È partita ufficialmente l’offerta da oltre 13 miliardi di Poste Italiane su Tim, un’operazione che punta una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività e tecnologici, finanziari, assicurativi e di logistica.
Il periodo d’adesione durerà 40 giorni e si concluderà l’11 settembre, con regolamento previsto per il 18 dello stesso mese, salvo eventuali proroghe.
I dettagli dell’offerta
Poste punta a raggiungere almeno il 66,67% delle azioni di Tim, anche se il vero obiettivo è conquistare il totale controllo dell’azienda per poi procedere al delisting.
L’operazione prevede una componente in denaro pari a 1,67 euro e un’altra in 0,218 azioni Poste di nuova emissione; per un valore complessivo di 13,2 miliardi di euro. Ai prezzi di Borsa di venerdì, questo significa attribuire a ogni azione del gruppo guidato da Pietro Labriola un valore di 7,739 euro (7,847 la chiusura di Tim del 17 luglio a Piazza Affari). Tant’è che oggi le azioni Tim cedono l’1,8% a 7,705, poco sotto il prezzo d’offerta, mentre le azioni Poste sono in ribasso dell’1,15%.
Se l’opas andrà a buon fine, dalle nozze tra i due gruppi nascerà un colosso con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, un Ebit aggregato pro forma di circa 4,8 miliardi, oltre 140 mila dipendenti e sono previste sinergie da 700 milioni su base annua.
Per quanto riguarda l’azionariato, oggi Poste è al 20,1% di Tim, mentre il 29,26% del gruppo postale è in mano al Mef e il 35% a Cdp. Nel documento di offerta, si calcola che nel caso in cui Poste arrivasse al 100% di Tim, Cdp scenderebbe al 27,24% e il Mef al 22,77% del capitale del gruppo guidato da Matteo Del Fante. Con il 67% di Tim, invece, Cassa Depositi e Prestiti sarà al 30% e il ministero dell’economia al 25%.
Il giudizio degli analisti
Gli analisti di Intermonte (che hanno su Poste un giudizio Neutral con target price di 24,2 euro) ricordano che sabato il board di Tim ha valutato positivamente il razionale industriale, le prospettive dell’operazione e la coerenza con il percorso già avviato dalla stessa società Tim, proseguono i broker, “ha inoltre confermato che non aggiornerà il piano industriale prima del completamento dell’offerta: il 29 luglio saranno pubblicati solo i risultati II trimestre/I semestre 2026, con conference call il 30 luglio”. E, sempre secondo i broker, proprio “il giudizio favorevole del Cda di Tim rafforza la credibilità dell’offerta e dovrebbe supportare il percorso di adesione, senza modificare i termini economici dell’operazione. Il focus resta ora sul livello finale di adesione, elemento chiave per massimizzare controllo, delisting e integrazione industriale di Tim nella piattaforma Poste”.
Sulla stessa linea d’onda Banca Akros. “Il sostegno del consiglio di amministrazione era ampiamente atteso e rafforza le probabilità di successo dell’offerta. Confermiamo pertanto la nostra raccomandazione” accumulate “e il nostro prezzo obiettivo sul titolo” pari a 8,60 euro scrivono gli esperti.
Il ceo di Tim Labriola scrive ai dipendenti
La bontà dell’offerta è stata evidenziata oggi dal numero uno di Tim, Pietro Labriola, in una lettera ai dipendenti della società di tlc. L’opas di Poste Italiane su Tim, ha scritto, “non è soltanto un’operazione finanziaria ma un progetto industriale di lungo periodo”.
Nella missiva, il manager ha ripercorso i passaggi precedenti all’avvio: “Gli ultimi giorni hanno segnato un passaggio importante nel percorso che riguarda l’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane su Tim. Il 18 luglio il consiglio di amministrazione ha approvato all’unanimità il comunicato di Tim, ritenendo congruo il corrispettivo dell’offerta dal punto di vista finanziario e valutando positivamente il razionale e le prospettive industriali dell’operazione, in coerenza con il percorso di trasformazione intrapreso dal nostro gruppo”.
“Se gli azionisti aderiranno all’offerta, l’operazione potrà concludersi entro la fine dell’anno“, aggiunge Labriola secondo il quale, avere Poste Italiane, “come principale azionista industriale significa poter contare su un partner con cui condividere una visione di sviluppo, rafforzare la nostra capacità di investimento, accelerare l’innovazione e creare nuove opportunita’ di crescita”.
“Le competenze, gli asset e la presenza sul territorio delle nostre due aziende sono complementari e rappresentano una base solida per sviluppare nuovi servizi e generare valore nel tempo”, ha affermato l’amministratore delegato di Tim. “Tutto questo – ha continuato – è possibile perché negli ultimi quattro anni abbiamo riportato Tim su un percorso di credibilità, trasformazione e risultati. Le decisioni coraggiose che abbiamo preso insieme ci consentono oggi di affrontare questa nuova fase da una posizione completamente diversa rispetto al passato. Ci attendono ancora alcuni passaggi importanti e continueremo a seguirli con la massima attenzione. Nel frattempo, la cosa più importante è continuare a fare quello che abbiamo dimostrato di saper fare: eseguire il nostro piano, lavorare insieme e mantenere il focus sui clienti e sui risultati”.
Del Fante: “Preserveremo i negozi e il marchio Tim”
Anche il ceo di Poste Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco hanno scritto ai dipendenti spiegando che l’importanza dell’operazione “non risiede soltanto nelle sue dimensioni, ma soprattutto nella visione che la ispira”.
Intervistato da Radio 24 nella trasmissione “Focus economia”, Del Fante ha rassicurato: “Vogliamo preservare il nome di Tim, la base di clienti di Tim, l’avviamento e tutta la storia di quella che è stata forse la più grande azienda italiana. Negli uffici postali ci saranno dei punti di Tim dedicati e i dipendenti di Poste si occuperanno anche dei servizi e dei prodotti di Tim”. Quanto ai negozi Tim, ha aggiunto, “continueranno per lo più la propria attività, si integreranno nella nostra rete”.
“Integreremo Poste Mobile dentro Tim, i nostri 5 milioni di clienti di Poste Mobile non avranno nessuna soluzione di continuità, Gia’ oggi Poste Mobile usa la rete roaming di Tim, non ci sara’ nessun cambiamento”, ha poi chiarito il manager. Parlando dell’opas partita lunedì, Del Fante ha spiegato che l’offerta “chiude l’11 settembre, attualmente il cda di Poste ha dichiarato che oltre la soglia del 66,67% siamo obbligati ad andare avanti. Se si dovesse raggiungere un livello inferiore a tale soglia si dovrà pronunciare il consiglio” sulla decisione se andare avanti o meno nell’operazione. “Al momento – ha precisato z- è prematuro, non abbiamo ancora deciso se andare avanti o no”. Teoricamente, nel prospetto dell’opas pubblicato ieri viene indicata l’ipotesi della rinunciabilità della soglia. Ipotesi sulla quale, come ha chiarito Del Fante, si dovrà esprimere il cda.
(Ultimo aggiornamento: ore 7.48 di martedì 21 luglio).
