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Intesa-Mps: i quattro fondi decisivi, Messina parte in vantaggio. Lovaglio risponde alle critiche di Ft

BlackRock, Vanguard, Norges e Amundi possiedono oltre il 10% del capitale di entrambe le banche. E le loro decisioni saranno fondamentali nelle assemblee del 10 settembre (Intesa) e 29 ottobre (Mps)

Intesa-Mps: i quattro fondi decisivi, Messina parte in vantaggio. Lovaglio risponde alle critiche di Ft

Nella partita all’ultima offerta tra Intesa Sanpaolo e Mps a decidere sarà il fantomatico “mercato”. Le operazioni proposte, ovvero la maxi opas di Ca’de Sass su Siena e la doppia Ops del Monte su Banco Bpm e Banca Generali, dovranno passare al vaglio delle rispettive assemblee straordinarie. Quella di Intesa sull’aumento legato all’offerta è convocata per il 10 settembre, quella senese sulle due ops e sul premio da pagare in parte con la quota Generali è in programma per il 29 ottobre. In entrambi i casi ci sarà bisogno della maggioranza dei due terzi del capitale presente per approvare le delibere, il 66,7%. Percentuale tutt’altro che semplice da raggiungere soprattutto nel caso di Rocca Salimbeni, che ha Delfin come primo socio col 17,5%, seguito da gruppo Caltagirone 13,49%, mentre il Mef ha in mano una partecipazione del 4,86% che, in base a quanto annunciato martedì, al momento non ha intenzione di vendere

Decisivi, però, sia per Intesa Sanpaolo che per il Monte dei Paschi, saranno i fondi che possiedono partecipazioni importanti di entrambe le banche. Si tratta in particolare di BlackRock, Vanguard, Norges e Amundi che complessivamente mettono insieme più del 10% del capitale di entrambe le banche.

Mps e Intesa: le partecipazioni incrociate dei fondi

Il Sole 24 Ore ha fatto una mappatura indicativa di queste quote incrociate, utilizzando le comunicazioni Consob, le informazioni societarie e le rilevazioni Bloomberg, emergono in particolare quattro grosse posizioni di mercato incrociate. 

Partiamo da BlackRock. Il colosso guidato da Larry Fink gestisce quasi il 5% di Mps e il 4,9% di Intesa, dove è il terzo singolo azionista dietro Fondazione San Paolo (6,5%) e Fondazione Cariplo (5,4%). Il fondo statunitense Vanguard ha in mano il 3,1% di Rocca Salimbeni e il 4,1% di Ca’de Sass, mentre il fondo sovrano norvegese Norges ha il 3% del Monte e l’1,2% della banca guidata da Carlo Messina. Infine c’è Amundi (Crédit Agricole) che ha l’1,1% di Mps e il 2,3% di Intesa.  Complessivamente si arriva a quasi l’11% di Mps e a più del 12% di Intesa. Percentuali fondamentali per tutte le operazioni sul tavolo.

Con chi si schiereranno i fondi: Intesa in vantaggio

Solitamente, per i fondi, sono importanti le indicazioni dei proxy advisor. E nei giorni scorsi. Sia Iss che Glass Lewis hanno consigliato di votare a favore dell’aumento di capitale legato all’offerta di Intesa su Mps, mentre sulla doppia ops di Siena si esprimeranno più avanti

Come fa notare il Sole, gli azionisti in comune tra le due banche potrebbero sostenere entrambi i progetti, ma in questo caso fondamentale sarà il tempo. Se “parte prima l’offerta di Intesa e avrà successo, è scontato che Intesa non darà seguito alle ambizioni di Mps, neanche potrebbe per questioni antitrust”. Se invece dovesse partire prima l’offerta su Banco o quella su Banca Generali, verrebbe meno quella di Intesa.

Non solo, “il net present value delle sinergie prospettate dall’offerta di Intesa su Mps porta a stimare una creazione di valore superiore al 20%”, continua il quotidiano di via Monte Rosa. Infine, le dimensioni giocano comunque a favore di Intesa, perché a parità di quote – considerando che Intesa capitalizza quasi quattro volte in più (120 miliardi contro 35) di Mps – i fondi sono più esposti verso Ca’de Sass. Insomma, in tutti i casi, Intesa parte in vantaggio.

Lovaglio risponde alle critiche del Financial Times

Il ceo di Mps Luigi Lovaglio, in ogni caso, non ha alcuna intenzione di arrendersi o di lasciare qualcosa al caso. Tant’è che questa mattina ha risposto alle critiche arrivate nel weekend dal Financial Times.

“La vostra rubrica Lex Column (“Mps in Italia ritiene che tre acquisizioni siano meglio di una”, del 22 agosto) descrive erroneamente il nostro piano come un’integrazione ‘a quattro’. Non è così, precisa il banchiere. “L’operazione con Mediobanca è già in corso, con il relativo quadro di integrazione già integrato nel nostro piano industriale. Considerarla come una nuova operazione sopravvaluta in modo sostanziale sia ciò che resta da fare sia il rischio complessivo di esecuzione”.

Inoltre, scrive Lovaglio, “né Banco Bpm né Banca Generali sono imprese equivalenti, e pertanto non dovrebbero essere considerate come un’unica sfida di integrazione. Banco Bpm rappresenta una fusione convenzionale tra due banche commerciali con franchise complementari e una chiara logica industriale. Banca Generali è un’acquisizione strategica nel settore della gestione patrimoniale, con un modello operativo e una base clienti distinti”. Fondamentalmente, prosegue il manager, “il nostro progetto industriale va ben oltre le manovre difensive che Lex, con una certa sorpresa, definisce ‘bizzarre’: esso riflette una forte visione di crescita volta a servire meglio le famiglie e le imprese, nonche’ l’economia italiana nel suo complesso.

L’aggregazione darebbe vita a un gruppo finanziario italiano leader e realmente diversificato, con posizioni significative nei settori del commercial banking, del corporate e investment banking, del private banking e della gestione patrimoniale. Il mix di attività che ne risulterebbe sarebbe paragonabile ai principali modelli bancari europei”. Ciò che “colpisce di più è che Lex non applica alcuno di questi criteri di valutazione alla transazione proposta da Intesa Sanpaolo. L’offerta di Intesa comporta a sua volta rischi di integrazione, normativi, antitrust e di cessione, tra cui lo smantellamento della stessa Mps e una riduzione del livello di concorrenza nel sistema finanziario italiano, eppure questi aspetti non vengono esaminati”. Infine, “entrambi i percorsi strategici – quello di Mps e quello di Intesa – presentano una certa complessità, e un confronto equo dovrebbe tenerne conto. La visione che abbiamo proposto è chiara: un mercato bancario caratterizzato da una concorrenza autentica, costruito continuando a remunerare i nostri azionisti e a sostenere le comunità che serviamo”.

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