L’Eurogruppo prova a chiudere subito la partita sul nuovo vicepresidente della Banca centrale europea, chiamato a prendere il posto di Luis de Guindos, il cui mandato scade a fine maggio. L’obiettivo politico è arrivare a un’intesa già nella riunione di lunedì, anche se un rinvio a febbraio non avrebbe effetti operativi. A Bruxelles prevale una linea di prudenza: meglio un accordo solido che una forzatura senza i numeri necessari.
Bce, post de Guindos: sei candidati, quattro nomi forti
La rosa è definita e comprende sei profili di alto livello provenienti da tutta l’Eurozona: Mário Centeno (Portogallo), Mārtiņš Kazāks (Lettonia), Madis Müller (Estonia), Olli Rehn (Finlandia), Rimantas Šadžius (Lituania) e Boris Vujčić (Croazia).
L’attenzione si concentra soprattutto su quattro candidati. Rehn viene indicato come il profilo tecnicamente più solido, forte di una lunga esperienza europea. Kazāks è considerato un “falco” della politica monetaria. Centeno unisce invece un passato da ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo a quello di governatore di banca centrale. Vujčić resta l’outsider, potenzialmente favorito dagli equilibri geografici dell’area euro.
Il peso (non vincolante) del Parlamento europeo
Alla vigilia della riunione, la commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo ha svolto audizioni informali dei sei candidati. Da queste consultazioni è emerso un orientamento favorevole a Kazāks e Centeno, indicati come “candidati preferenziali”. Un segnale politico rilevante, ma privo di effetti formali: la procedura resta nelle mani dei governi dell’Eurozona e nessuna indicazione parlamentare vincola la decisione finale.
Regole e numeri: perché non si forza la mano
L’Eurogruppo non vota formalmente, ma svolge un ruolo di coordinamento per consentire al Consiglio dell’Ue di adottare una raccomandazione al Consiglio europeo. Per designare il vicepresidente della BCE serve una maggioranza qualificata rafforzata: il sostegno di almeno il 72% dei Paesi dell’area euro, pari ad almeno 16 Stati su 21, rappresentativi di almeno il 65% della popolazione.
Solo dopo l’intesa politica scatterà la raccomandazione formale e la successiva nomina, previa consultazione della Bce e del Parlamento europeo. È anche per questo che a Bruxelles prevale la cautela. Senza la certezza dei numeri, meglio non forzare i tempi.
A pesare è inoltre il quadro istituzionale più ampio. La scelta del nuovo vicepresidente della Bce non è un passaggio isolato: il mandato della presidente Christine Lagarde scadrà il 31 ottobre 2027, e le nomine ai vertici della banca centrale vengono lette in prospettiva, alla luce dei futuri equilibri interni al Consiglio direttivo.
L’eredità di Luis de Guindos
Vicepresidente della Banca centrale europea dal 1° giugno 2018, Luis de Guindos si avvia alla conclusione del mandato lasciando un profilo fortemente politico-istituzionale. Laureato in Economia al CUNEF di Madrid, ha iniziato a ricoprire incarichi di primo piano nell’amministrazione spagnola già alla fine degli anni Novanta, fino a diventare Segretario di Stato per l’Economia nel governo Aznar, seguendo da vicino il percorso di ingresso della Spagna nell’euro.
Dopo una parentesi nel settore privato, con ruoli di vertice in Lehman Brothers in Europa e in PwC, è tornato alla politica come ministro dell’Economia nel governo Rajoy tra il 2011 e il 2018. In quegli anni ha gestito la crisi bancaria spagnola e negoziato il programma europeo di sostegno alle casse di risparmio, accompagnato da un ampio pacchetto di riforme strutturali.
Nel 2018 l’approdo a Francoforte, come vicepresidente della Bce prima sotto la presidenza di Mario Draghi e poi con Christine Lagarde.