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A Di Maio sembrava il boom ma era recessione

Luigi Di Maio non perde occasione per spararle grosse, ma ogni volta la realtà si incarica di smentirlo sonoramente: l’avvertimento della Banca d’Italia che l’Italia è in “recessione tecnica” basta e avanza a ridicolizzare tutte le sue propagandistiche uscite – VIDEO.

A Di Maio sembrava il boom ma era recessione

Se continua così, finiranno per dire che Luigi Di Maio porta davvero jella. Solo pochi giorni fa aveva profetizzato con iattanza l’arrivo di un nuovo boom economico e ieri la Banca d’Italia ha lanciato l’allarme sul probabile ingresso dell’Italia in recessione. Tutta colpa di una battuta azzardata? Non proprio, perchè il vicepremier grillino i guai se li va a cercare da solo. Di spacconate è  piena la sua narrazione pubblica e ogni giorno ci si interroga su quale sarà la prossima.

In ottobre, in occasione dell’approvazione della manovra di bilancio, aveva annunciato addirittura l'”abolizione della povertà”. Ovviamente nessuno l’ha vista. Dal balcone di Palazzo Chigi, dal quale Di Maio si era impunemente affacciato per festeggiare una manovra subito bocciata dall’Europa, sarebbe stato più facile veder volare un cammello che assistere alla cancellazione della povertà con un semplice decreto.

Settimana scorsa, ignorando le previsioni di tutti gli economisti ma soprattutto sfidando il ridicolo, Di Maio è andato oltre, preconizzando per l’Italia un boom economico pari a quello degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma sono bastati pochi giorni per cancellare le illusioni e per ora ci restano solo i crudeli dati della produzione industriale e le dolorose previsioni del Bollettino della Banca d’Italia che avverte il probabile ingresso dell’Italia in “recessione tecnica” per la fine del 2018 e soprattutto dimezza allo 0,6% le stime sulla crescita del Pil nel 2019.

Tuttavia lo statista di Pomigliano non si è perso d’animo e giovedì sera, in occasione della sofferta approvazione del decretone sul reddito di cittadinanza e su Quota 100 per l’anticipo pensionistico, ha annunciato Urbi ed Orbi la nascita del “nuovo welfare state in Italia”. Due misure assistenzialiste ed elettorialistiche sarebbero il nuovo welfare? Più che riformare lo Stato sociale minacciano di affondarlo. Ma di fronte alla sicumera di Di Maio il New Deal di Franklin Delano Roosevelt potrebbe solo impallidire.

Ma la curiosità che tormenta tutti è quale sarà la prossima sparata che i Dioscuri della comunicazione a cinque stelle, Davide Casaleggio e Rocco Casalino, suggeriranno all’impavido vicepremier. Di cartucce ne ha consumate già molte e trovarne di più pittoresche non sarà facile.

 

Fossimo in Di Maio cominceremmo seriamente a interrogarci sul rapporto sempre più plateale tra le sue spacconate e il peggioramento della situazione economica che è  ormai sotto gli occhi di tutti.

I famigerati Governi Renzi e Gentiloni avevano lasciato Palazzo Chigi con una crescita del Pil dell’1 e rotti per cento, mentre il Governo Conte  – di cui Di Maio è vicepremier con il leghista Matteo Salvini – ci sta facendo riprovare la pericolosa ebbrezza della recessione. L'”assassino” (parole di Di Maio) che ha ideato il Job Acts ha lasciato in eredità all’Italia un milione di posti di lavoro, anche se solo in parte a tempo indeterminato: al contrario, il cosiddetto Decreto Dignità sta facendo sparire posti di lavoro con la velocità di un fulmine. E quello sconclusionato provvedimento che si chiama Ecotassa ha già indotto Fca a ripensare il proprio piano di investimenti in Italia perchè la mossa del Governo non solo non gioverà alla salute dei cittadini ma avrà il masochistico effetto di favorire i produttori automibilistici stranieri.

Infine, la crescita dello spread – che fino a maggio si aggirava sui 130 punti base e che ora è circa il doppio – ha fatto perdere agli italiani 85 miliardi negli ultimi sei mesi dell’anno scorso, senza contare il deprezzamento dei titoli di Borsa e senza contare la lievitazione della spesa per interessi.

Se non fossero inquietanti, le boutade di Di Maio potrebbero anche far sorridere, ma prima o poi la realtà presenta sempre il conto. E purtroppo sono gli italiani a pagarlo.

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