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Banca Ifis, Bossi: “Npl non sono più un rischio sistemico”

Nel meeting internazionale di Banca Ifis a Venezia sugli Npl, l’ad Giovanni Bossi spiega che le sofferenze bancarie sono drasticamente calate negli ultimi trimestri e che la sfida di oggi è cambiata ed è quella di gestire e valorizzare le centinaia di miliardi di Npl acquisiti dagli operatori specializzati – Accordo con Sga sui crediti delle banche venete fallite

Banca Ifis, Bossi: “Npl non sono più un rischio sistemico”

“Il problema degli Npl nei bilanci delle banche sta rapidamente, e direi sorprendentemente, rientrando. Questo significa che quello delle sofferenze sta finendo di essere un problema sistemico, come poteva apparire fino a qualche anno fa”. Con queste parole Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca IFIS, ha anticipato il tema centrale della settima edizione dell’Npl Meeting, in programma oggi venerdì 28 settembre e che quest’anno per la prima volta viene ospitato nella sede della Mostra internazionale del cinema, al Lido di Venezia. “Da oggi vorrei che l’acronimo Npl, che conosciamo nel senso di non performing loans, venga invece utilizzato per esprimere la nuova sfida del mercato delle sofferenze e cioè il next performing level”.

Il livello delle sofferenze sui bilanci delle banche “è precipitato negli ultimi trimestri”, sostiene Bossi. “Il problema sistemico appartiene dunque al passato, oggi invece il tema sono quelle centinaia di miliardi di Npl da gestire e ci vorranno anni se non decenni a smaltirli. Serviranno competenza e specialità: un lavoro industriale ma anche artigianale, perché se i crediti deteriorati spagnoli del 2011 erano tutti legati a un’unica categoria, quella dei mutui immobiliari, in Italia il panorama è molto più eterogeneo”. La prossima frontiera è quindi la gestione di una massa ingente di crediti, ingente sia come valore nominale che come numero di debitori, in un momento in cui il regolamento sta cambiando e vorrà ridurli al 10% lordo sul bilancio della banca e al 5% netto.



La seconda parte della sfida, e cioè quella di valorizzare il portafoglio generico degli Npe (in cui rientrano gli Npl ma anche gli UTP, unlikely to pay, i cosiddetti crediti incagliati), Banca IFIS l’ha già fatta scattare con un accordo, ufficializzato ieri ma che è partito in fase sperimentale prima dell’estate, con Sga, la Società per la Gestione di Attività partecipata dal Tesoro che ha tra gli altri il compito di rilevare i crediti delle banche venete fallite, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un “tesoretto” da oltre 8 miliardi che coinvolge in tutto 25.000 aziende su un territorio che comprende il Triveneto ma anche tutta la Lombardia e che “riguarda imprese vive, in attività, e circa 250.000 posti di lavoro ancora esistenti”, specificano in conferenza stampa Giovanni Bossi e Marina Natale, oggi Ad di Sga dopo un passato in Unicredit.

L’iniziativa è destinata soprattutto alle imprese piccole e medie con esposizioni classificate a inadempienza probabile (unlikely to pay, che valgono da sole per 7 miliardi) e scadute e/o sconfinanti (past due) nei confronti di Sga, ed è finalizzata a “rimettere in carreggiata le imprese più meritevoli, aiutarle a fare il proprio mestiere che è quello di fare fatturato, margini, crescita, e di gestire al meglio la propria attività. Le aiuteremo a curare la gestione finanziaria per consentirgli di normalizzare la propria posizione e, dopo un percorso, di tornare in bonis. Le imprese in questione – precisa Bossi – sono vive: sono in difficoltà ma non sono strutturalmente insolventi”. Attraverso questa operazione, sarà facilitato l’accesso di alcune di queste imprese (“qualche centinaia, secondo le nostre stime”) ai servizi di factoring offerti da Banca Ifis. “Si tratta anche di sostenere l’economia reale in un momento delicato per il Paese, con la crescita che sta rallentando e l’incertezza politica: se queste imprese non si rimettono in sesto, ci perde l’Italia”.

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