle terapie anti-IgE con il candidato Exl-111 per patologie come asma e orticaria. Pernod Ricard sarebbe in trattative per una possibile fusione con il produttore del whisky Jack Daniel’s, alimentando l’interesse degli investitori: i titoli del settore registrano forti rialzi in Borsa.