Condividi

Ambiente, Greta e le mosse dei big per salvare il pianeta

L’assemblea dell’Onu sul clima ha sdoganato l’impegno di 66 Paesi, tra cui la Russia, per emissioni zero nel 2050 – Venerdì 27 la grande manifestazione in tutto il mondo – In Italia possibile un piano green da 50 miliardi in 10 anni.

Ambiente, Greta e le mosse dei big per salvare il pianeta

Sarà l’effetto Greta Thunberg, ma ormai tutti i grandi Paesi – o quasi – lo hanno capito: il grande paradigma del futuro, per non dire dell’immediato presente, è la salvaguardia del pianeta. C’è fretta, e laddove non lo hanno capito le istituzioni, come negli Stati Uniti, ci stanno pensando le stesse grandi aziende, che ormai hanno messo la sostenibilità al centro dei loro piani strategici e che non intendono tornare indietro. L’esempio più lampante è quanto sta accadendo in California, dove il presidente Donald Trump sta sfidando l’amministrazione locale per impedire che questa approvi leggi ancora più severe sulle emissioni delle automobili, ma le stesse case automobilistiche ormai si sono organizzate diversamente e hanno accettato la sfida ecologica.

Lo stesso, se non ancora di più, sta accadendo dall’altra parte dell’Oceano, in Europa, dove qualche giorno fa la Germania ha lanciato un piano inedito per realizzare concretamente la transizione energetica da qui al 2030: per finanziare la svolta green è stata stanziata la cifra record di 100 miliardi. Anche in Italia, il nuovo governo giallorosso ha espressamente parlato di Green New Deal nel proprio programma, in sintonia con quanto dovrebbe accadere a Bruxelles nel nuovo corso di Ursula von der Leyen. Il vice ministro dell’Economia Antonio Misiani ha ipotizzato di stanziare 50 miliardi in 10 anni in un fondo pubblico per gli investimenti green, inserendo l’ambiente nei tre punti cardine della prossima manovra, insieme a investimenti e fisco, e nonostante la spada di Damocle di un aumento dell’Iva da neutralizzare.

E poi, c’è la grande campagna internazionale, quella che culminerà venerdì 27 settembre con quella che potrebbe passare alla storia come la più grande manifestazione per il clima della storia: il terzo Global strike for future, preceduto dal summit sul clima delle Nazioni Unite di ieri a New York, presenziato dalla giovane attivista svedese ma anche – a sorpresa – dal presidente americano Trump, sempre più isolato in una battaglia che ormai davvero coinvolge tutto il pianeta. Ne è la prova che a New York 66 Paesi hanno firmato un accordo per emissioni zero nel 2050, e tra questi c’è per la prima volta la Russia, uno dei Paesi maggiormente responsabili dell’inquinamento globale. I Paesi africani si sono invece coalizzati su una iniziativa per la preservazione delle foreste, mentre persino dal mondo finanziario arriva conferma della svolta green: un gruppo di fondi pensionistici, di quelli che muovono centinaia di miliardi di investimenti, ha ufficializzato che non ne farà più sul carbone.

All’Onu è arrivato anche un messaggio del Papa, e la stessa Cina – il Paese che emette più CO2 nel mondo – sta da tempo organizzando una svolta green, anche per dare nuove opportunità e nuova linfa ad un’economia che sta rallentando. Insomma all’appello manca davvero solo Trump, che a New York si è limitato a dire: “Anch’io voglio aria e mari puliti, ma ritengo che i singoli Paesi debbano agire da soli”. Coinvolgerà invece tutto il pianeta la grande marcia di venerdì: oltre 5mila eventi in programma in contemporanea in 150 Paesi. In Italia per parteciparvi sarà anche giustificata l’assenza da scuola.

Commenta