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Bad bank all’italiana, il mercato vuole vedere i numeri. Pro e contro dell’accordo sulle sofferenze

L’accordo fornisce solo i parametri dell’operazione ma non chiarisce gli impatti reali sul sistema bancario – In una nota Morgan Stanley stima che le bad bank avranno 40-70 mld di asset – Spreafico: “I mercati si aspettavano dei numeri” – Segre: “Ci vuole più chiarezza” – L’incertezza di una soluzione sottoposta a diverse variabili si scarica sulle azioni.

Bad bank all’italiana, il mercato vuole vedere i numeri. Pro e contro dell’accordo sulle sofferenze

I mercati hanno reagito freddamente all’annuncio della “bad bank” in salsa italiana arrivato martedì sera. Eppure si tratta di un intervento fortemente atteso, di cui si parla da molto tempo e per nulla scontato visto il confronto serrato con la Commissione Europea sul tema “aiuti di Stato”. Da cosa dipende questa reazione? Come mai gli investitori stanno vedendo il bicchiere mezzo vuoto? Quali sono i punti di forza e di debolezza dell’operazione?

“I mercati si aspettavano dei numeri, una sorta di listino prezzo su cui poter subito calcolare l’impatto dell’operazione per le banche ma era sicuramente un’aspettativa esagerata” spiega a FIRSTonline Mario Spreafico, capo degli investimenti di Schroders in Italia. Ma sarebbe troppo parlare di “delusione”. “Dopo l’ondata di speculazione – continua Spreafico – e il vero e proprio attacco che a inizio gennaio ha colpito alcune banche con alto flottante dove era facile fare scorribande, il mercato si aspettava numeri e le aspettative erano molto alte. Senza questi numeri, il mercato rivive una situazione di dubbio sugli scenari che si verranno a creare sul fronte delle sofferenze”. Lo schema previsto dal Governo prevede la concessione di garanzie dello Stato nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza. Lo Stato garantirà soltanto le tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese. “Nel testo sono spiegati i parametri sulla base dei quali il Tesoro può prestare la garanzia a chi la richiede e questo è positivo – aggiunge Spreafico – Mancano chiaramente i numeri sottostanti, ossia a quanto i crediti deteriorati verranno venduti, ma questo non poteva essere stabilito in questo accordo ed è questo che non hanno capito i mercati”.

LE COMUNICAZIONI DEL TESORO

All’indomani dell’accordo, il Tesoro ha emesso due note per fornire al mercato gli estremi del nuovo strumento concordato con Bruxelles per agevolare la dismissione dei crediti deteriorati da parte delle banche. La prima nota è stata diramata ieri, il 27 gennaio ed è intitolata “Presto disponibile la Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze (GACS)” in cui vengono spiegati i punti principali dell’operazionee che, viene ricordato, “si aggiunge alle numerose misure approvate in questi mesi per contribuire al rafforzamento in atto del settore bancario (trasformazione delle maggiori banche popolari in società per azioni, riforma delle fondazioni bancarie, semplificazione delle procedure di recupero crediti e delle procedure di insolvenza per ridurre i tempi, adeguamento allo standard europeo del trattamento fiscale delle svalutazioni, la prossima riforma delle banche di credito cooperativo)”. Per spiegare meglio come funzionerà la garanzia oggi il Tesoro ha emesso una seconda nota dal titolo “GACS: come sarà calcolato il prezzo della garanzia” in cui precisa che la “garanzia avrà un prezzo di mercato, comprenderà una remunerazione in linea con quella di mercato per i rischi assunti dallo Stato, e dipenderà dalla durata dei titoli garantiti”. Sempre nella nota vengono poi elencati una serie di fattori tecnici su cui verrà costruita la garanzia, come le caratteristiche del paniere di prezzi Cds su cui costruire il prezzo, l’applicazione di una commissione crescente nel tempo e le modalità di calcolo di un meccanismo di maggiorazione ad essa legata.

PRO E CONTRO

“Il dato importante dell’accordo – dice Spreafico – è che è stato dissipato in parte il dilemma sugli aiuti di Stato, si tratta di un passo avanti importante. Ora ci saranno i tempi tecnici per definire il tutto e molto dipenderà dalla capacità delle banche di costruire tecnicamente questa operazione. Allo stesso tempo per iniziare ad avere dei numeri sarà importante che le stesse banche facciano una importante operazione di comunicazione per spiegare come utilizzeranno questo meccanismo”.

Per Claudia Segre, segretario generale Assiom Forex, il principale punto di debolezza dell’accordo è come è stato gestito a livello di chiarezza comunicativa. “Come già sperimentato con i picchi di volatilità sul caso Bmps dice Segre a FIRSTonline – in questo caso è stato fatto un accordo ma non abbiamo visto alcuna di dichiarazione di dettaglio e analisi sugli effetti che avrà sia da parte del Governo ma anche da parte delle stesse banche.E la prima cosa che fanno gli investitori è vendere per non sbagliare.” Certo, il presupposto è che non si può replicare ciò che è stato fatto in Spagna, dove i crediti erano soprattutto immobiliari, e in Irlanda. Siamo in un ambito nuovo, c’è il bail in, e le misure che un Governo può mettere in campo sono più limitate. Il contesto è molto più complesso. “La soluzione – spiega Segre – è sottoposta ad alcune variabili quali il prezzo di mercato e veicoli che vengono gestiti dalle banche autonomamente che dovranno decidere cosa far confluire nel veicolo e cosa no. E poi ci vorrà del tempo per vedere il sistema in funzione. L’incertezza di tutto questo si scarica sulle quotazioni azionarie”.

Alcune banche d’affari si stanno già esercitando nel fare i calcoli. In una nota emessa oggi Morgan Stanley stima che il totale degli asset delle bad bank potrebbe aggirarsi tra i 40 e i 70 miliardi. “La natura dei prestiti e l’esigenza che siano investment grade – spiega Morgan Stanley – limiteranno probabilmente l’ammontare di asset coinvolti nei prestiti collateralizzati”. Il costo annuale della garanzia per il sistema si aggirerebbe attorno ai 300-500 milioni.

“Quando le situazioni sono così delicate – ha però fatto notare Segre – serve fare una migliore chiarezza preventiva. Se l’accordo è stato fatto, lo si è fatto perché si pensa sia buono ma non ci si può aspettare che gli investitori si basino solo sugli esercizi di analisi e non su comunicazioni delle stesse parti in causa” 

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