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Banche: i tassi sono garanzia di redditività, ma a breve termine. Per i top manager le big tech sono una minaccia

Un’indagine di C2 Partners sonda il sentiment delle banche sui principali temi del periodo: dalla prossima riduzione dei tassi d’interesse, a M&A, Big Tech e intelligenza artificiale

Banche: i tassi sono garanzia di redditività, ma a breve termine. Per i top manager le big tech sono una minaccia

L’attuale livello dei tassi di interesse è “sicuro per i risultati di bilancio”, mentre le prospettive di riduzione della forbice da parte della Bce vengono guardate con preoccupazione. Le Big Tech? Sono considerate una minaccia, mentre le aggregazioni vengono guardate con molta attenzione. Sono alcune delle principali indicazioni che arrivano da un’indagine condotta da C2 Partners, società italiana di consulenza direzionale specializzata nei Financial Services, e realizzata intervistando i vertici delle 33 banche italiane più rappresentative per dimensioni e operatività.

“I buoni risultati conseguiti negli ultimi esercizi hanno generato tra i top manager un clima complessivamente positivo, ma dalle risposte alle nostre interviste emerge anche preoccupazione sulle capacità di fronteggiare le nuove sfide competitive”, ha commentato Ugo Massa, fondatore e Ceo di C2Partners. “Impatto regolamentare, dimensioni ridotte, rigidità tecnologiche e difficoltà a evolvere nei modelli di business sono i principali motivi che alimentano dubbi della tenuta competitiva, assumendo accenti diversi in funzione delle caratteristiche della banca”. 

I tassi d’interesse 

L’aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce è stato una manna dal cielo per le banche che nel 2023 hanno gonfiato i margini a livelli record, tanto da spingere il Governo a varare la cosiddetta tassa sugli extraprofitti allo scopo di imporre “una tassa su quello che riteniamo un margine ingiusto”, ha detto Meloni giovedì in conferenza stampa.

Secondo i banchieri, anche nel 2023 i tassi rappresentano ancora “una garanzia di redditività, ma non a lungo periodo”, si legge nel report di C2 Partners. L’ampia forbice tra tassi d’impiego e raccolta dell’ultimo biennio ha infatti generato margini elevati e il livello attuale dei tassi garantisce ancora buoni risultati di bilancio. A pensarla così sono 9 manager su 10 delle grandi banche e delle banche multiregionali/di prossimità. In prospettiva, però, è comune che la diminuzione della forbice e la politica deflazionistica della Bce “peseranno sui bilanci e renderanno la gestione della liquidità un fattore centrale nella strategia delle banche”. 

L’incursione delle Big Tech

Prima il matrimonio, poi naufragato, tra Apple e Goldman Sachs, poi le trattative tra Alphabet – casa madre di Google – e Monzo Bank. I manager cominciano a guardare con timore alle sempre più frequenti incursioni delle big tech nel comparto bancario.

Nel dettaglio, secondo l’85% degli intervistati, le rilevanti risorse finanziarie, la forza del brand, il governo della relazione con i clienti e la capacità di gestire i dati su abitudini e consumi renderanno nei prossimi anni Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft una potenziale minaccia concreta per l’intero settore, anche se l’attuale regolamentazione può rappresentare un freno all’ingresso delle Big Tech.

Diverso invece il discorso per le fintech che già oggi sono concorrenti attivi sul mercato, soprattutto nei prestiti alle piccole e medie imprese, un segmento che le banche tradizionali storicamente servono a fatica a causa della difficoltà di trovare un modello di servizio che coniughi i benefici della relazione con i costi di gestione del canale (cost-to-serve).

L’88% degli intervistati ritiene infatti che le fintech siano oggi soggetti con i quali definire alleanze strategiche per valorizzare la propria base clienti (di cui le fintech difficilmente dispongono) e costituire una linea difensiva rispetto al rischio di perdere quote di mercato.

Aggregazioni sì, ma solo se si crea valore industriale 

E gli M&A? Aggregarsi viene considerata un’opzione reputata valida da tutte le banche per fronteggiare la crescita dei costi e migliorare la marginalità. Nel dettaglio, il 75% delle grandi banche considera le aggregazioni una strada per coprire meglio la catena del valore, mentre la variabile dimensionale è una prospettiva alla quale guarda con interesse oltre l’80% delle banche multiregionali/di prossimità.

“Se l’aggregazione è ritenuta oggi poco praticabile dalle banche a rete, le banche digitali guardano con attenzione alla possibilità di fare sinergie con gruppi più grandi”, precisa l’indagine.

Sistemi di pagamento, bancassurance e intelligenza artificiale

Su cosa puntare per generare nuovo valore e valorizzare la capacità distributiva? L’80% degli intervistati tra le banche multiregionali e il 90% delle grandi banche non ha dubbi: su sistemi di pagamento e bancassurance.

Un occhio di riguardo va rivolto anche verso l’Intelligenza Artificiale che secondo il 70% delle grandi banche avrà un effetto benefico sull’operatività e la gestione del cliente. Per la maggioranza delle banche a rete (65%), l’IA integrerà i servizi di oggi mentre per le banche digitali (75%) sarà determinante per svecchiare l’offerta. Nelle banche multiregionali/di prossimità, prevale al contrario la preoccupazione (55%) dovuta a diverse ragioni: difficoltà di valutare il reale impatto, impreparazione a adottarne le applicazioni e a gestirne gli effetti, anche perché spesso il presidio della tecnologia è affidato a centri servizi esterni.

“La digital transformation è ritenuta, in generale, un primario fattore di competitività per il sistema ma solo le banche di grandi dimensioni sono attualmente in grado di affrontare gli investimenti per sviluppare le piattaforme tecnologiche che la abilitano anche se, è stato osservato, la riduzione dei costi sta rendendo la tecnologia accessibile agli operatori di dimensioni più contenute”, precisa lo studio. 

Regole Ue e principi Esg

L’evoluzione normativa imposta dal regolatore indirizzata a rendere il sistema bancario europeo più solido e sostenibile ha sortito effetti positivi ma la maggioranza degli istituti maggiori giudica i dettami europei eccessivamente rigidi (soprattutto se paragonati a quelli di Stati Uniti ed Estremo Oriente) e penalizzanti sulla capacità competitiva, opinione condivisa da oltre l’85% delle banche multiregionali/di prossimità e dal 70% delle banche digitali. 

Parlando invece del rispetto dei princìpi ESG avrà un impatto rilevante sul business, soprattutto per la componente “Governance”, mentre la componente “Environmental” potrà incidere in particolare sul prezzo dei servizi alle imprese (secondo il 60% delle grandi banche e il 75% delle banche digitali) e complicherà le relazioni, soprattutto con le microimprese (lo afferma l’80% delle banche multiregionali/di prossimità).

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