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Summit Ue, la proposta Monti in campo: pro e contro lo scudo anti-spread

Il premier punta a uno scudo salva-spread che difenda dalla speculazione Paesi come l’Italia e la Spagna – Reazioni contraddittorie dei tedeschi, anche se Schaeuble apre a un certo momento addirittura agli eurobond – L’appoggio di Hollande, Blair e Rehn al progetto di Monti – I dubbi del capo economista della Bce

Summit Ue, la proposta Monti in campo: pro e contro lo scudo anti-spread

Raffica di reazioni e di prese di posizione dopo l’ultimatum del premier Mario Monti e la sua proposta salvaspread: l’Italia non darà via libera alla Tobin Tax se la cooperazione “non ci sarà per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione dei titoli sovrani”. Per Monti, infatti, è necessario uno scudo che difenda dalla speculazione i Paesi che hanno fatto i loro compiti (che hanno approvato il fiscal compact e avviato riforme strutturali) per permettere loro di finanziarsi a tassi non eccessivamente gravosi. La strada per lo scudo potrebbe passare o tramite l’uso di Esm ed Efsf per acquistare direttamente i titoli di Stato o tramite la Bce. Vediamo quali sono gli schieramenti in campo in attesa dell’esito del vertice.

I SEGNALI CONTRADDITTORI DI BERLINO E LO SCETTICISMO DELLA FINLANDIA

Le prime reazioni arrivano da Berlino che rispedisce al mittente anche la questione Tobin tax: “Il gabinetto tedesco ha stabilito la possibilità di una Tobin Tax, ritenuta necessaria. Questa la posizione della Germania, non è affatto cambiata da ieri”, ha detto una fonte governativa.

Berlino ha stigmatizzato come “esagerato andare in panico per i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli” e ha ribadito che “dobbiamo imparare in Europa a sfruttare in maniera adeguata gli strumenti che abbiamo, e che sono stati ratificati. C’è un’ampia varietà di strumenti a disposizione” da usare come strumento antispread, come l’Efsf e l’Esm.

Insomma, niente cambiamenti alle regole di utilizzo di Efsf o Esm. Ma la ricetta anti spread chiede alcuni chiarimenti sul loro utilizzo. Diversi i punti sul tavolo. Per esempio dato che l’Esm è creditore privilegiato quando presta denaro agli Stati in difficoltà, bisogna chiarire che la “seniority” non scatta se l’Esm acquista titoli di Stato su primario e secondario. Oppure, conferire licenza bancaria ai due fondi che apre all’uso di repo con la Bce e l’uso della leva, altrimenti non Efsf e Esm non hanno liquidità per acquistare titoli di Stato.

Nel pomeriggio arriva però l’apertura del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: in un’intervista al Wall Street Journal tra le misure possibili cita infatti acquisti diretti dei titoli di Stato attraverso i fondi di salvataggio europei Efsf e Esm. E aggiunge: “La Germania è pronta a misure di breve termine contro la crisi”. Il ministro dice poi che la Germania è pronta a un’apertura sugli Eurobond, a patto che ci sia uno “zar” europeo del bilancio con ampi poteri a Bruxelles sulle finanze dei singoli paesi. Con parziale marcia indietro: ”Nella posizione tedesca non e’ cambiato nulla: solo alla fine di un processo verso una vera e stabile unione fiscale si potra’ parlare anche di una gestione comune del debito. Ma solo a quel punto”, ha spiegato commentando successivamente l’intervista al Wsj.

La Germania è un osso duro e, come al solito manda segnali contrastanti. Il capo dei ‘cinque saggi’ consiglieri economici indipendenti del governo tedesco, Wofgang Franz, in un’intervista al quotidiano Rheinische Post ha espresso il proprio scetticismo sulla possibilità che il fiscal compact e il meccanismo di stabilità Esm possano bastare a calmare i mercati finanziari. Per Franz solamente il fondo di riscatto, proposto in autunno proprio dai ‘cinque saggi’, potrebbe portare verso una via d’uscita dalla crisi: ”Il fondo di riscatto offre una possibilità orientata a un obiettivo preciso utile a uscire dall’attuale pasticcio ed evitare una rottura dell’unione monetaria”. Al contrario l’acquisto di bond da parte della Bce o l’introduzione di eurobond non sarebbero una strada promettente.

Scettica anche la posizione della Finlandia: “E’ difficile fare miracoli, abbiamo le nostre regole e dobbiamo rispettarle”, ha detto il premier finlandese Jyrki Katainen

BLAIR, HOLLANDE, REHN E IRLANDA PRO MONTI

Ma Monti incassa l’appoggio l’ex ministro del Regno Unito, Tony Blair. “Condivido quanto dichiarato dal presidente del Consiglio italiano Mario Monti: la Germania deve impegnarsi in questa operazione e, in cambio, gli altri Paesi devono attuare riforme necessarie. L’alternativa è perdere la moneta comune, il che avrebbe un caro prezzo”. E dal ministro irlandese delle Finanze Michael Noonan: Tenere il rendimento dei titoli italiano ”al 4% o anche sotto” è una delle questioni più importanti dell’agenda del vertice. E anche di François Hollande che si schiera a favore di Roma, probabilmente ben consapevole che la prossima a finire del mirino della speculazione, come già accaduto nei mesi passati, potrebbe essere la Francia: “Dobbiamo agire in aiuto dei paesi che ne hanno bisogno: Spagna e Italia”.

C’è poi l’appello dal commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn: al vertice europeo di oggi e domani a Bruxelles secondo lui è importante che i capi di stato e governo dell’Ue adottino misure che calmino le turbolenze dei mercati e aiutino l’Italia e la Spagna a contrastare i forti tassi d’interesse, andando verso un sistema di messa in comune del rischio.

A sparigliare le carte nelle schermaglie convulse della giornata è anche la posizione del capo economista della Bce, Peter Praet: “il piano anti spread di Monti vìola il nostra mandato, ha detto.

I DUBBI DEL CAPO ECONOMISTA DELLA BCE

LA VERSIONE TECNICO LEGALE DI PALAZZO CHIGI

Ma Monti è ben preparato a difendersi dai tecnicismi e cavilli legali e a far valere le proprie ragioni. Infatti insieme al testo del Market stabilization programme è stata preparata una nota che ne chiarisce i possibili risvolti legali, con l’obiettivo principale di sciogliere i dubbi della Germania. E questo perché il meccanismo blocca-spread proposto dall’Italia non è contrario all’indipendenza della Bce e al divieto dei trattati Ue sul finanziamento monetario degli Stati. Come scrive MF, il meccanismo prevede acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, che dovrebbe operare come agente per conto dei fondi Efsf-Esm, i quali garantiscono la banca centrale da eventuali perdite. Sarebbero comprati titoli di Paesi con i conti in regola, nell’ambito di fasce di oscillazione per i tassi e gli spread, definite sulla base dei fondamentali economici dei singoli Paesi e delle condizioni di mercato (anche con il supporto nelle operazioni di un ministro delle Finanze dell’Eurozona).

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