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Borsa: banche ed Eni non bastano a salvare Piazza Affari

Piazza Affari maglia nera d’Europa, zavorrata da Auto e chip e con gli occhi sulla tempesta Bio-On – Incerte le altre Borse in attesa di un nuovo rinvio sulla Brexit – Ordini boom per il Btp Italia

Borsa: banche ed Eni non bastano a salvare Piazza Affari

Piazza Affari chiude in maglia nera in Europa e perde lo 0,6%, scendendo a 22.351 punti, mentre sull’Aim scoppia la bomba Bio On, la società di bioplastiche sospesa dalle contrattazioni, mentre perdeva un teorico 50%, dopo la notizia degli arresti domiciliari del fondatore Marco Astorri, cui vanno aggiunte due misure interdittive e 150 milioni di euro sotto sequestro disposti dalla Procura di Bologna. 

Peggiora anche lo spread: il rendimento del decennale italiano sale a +0,93% e il differenziale con il Bund cresce a 133 punti base (+3,44%), nel giorno in cui è emerso che il tasso cedolare (reale) annuo definitivo della quindicesima emissione del Btp Italia è stato rivisto a rialzo allo 0,65 per cento, dallo 0,60 per cento. 



Il finale è contrastato per le altre piazze europee: Francoforte +0,34%: Parigi -0,07%; Madrid +0,07%. Londra, +0,63%, è l’unica a non soffrire l’estenuante prolungarsi della Brexit. Il lungo addio si è arricchito ieri di un nuovo capitolo, poiché il parlamento britannico ha votato a favore dell’accordo stretto da Boris Johnson con la Ue, ma ha bocciato la mozione per velocizzare la ratifica dell’intesa entro la scadenza del 31 ottobre, aprendo la strada a un nuovo rinvio. 

Wall Street, partita incerta con le trimestrali, è in territorio positivo al traino di Apple (+0,8%) e Boeing (+2,5%). Pesa invece il calo di Texas Instruments (-6,5%), dopo l’avvertimento lanciato ieri, a mercati chiusi, dalla società e cioè che il settore dei semiconduttori è in crisi a causa di una flessione della domanda e dalla prolungata disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina.

L’euro-dollaro è piatto, in area 1,119, mentre riparte l’oro, in progresso a 1496,45 dollari l’oncia. Brilla il petrolio in scia al dato sulle scorte Usa, in calo contro un’attesa di rialzo. Nella settimana conclusa il 19 ottobre, infatti le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono, a sorpresa, diminuite per la prima volta dopo cinque rialzi settimanali consecutivi. Il Brent sale dell‘1% a 60,30 dollari al barile.

Sul Ftse Mib il titolo migliore di oggi è Bper, +1,33%. La banca modenese è al centro dell’attenzione dopo che il Sole 24 ore ha rilanciato l’ipotesi di un’aggregazione con Ubi (-1,73%), ritenuta più plausibile del matrimonio Ubi-Banco Bpm (-1,26%). Salgono le azioni di Mediobanca, +0,95%, a sua volta sotto i riflettori a pochi giorni dalla trimestrale e in vista dell’assemblea dei soci, che si preannuncia particolarmente emozionante dopo l’incremento della quota da parte di Leonardo Del Vecchio.

Bene Eni +0,85%; Campari +0,82%; Unipol +0,64%. Procede ulteriormente Poste +0,23%.

Le vendite penalizzano Stm, -2,84%, in linea con l’andamento negativo del settore. Si sgonfia un po’ Amplifon, -2,73%. In calo Prysmian -2,37%, Juventus -2,36%; Recordati -2,33%; Ferrari -2,28%.

Fuori dal listino principale si apprezza Mondadori, +3,8%, che ha ricevuto un’offerta vincolante per l’acquisizione dei magazine Confidenze, Cucina Moderna, Sale&Pepe, Starbene e Tustyle da parte de La Verità.  L’offerta, che ha validità sino al 31 dicembre, prevede la costituzione di una NewCo, la cui partecipazione sarà al 75% da parte de La Verità e al 25% di Mondadori e comporta anche un earn-out a favore del gruppo di Segrate e meccanismi di put/call a favore dei soci.

In calo Technogym, -4,91%, nonostante i primi nove mesi dell’anno siano risultati in linea con le attese degli analisti. 

Tiene banco però ancora il caso di Bio on che, nelle ultime sedute, era riuscita a recuperare una piccola parte delle grandi perdite subite a partire da  questa estate quando il Fondo Quintessential aveva accusato la società creata da Marco Astorri e Guido Cicognani di essere una sorta di “Parmalat” e di fondarsi su un modello di business vuoto e truffaldino.

A scogliere oggi le ali di cera di un titolo che era arrivato a toccare i 71,9 euro nel luglio 2018, dai 5 euro del suo debutto nel 2014, è stata la Procura di Bologna, che ha voluto evitare “una bolla dagli effetti devastanti”.

“Dalle indagini – ha detto il procuratore capo Giuseppe Amato ai giornalisti – è emersa un’alterazione fattuale della società, finalizzata ad alterare il valore dei titoli in Borsa. Siamo intervenuti per interrompere quest’artificiosa rappresentazione che la società faceva all’esterno di se stessa” con l’obiettivo di “garantire una tranquillità del mercato ed evitare l’esplosione di una bolla economica dagli effetti potenzialmente devastanti”. Secondo i pm la società “ha rappresentato nel bilancio aziende come controllate, che in realtà erano integralmente riconducibili a Bio-on, erano società con cui Bio-on instaurava dei rapporti economici. Alla luce di questo, i ricavi non corrispondevano al vero”. E questa “rappresentazione della realtà non corrispondente al vero” c’è stata “fin dalla nascita della società”.

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