Condividi

Borsa debole, recuperano le utilities ma crollano le Popolari

Piazza Affari chiude in leggero ribasso ma il tonfo delle principali banche popolari supera il 3% – Brillano invece le utilities, con Terna, Italgas e Snam sugli scudi – Dal 2 gennaio Brembo rientrerà tra le 40 big di Piazza Affari.

Borsa debole, recuperano le utilities ma crollano le Popolari

Listini europei poco mossi, in una giornata di scambi sottili: dopo piccoli ondeggiamenti in basso e in alto, Milano si ferma in territorio negativo a 0,18%, con le utilities in rialzo e le banche popolari che piombano di nuovo in fondo al listino. Le altre piazze: Francoforte -0,3%; Parigi, -0,31% e Madrid -0,23%. Calma piatta a Londra, ma segno più davanti +0,06%. 

Timida Wall Street che apre positivamente, poi cambia rotta a metà giornata. Tra i singoli titoli si segnala, in apertura, il crollo di Cempra (-50,66% a 66,1 dollari), dopo l’annuncio che la Food and Drug Administration ha respinto il suo antibiotico per trattare la polmonite. Sul fronte macro: scendono negli Usa le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, mentre aumentano le scorte di greggio, diversamente dalle attese. Il Brent inverte la rotta dopo una giornata positiva e scende dello 0,02% a 56,95 dollari al barile. Si apprezza l’oro, che sale dell‘1,43%. Euro in recupero sul dollaro, +0,67%, scambiato a 1,048. Spread senza movimenti di rilievo.

Tornando in Piazza Affari: brillano le utilities, fra cui spiccano Terna +2,14%, Italgas +0,87% e Snam +0,98%. In luce anche Moncler (+1,16%), Recordati +1,20%, Enel +0,53%, che in mattinata tocca quota 4,178 euro, nuovo massimo intraday da agosto dell’anno scorso. Questi titoli però non bastano a compensare le vendite che colpiscono, nuovamente, il settore bancario, pur orfano, anche oggi, di Mps. Restano in scacco la Popolare di Milano -3,5% e Banco Popolare -3,76%, che debutteranno sul listino, nella nuova veste unica di Banco BPM il prossimo 2 gennaio.

Arretra del 3,13% Ubi, che sta lavorando all’offerta vincolante per le tre good bank, condizionata a una serie di passaggi fra cui la cessione, da parte dei tre istituti, di sofferenze per oltre 2 miliardi di euro al fondo Atlante. Secondo fonti di stampa, Atlante avrebbe deliberato proprio oggi la sua offerta per due terzi di questi crediti problematici. 

Perdono terreno Unicredit -1,87 e Intesa -0,82%, che ha ceduto un portafoglio immobiliare del valore di 500 milioni circa al Fondo Yielding. Si tratta di 26 immobili a destinazione uffici e filiali all’interno di un’operazione di sale leaseback che prevede l’uso continuato degli immobili da parte dell’istituto attraverso la stipula di contratti di lungo periodo (12 anni rinnovabili di altri 6). 

In ribasso Mediaset (-0,54%), ma i riflettori restano accesi sulla galassia Berlusconi, visto che Mondadori (+6,93%) oggi figura fra i titoli più esuberanti di Piazza Affari. Frazionali ribassi per Telecom -0,12% e Unipolsai -0,47% che ha stipulato l’atto di fusione per incorporazione di Dialogo con effetto dal 31 dicembre. vendite su Tenaris -1,57%. 

Il 2017 sta arrivando e in Borsa mancano i fuochi d’artificio, ma non le novità. Dal 2 gennaio Brembo rientrerà tra le 40 big di Piazza Affari. Il titolo era uscito dal paniere in seguito allo scorporo di Italgas da Snam ed è il primo “di riserva” del Ftse Mib in una lista che comprende Hera, Anima Holding e Diasorin Le altre revisioni degli indici riguardano il Ftse Italia Mid Cap da cui viene cancellata la stessa Brembo e in cui entrerà Juventus Football Club. 

Chiudiamo con una specie di Borsa della felicità, a quanto pare in crescita nel mondo, ma non esuberante in Italia. Secondo Win/Gallup International, maggior network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, il 68% della popolazione mondiale dichiara di essere felice della propria vita (in aumento rispetto al 66% del 2015), mentre il 22% non è né felice né infelice e il 9% non è felice. Anche in Italia siamo un po’ più felici dell’anno scorso, ma meno degli altri, 46%, in lieve rialzo (+2%). I popoli più felici sono quelli dei paesi che vedono davanti a sé prospettive di crescita, perché i soldi non fanno la felicità, ma aiutano e lo sa soprattutto chi non ne dispone. Nell’ordine Isole Fiji, Cina, Filippine, Vitenam, Panama, Indonesia e Paraguay, mentre l’Iraq è in fondo alla classifica. Sul fronte delle sole prospettive economiche l’Italia è il paese meno ottimista fra i 66 analizzati.

Commenta